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Mukbang watching: tutto quello che c’è da sapere


Negli ultimi tempi, il cibo sembra essere diventato un argomento centrale in tutti i mezzi di comunicazione. In tutti i giornali è riservata una parte dedicata all’alimentazione, che si tratti di una ricetta, una recensione di un ristorante, una dieta dimagrante o depurativa. In televisione esistono canali totalmente dedicati alla cucina, ma anche su molti canali generalisti spopolano programmi legati al tema. In internet ormai possiamo trovare tutto e sui social il discorso è ancora più ampio. Il fenomeno che ne deriva è la nascita di nuove forme di convivialità virtuale, in cui si tende a condividere il cibo preparato o che si sta per mangiare o che si è mangiato nella giornata, con il pubblico dei social attraverso immagini o video.

Tra queste, degno di attenzione è il mukbang watching, dal coreano mokta (mangiare) e bangsong (trasmettere), che consiste in una trasmissione audiovisiva, prevalentemente presente online su piattaforme social, in cui una persona mangia mentre interagisce con il proprio pubblico tramite una chat. Tale fenomeno è nato in Corea del Sud dal 2010, riscontrando da subito un grande successo, e si è diffuso nei Paesi occidentali dal 2015. Solitamente, durante una trasmissione si consuma cibo in grande quantità, sicuramente maggiore rispetto a un normale pasto.
Per comprendere questo fenomeno bisogna partire dal contesto in cui è nato e si è diffuso, ovvero la Corea del Sud, dove la convivialità riveste un ruolo molto importante a livello culturale e sociale. Con lo stile di vita sempre più frenetico e l’impoverimento delle reti sociali, sempre più persone di varie fasce d’età si sono ritrovate a essere più isolate e il fenomeno del mukbang ha permesso loro di ricorrere a una forma di convivialità alternativa e poter essere emotivamente connesse con altre persone. Chiave del successo del mukbang, infatti, è proprio il legame che si crea tra il mukbanger (ovvero l’autore del video) e il suo pubblico, che può interagire con lui durante tutta la trasmissione. I mukbanger più famosi lavorano molto sul creare empatia con il pubblico, utilizzando varie strategie, ad esempio attraverso scenografie o vestiti, per evocare ricordi o emozioni. La connessione che si crea tra il mukbanger e il pubblico può essere reciproca: uno studio ha indagato le storie di tre donne mukbanger di diversa provenienza ed è emerso che avevano intrapreso questa attività per contrastare la solitudine e l’isolamento sociale. Un bravo mukbanger deve essere in grado di coinvolgere il suo pubblico, tanto che gli spettatori riferiscono di sentirsi come se stessero fisicamente mangiando con qualcuno, come se la condivisione del cibo riuscisse a superare la distanza fisica. Non è un caso che le persone tendano a collegarsi alle piattaforme proprio all’orario dei pasti, come se ci fosse un vero e proprio appuntamento con il mukbanger e la comunità che lo segue, simulando una compagnia di amici o addirittura una famiglia.

Non solo immagini, ma anche suono
Il mukbang si è affinato nel tempo e ogni mukbanger cerca una sua particolarità: la scelta del cibo non è casuale, può seguire un tema, un colore, ricette particolari, consistenze particolari, alimenti tradizionali e così via. Questi video, tuttavia, presentano un altro aspetto importante. Oltre alle immagini, c’è una grandissima attenzione al suono, registrato con particolare meticolosità a partire dall’apertura delle confezioni di cibo, alla preparazione, alla cucina, fino alla masticazione e alla deglutizione. La specificità riguarda queste ultime due azioni: la masticazione e la deglutizione hanno un suono diverso se vissute in prima persona o se ascoltate mentre mangia un’altra persona. Guardando un video mukbang possiamo invece sentire esattamente quello che sente dentro di sé il mukbanger, che sta effettivamente mangiando e bevendo. Dagli studi emerge che buona parte della gratificazione provata dagli spettatori sia legata soprattutto ai suoni, poiché unendo alla vista anche l’udito, le persone si sentono più coinvolte. Il pubblico trae piacere nell’ascoltare tali suoni, perché essi forniscono un’esperienza di Risposta meridiana sensoriale autonoma (Asmr) con sensazioni di formicolio lungo tutto il corpo e un senso di felicità e sollievo. Ormai l’Asmr è molto conosciuto (in vari ambiti, non solo legato al cibo) per cui non è raro trovare dei video “mukbang Asmr”: in alcuni casi gli spettatori sono più interessati ai suoni prodotti dall’atto di mangiare che al consumo stesso del cibo e utilizzano la visione e l’ascolto di questi video per rilassarsi e provare sensazione di piacere. Ma non solo. L’alto grado di sintonizzazione che si crea tra chi mangia e chi assiste al video genera uno dei fenomeni che rende molto controversa l’utilizzazione dei video mukbang: “mangiare per procura”, ovvero soddisfare il desiderio di cibo guardando e ascoltando un’altra persona mangiare. Più studi hanno confermato che questi video sono molto seguiti da persone a dieta, che soddisfano così la loro voglia di mangiare determinati alimenti “vietati” tramite stimoli visivi e uditivi. Alcuni spettatori sostengono di sentirsi come se stessero mangiando loro stessi e, attraverso la descrizione del gusto del cibo che sta mangiando che il mukbanger fa, affermano di percepire addirittura il sapore del cibo stesso e la sensazione di sazietà. Guardando uno di questi video ci si rende conto che il mukbanger compie un’esperienza che poco ha a che fare con un pasto normale: le quantità sono estremamente eccessive (famoso il caso di un mukbanger che è arrivato a 10.000 kcal in una sola trasmissione) e vengono consumate in circa 15 minuti. Quella che si potrebbe definire un’“abbuffata volontaria”. Quindi, ci si può “abbuffare per procura” senza avere paura delle conseguenze sul corpo, avvertendo la sensazione di aver vissuto un’esperienza che non si compirebbe mai nella vita reale.

