×

Tassare le bibite: cosa fare coi soldi ottenuti?


Uno studio basato su modelli matematici condotto da un team della Technische Universität di Monaco di Baviera (TUM) e del Department of Public Health, Policy & Systems, University of Liverpool ha dimostrato che una tassa sulle bibite in Germania avrebbe effetti positivi significativi: meno costi per l’economia nazionale e meno spesa per l’assistenza sanitaria. C’è tuttavia una differenza tra le imposte che mirano a ridurre il consumo di bibite e quelle che mirano a modificare la formulazione dei prodotti.

Ne abbiamo già parlato sottolineando quanto siano amare certe aranciate: bere bibite aumenta il rischio di obesità e di diventare diabetici. Della tassazione delle bevande zuccherate si parla da anni e diversi Paesi hanno quindi introdotto tasse sulle bevande analcoliche, con diverse modalità e di entità diversa: tra le altre, l’esperienza del Messico è molto significativa. Al termine dell’analisi compiuta in uno studio pubblicato nel 2016 sul British Medical Journal, il volume medio di bevande tassate acquistate mensilmente in Messico è stato inferiore del 6% rispetto agli acquisti previsti in assenza di imposta. Successivamente, la riduzione del consumo è diventata più rapida, raggiungendo un calo del 12% a dicembre 2014. La riduzione è stata maggiore tra le famiglie di condizione socioeconomica più bassa, con una media del meno 9,1%, arrivando a meno 17,4% a dicembre 2014. Al tempo stesso, gli acquisti di bevande non tassate sono aumentati del 4% rispetto a quelle di bibite tassate e ne ha beneficiato soprattutto il consumo di acqua in bottiglia. Negli Stati Uniti, diverse città applicano tasse del genere. Philadelphia è la più grande città di quella nazione tra quelle che hanno varato questa imposta applicandola sia alle bevande zuccherate che a quelle non zuccherate, cioè anche che a quelle dietetiche. I risultati ottenuti a Philadelphia sono positivi, come spiega uno studio pubblicato in un’importante rivista statunitense e riassunto nel video seguente.

Torniamo alla Germania, dove l’industria delle bevande si è impegnata volontariamente a ridurre il contenuto di zucchero delle bibite dal 2018. Come detto in apertura, un team guidato da Michael Laxy e da Chris Kypridemos dell’University of Liverpool ha immaginato quali possano essere gli effetti dell’introduzione di una tassa in Germania. Lo studio è pubblicato su PLOS Medicine. “Eravamo interessati alle conseguenze sia a breve sia a lungo termine. Pertanto, abbiamo simulato gli effetti delle più comuni strategie di tassazione internazionale per un periodo di tempo compreso tra il 2023 e il 2043”, spiega Michael Laxy. Le tasse sulle bibite esistenti possono essere classificate in due gruppi. Nel Regno Unito, ad esempio, le aziende devono pagare imposte differenti in base alla quantità dello zucchero contenuto nelle diverse bibite. In Messico, invece, l’imposta viene applicata a tutte le bevande analcoliche, indipendentemente dal loro contenuto di zucchero. I risultati degli studi internazionali mostrano che nel primo caso si determina una riduzione della domanda di bevande analcoliche, mentre nel secondo si induce anche a un cambiamento della composizione delle bevande, con una riduzione dello zucchero in esse contenuto. Secondo la simulazione fatta dai ricercatori, un sovrapprezzo forfettario del 20% sui prezzi delle bevande analcoliche ridurrebbe il consumo giornaliero di zucchero di un grammo a persona. Considerando solo gli uomini di età compresa tra i 30 e i 49 anni, la quantità sarebbe addirittura di quasi tre grammi. L’impatto di una riduzione del 30% dello zucchero nelle formule delle bevande, come è stato osservato nel Regno Unito dopo l’introduzione di un’imposta graduale, avrebbe effetti ancora più pronunciati. Una riduzione dello zucchero nelle bevande ridurrebbe il consumo giornaliero pro capite in Germania di 2,3 grammi, o di 6,1 grammi per gli uomini tra i 30 e i 49 anni.

C’è da chiedersi il perché lo studio abbia considerato gli effetti solo su una popolazione adulta. Le persone al di sotto dei 30 anni non sono state incluse nelle simulazioni poiché la maggior parte delle malattie oggetto dell’analisi si manifestano prevalentemente nella seconda metà della vita. “Tuttavia, sappiamo da studi nazionali e internazionali che il consumo di bibite è più elevato tra gli adolescenti” ha confermato Karl Emmert-Fees, che figura come uno dei due “principal investigator”. “Di conseguenza, la riduzione media del consumo di zucchero sarebbe più pronunciata e gli effetti positivi sulla salute ancora più elevati se includessimo i più giovani”.

