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Salute e cambiamento climatico tra storie, dati, sogni, realtà


Partiamo con un doppio paradosso: la COP28 dell’Onu si terrà quest’anno a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, un Paese che è tra i maggiori produttori al mondo di petrolio e tra i principali esportatori, tra i pochi che puntano a incrementare notevolmente la propria produzione nel prossimo decennio. Non solo: Sultan Al Jaber, amministratore delegato della compagnia petrolifera statale, la Abu Dhabi National Oil Company, presiederà questa edizione del vertice Onu sul clima. Viene da chiedersi se questa non sia l’utopia a cui tendere, una mossa per rendere questi Paesi protagonisti con l’obiettivo di responsabilizzarli verso il cambiamento necessario ora.

Da questa COP28 ci si aspetta un resoconto dell’impatto delle azioni per il clima, il cosiddetto “Global Stocktake” (GST), un primo bilancio globale dei progressi fatti verso i target fissati con l’accordo di Parigi nel 2015: un’azione collettiva globale per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali entro il 2100 e per adattarsi agli effetti già esistenti del cambiamento climatico. Sulla carta e nelle dichiarazioni, ci saranno interdisciplinarietà e policy concrete per ridurre drasticamente le emissioni, ma non solo: spazio ai temi della salute e della sicurezza oltre che all’allarme sull’aumento delle temperature medie.

Un primo bilancio

A livello globale l’estate 2023 è stata la più calda di sempre. L’ultimo semestre, secondo i dati di Copernicus, è il periodo più caldo mai documentato e più in generale il 2023 è candidato a diventare l’anno con le temperature più elevate mai registrate, superando il precedente record del 2016. I dati del rapporto dell’IPCC indicano un aumento del riscaldamento globale causato dall’attività umana e dall’effetto serra. Le emissioni di gas serra, principalmente legate ai combustibili fossili, sono le principali responsabili del cambiamento climatico. Ogni anno a causa della crisi climatica si verificano con più frequenza, maggiore intensità e una consolidata continuità nel tempo ondate di calore, incendi, inondazioni e siccità in varie località d’Europa. Anche l’Italia è una ‘zona calda’ quando parliamo di cambiamento climatico, un’area vulnerabile dove gli eventi saranno maggiori e peggiori per la vulnerabilità del territorio e per le caratteristiche della popolazione molto anziana.

“Le ultime stime che abbiamo dicono che circa il 3% della mortalità totale è attribuibile agli incrementi di temperatura”

Cambiamento climatico e salute: a pagarne il prezzo è sempre l’essere umano: a sottolinearlo è stata la settima edizione del “Report of the Lancet Countdown on health and climate change” pubblicata da Lancet lo scorso anno che mette a fuoco senza mezzi termini la drammatica relazione – a livello globale e regionale per singolo continente – tra salute e cambiamento climatico. Attraverso 43 indicatori gli autori ci aiutano a leggere la relazione tra cambiamenti climatici e salute umana e sottolineano come gli impatti sulla salute dei cambiamenti climatici continuano a peggiorare e sono avvertiti in tutti i continenti, sebbene stiano avendo un impatto sproporzionato e disuguale sulle diverse popolazioni. Questi impatti continueranno a peggiorare a meno che la risposta internazionale per limitare i cambiamenti climatici non sia immediata. Gli effetti diretti e indiretti dei cambiamenti climatici sulla salute umana sono ben documentati e la maggior parte delle revisioni suggerisce che i cambiamenti climatici sono associati a un peggioramento della salute umana: le evidenze mostrano l’incremento di malattie infettive, della mortalità e morbilità dovute al caldo e di problemi respiratori, cardiovascolari e neurologici. Più in generale, peggiora la denutrizione dovuta all’insicurezza alimentare e gli esiti negativi sulla salute derivanti dall’aumento delle tensioni e dei conflitti sociopolitici. Peggiorano il benessere e la salute mentale.

“Noi abbiamo ormai moltissime evidenze dell’impatto che le temperature estreme hanno sulla salute della popolazione in termini di incremento della mortalità giornaliera”, sottolinea Paola Michelozzi, del Dipartimento Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio – ASL Roma 1. “Le ultime stime che abbiamo dicono che circa il 3% della mortalità totale è attribuibile agli incrementi di temperatura”. Questo significa che solo in Italia più di 14.000 decessi sono attribuibili ogni anno a questo fattore di rischio ambientale. I dati sugli impatti delle temperature estreme mostrano un aumento della mortalità a breve termine per diverse cause, tra cui cardiovascolari, respiratorie, neurologiche, mentali e metaboliche. Gli effetti dei fattori di rischio ambientali sulla salute non riguardano solo l’aumento della temperatura, ma anche l’inquinamento atmosferico. “Seguendo le nuove linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità per esempio al PM2.5 è attribuibile un incremento della mortalità superiore al 10% […] una frazione enorme se si pensa all’impatto sulla salute e a un effetto così grave come quello della mortalità”, continua Michelozzi.