Una moda pericolosa?
La maggior parte dei più famosi mukbanger sono giovani, ben curati e assolutamente magri. Guardarli mangiare quelle enormi quantità di cibo crea una sorta di paradosso, tanto che si sottolinea quanto questi video possano produrre una percezione distorta sulle conseguenze fisiche derivanti dall’iperalimentazione: sia sul peso corporeo, ma anche e soprattutto sulla salute. In realtà, naturalmente, ogni mukbanger possiede il suo metodo per rimanere in salute e tenere sotto controllo il peso corporeo, ma questo aspetto non è condiviso con il pubblico, e ciò non esclude il fatto che possano correre rischi durante e dopo aver girato un video. Esistono anche mukbanger che invece spettacolarizzano il sovrappeso derivante dalla loro attività, correndo non pochi rischi per la loro salute. Infine, un’ulteriore preoccupazione generata da tale fenomeno è che da esso sono scaturite vere e proprie challenge tra giovani, che ispirandosi a questi video si sfidano a mangiare quantità di cibo spropositate. Due importanti esperti di salute, Uxshely Chotai, fondatore della Food Psychology Clinic nel Regno Unito, e Naveed Sattar, professore di medicina metabolica all’Università di Glasgow, hanno analizzato il fenomeno e hanno fatto emergere quanto il mukbang possa promuove l’idea che abbuffarsi di cibo sia qualcosa di cui essere orgogliosi, sminuendo la pericolosità di tali comportamenti. Con il mondo dei disturbi alimentari, il fenomeno del mukbang watching condivide molti aspetti e quindi attrae e viene utilizzato da chi ne soffre. Innanzitutto, vi è un utilizzo disfunzionale del cibo: anche se vengono esaltate le proprietà del cibo che si sta consumando, il fatto che sia così spettacolarizzato, che le porzioni siano assolutamente anomale e che la scena sia surreale, fa sì che il cibo perda le sue connotazioni naturali e fisiologiche e sia reso solo un oggetto di scena. Inoltre, il “mangiare per procura” o “mangiare vicariato” è un concetto ben conosciuto da chi lavora nel campo dei disturbi alimentari: non è raro che persone che soffrono di questi disturbi tendano a soddisfare il desiderio di cibo vedendo mangiare altre persone, molto spesso i familiari, cucinando tutto ciò che per loro è vietato dal disturbo, oppure guardando compulsivamente programmi o profili social di cucina. Il mukbang watching in questo senso è molto pericoloso, perché può essere avidamente “consumato” ogni qualvolta si desideri, senza dover coinvolgere altre persone (che potrebbero opporsi), e quindi anche di nascosto. Al contrario, sminuendo il comportamento dell’abbuffata, può predisporre ad alimentazione disordinata, iperalimentazione, fino a vere e proprie perdite di controllo. Il mukbang watching, se inizialmente nato come soluzione alla solitudine e come tentativo di creare una comunità virtuale, porta con sé quindi una serie di rischi, rimanendo un fenomeno ancora poco conosciuto e molto controverso.

Questo articolo è tratto dal libro “Social Fame. Adolescenza, social media e disturbi alimentari” a cura di Laura Dalla Ragione e Raffaela Vanzetta. Il libro, edito dal Pensiero Scientifico Editore, è uscito a marzo del 2023.