Ci si ammalerebbe di meno
“Una riduzione del consumo di zucchero di pochi grammi al giorno può sembrare poco, visto che il consumo statistico giornaliero di zucchero in Germania è di circa 95 grammi pro capite. L’Organizzazione mondiale della sanità e la Società tedesca di nutrizione (DGE) raccomandano che un massimo del dieci per cento del fabbisogno energetico sia coperto dallo zucchero, il che corrisponde a circa 50 grammi al giorno per persona”, ha spiegato Michael Laxy. “Tuttavia, dobbiamo tenere presente che il consumo di bevande analcoliche varia notevolmente nella popolazione generale. Alcune persone le bevono in grandi quantità, mentre altre non le bevono mai. La riduzione del consumo di zucchero sarebbe di conseguenza maggiore per le persone che consumano grandi quantità di bibite”, con i seguenti benefici ancora più marcati in termini di salute. Adottando uno dei due modelli di tassazione si registrerebbe una riduzione significativa dei casi di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. “Le cifre relative al diabete di tipo 2 sono particolarmente impressionanti”, ha spiegato Emmert-Fees. “Secondo i nostri modelli, nei prossimi 20 anni la tassazione ritarderebbe la malattia o addirittura la comparsa della patologia in ben 244.100 persone”. Questo significherebbe anche minori bisogni assistenziali, si ridurrebbero anche i costi derivanti da assenze per malattia o inabilità al lavoro con un risparmio a livello nazionale di circa 16 miliardi di euro per il periodo preso in considerazione dalla simulazione nel caso di una tassa differenziata. Un’imposta forfettaria del 20% porterebbe comunque a un risparmio totale di circa 9,5 miliardi di euro.

Cosa si consuma al posto delle bibite?
Una risposta viene dagli studi svolti a Philadelphia: sembra che i consumatori non sostituiscano le bevande zuccherate con alimenti dolci come biscotti o altri dessert. Inoltre, non aumentano in modo sostanziale gli acquisti di bevande come il latte, l’acqua o i “veri” succhi di frutta senza aggiunta di zucchero. Invece, cresce l’acquisto dei concentrati per bevande, quelle polveri o sciroppi che il consumatore scioglie o diluisce nell’acqua. Quindi? La risposta non è complicata: inutile tassare le bevande zuccherate se l’imposta non grava anche sui prodotti che permettono di farsi una bibita a casa. Altra bella domanda è come si usano i ricavi dalle imposte sulle bibite. L’amministrazione di Philadelphia si è impegnata a destinare gran parte delle entrate al finanziamento della scuola materna aperta a tutti e questa decisione ha avuto un impatto forte sulla popolarità dell’amministrazione stessa. In effetti, gran parte del gettito è stato destinato alla promozione dello sviluppo della prima infanzia: circa 51 milioni di dollari nell’anno fiscale 2021. Altri stanziamenti hanno riguardato progetti di infrastrutture utili alla comunità come il miglioramento dei parchi e dei centri ricreativi, programmi di sviluppo economico come la formazione professionale e circa 2 milioni di dollari sono stati destinati a programmi volti a migliorare l’accesso a cibi sani, ad esempio attraverso il programma Meals on Wheels e le banche alimentari.

Sono scelte importanti, come spiega Mihaela Ionescu, co-coordinatrice della campagna europea per l’Early Child Development, First Years, First Priority presentando il libro di Giorgio Tamburlini I bambini in testa: “Le diseguaglianze crescono in molti Paesi europei tra territori e gruppi sociali. Le politiche nazionali devono affrontare le sfide delle crescenti diseguaglianze, il che richiede di iniziare […] proprio con politiche e programmi che si rivolgono ai primi anni di vita. I bambini dovrebbero avere tutti gli stessi diritti ma non hanno eguale accesso, oppure non sono messi in grado di trarre eguale beneficio dai servizi. La stessa cosa vale per le loro famiglie. Tra le misure da prendere per contrastare le diseguaglianze e promuovere equità vi è quella di mappare bisogni e risorse dei diversi territori, redistribuire le risorse e adattare i programmi in base a priorità e bisogni specifici, aumentare gli investimenti verso le comunità che richiedono maggiore supporto, e mobilizzare le risorse locali pubbliche e private, materiali e immateriali”.