Paola Michelozzi, del Dipartimento Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio – ASL Roma 1, sugli effetti del cambiamento climatico sulla salute
Le deviazioni diventano norma

Il clima diventa un tema importante quando le deviazioni che caratterizzano gli eventi metereologici diventano sistematiche. Lo spiega con rigore sul quotidiano il Manifesto Andrea Capocci, proprio nei terribili giorni dell’alluvione in Emilia-Romagna. “Visto dall’Emilia-Romagna inondata, l’allarme per il riscaldamento globale causato dai gas serra può apparire esagerato. Invece, chi studia il clima non si sorprende che il meteo passi così rapidamente dai fiumi in secca all’alluvione”, spiega Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio di Modellistica climatica e impatti dell’Enea, interpellato da Capocci. “Il meteo cambia ogni giorno, il clima si studia su un orizzonte temporale di decenni e sono due cose diverse”. In quella manciata di giorni sono caduti 200 millimetri di pioggia contro una media del mese di maggio, data dalle serie storiche, che è di 80 millimetri in totale. Una deviazione dalla norma ma sistematica: un evento simile si era già verificato all’inizio di maggio, a dirci che il clima sta cambiando e dovremmo preoccuparci. L’impatto del cambiamento climatico sul pianeta e sulla salute è già stato irrevocabilmente calcolato. Eppure nonostante l’abbondanza di esperienze e dati, niente sembra creare preoccupazione, discussione e dibattito e proposte di azione al di fuori del mondo scientifico. Nulla sembra influenzare la società né incidere sulle decisioni politiche. C’è ancora chi nega l’emergenza climatica e il fatto che sia causata dall’attività umana: è il tempo di costruire consapevolezza sulle conseguenze che le nostre azioni avranno sulla nostra salute, vita, ambiente e società. Dobbiamo agire ora per minimizzarne il danno.

C’è una buona notizia: siamo noi i responsabili della crisi climatica in atto

Il fatto che le attività dell’uomo siano la causa dei cambiamenti climatici in atto è tutto sommato una buona notizia; abbiamo a che fare con fattori modificabili: ammettere che il cambiamento climatico sia dovuto alle azioni dell’uomo significa riconoscere che c’è un orizzonte in cui agire, possiamo intervenire sulle cause e limitare i danni. A sottolinearlo è anche Antonello Pasini dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr nella cornice dell’incontro Clima, news e fake news. Orientarsi nella crisi climatica tra scienza e informazione, organizzato il 15 novembre dal Centro Euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) e Wwf a Roma. La notizia meno buona è che proprio quando gli impatti del clima sembrano farsi più gravi la narrazione sul clima è più inquinata dalle fake news che minano la capacità di comprensione sulla rilevanza della crisi climatica nella sfera pubblica e nelle nostre vite.

“Il meteo cambia ogni giorno, il clima si studia su un orizzonte temporale di decenni e sono due cose diverse”

E proprio quando i danni del cambiamento climatico manifestano la loro urgenza le notizie false, che ne sminuiscono la portata e la gravità, tornano a circolare sui media. È quanto emerge da una recente analisi di Italian digital media observatory (Idmo): nel maggio 2023, ad esempio, con le false storie sull’alluvione dell’Emilia-Romagna, la disinformazione sul clima è quasi il triplo del mese precedente. La cosa positiva è che si può ancora fare molto, che il riscaldamento può essere contenuto e che, nel contenerlo, possiamo salvare vite, salute e denaro. Eppure, sempre secondo il rapporto dell’Idmo, spesso nel parlare delle azioni necessarie a contrastare l’emergenza climatica il disincentivo usato nella narrazione è proprio quello degli ingenti costi che avrebbero gli interventi di adattamento e mitigazione. La verità è che il cambiamento climatico ha un impatto significativo sulla nostra vita oggi, lo ha sull’amministrazione delle città e sulla politica, sulla nostra salute. Gli effetti della crisi climatica non sono più solo un problema con cui avranno a che fare poi le generazioni future. Questo rende cruciale il ruolo di chi fa informazione, essenziale per comprendere e far comprendere l’influenza di tali cambiamenti su società, salute, economia e ambiente e per creare consapevolezza, partecipazione, azione.

C’è un antidoto per la disinformazione?

“La disinformazione provoca una serie di effetti negativi sulla percezione delle persone, ma ci sono strumenti che ci fanno smascherare le bugie e contribuiscono a un’opinione pubblica più informata”, a dirlo è John Cook, in occasione dell’incontro Clima, news e fake news. John Cook è uno psicologo del Melbourne Centre for Behaviour Change, fondatore di Skeptical Science. Raccontare i fatti, anche utilizzando tecniche di fact-checking, è molto importante, ha spiegato Cook, ma c’è qualcosa in più che è utile a vaccinarsi contro le fake news: gioco e ironia applicati al pensiero critico sono strumenti potentissimi per riconoscere e smontare le tecniche retoriche. “Le persone comprendono meglio e di più se sono coinvolte nel pensiero critico. Una delle tecniche più efficaci è quella di coinvolgere le persone attivamente, con applicazioni per smartphone, con giochi, e renderle protagoniste di tutte quelle attività che sono necessarie per smascherare il negazionismo” (qui trovate un esempio).

“Le persone comprendono meglio e di più se sono coinvolte nel pensiero critico”

Abbiamo una responsabilità nel modo in cui gestiamo la narrazione sui cambiamenti climatici sia quando la produciamo sia quando ne fruiamo. Nel raccontare la crisi climatica John Cook spiega come il fact-checking sia necessario ma non sufficiente: è importante parlare di fatti, individuare le informazioni che inquinano la conversazione, essere capaci di sfatare i miti su cui poggia la disinformazione, mostrandone la fallacia, non indugiare su questo e tornare ai fatti (Per chi fosse curioso date un’occhiata al The Debunking Handbook 2020).

Gli effetti del cambiamento climatico sono qui e ora. Le scelte che facciamo ogni giorno possono influenzare il mondo per decenni e persino secoli a venire, ma possono farlo anche in positivo: ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici e fare scelte che contribuiscono a ridurre le emissioni di gas serra sono azioni positive per l’ambiente, ma lo sono anche per la salute delle persone e della comunità, per l’equità, la giustizia ambientale, la qualità della vita e il nostro futuro comune. “Le soluzioni alla crisi climatica si costruiscono anche e soprattutto con il coinvolgimento attivo della cittadinanza”, ha spiegato Paola Mercogliano, climatologa del Cmcc che coordina il progetto di ricerca AGORA. “Per costruire società resilienti agli impatti dei cambiamenti climatici bisogna individuare delle azioni che sono efficaci se progettate e realizzate bene a livello locale. Con AGORA stiamo realizzando in tutta Europa una serie di iniziative che chiamano le comunità a essere consapevoli non solo della giusta informazione sul clima, ma anche di come utilizzare la conoscenza prodotta dalla ricerca scientifica affinché si traduca in proposte concrete per proteggersi dagli impatti negativi della crisi climatica e trasformarla in un’opportunità di sviluppo sostenibile. Per costruire buone pratiche dobbiamo creare consapevolezza”: serve prima un lavoro di alfabetizzazione sui temi della scienza e insieme alla capacità di mettere in guardia sulla disinformazione. Solo poi possiamo dare alle comunità strumenti per favorire azioni che sono necessarie ora, ma anche prendere dalle comunità: chi si interessa da sempre dei temi ambientali è un interlocutore per costruire soluzioni efficaci. La stessa comunità scientifica deve potenziare la ricerca coinvolgendo attivamente i cittadini, per arricchire le conoscenze che guideranno la politica verso scelte sostenibili.

“Gli istogrammi da soli non portano la gente in piazza. Servono storie, orizzonti a cui tendere e servono sogni”

I dati e i metodi della scienza devono essere nella cassetta degli attrezzi di chi scrive e di chi legge di crisi climatica, per capire e costruire azioni per un cambiamento che serve qui e ora. Ma come sottolinea Riccardo Luna, direttore di Green&Blue: “Gli istogrammi da soli non portano la gente in piazza, servono cornici efficaci in cui calare questi dati, servono storie, orizzonti a cui tendere e servono sogni”. La verità è che la realtà è complessa e ha bisogno di chiavi di lettura complesse e, anche per parlare di cambiamento climatico, dobbiamo tornare a confrontarci con questa complessità. Per parlare di crisi climatica dovremmo cercare una narrativa che racconti storie, ma parta dai fatti, poi sfati i miti della disinformazione e ne mostri le fallacie, ma torni sui fatti mostrando altri nessi causali, impatti. Ci serve una narrativa lontana dalla cronaca, che entri nel merito delle cause e delle soluzioni. I fatti, i miti, le storie e i dati possono aiutarci a vederne gli effetti, ma servono strumenti per analizzare, interpretare, capire la crisi climatica. Dobbiamo affinare la nostra capacità di immaginarla in modo diverso per contribuire a migliorarla con azioni concrete.