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Lisa Punch, una “Miss” in campo per prevenire il suicidio


Stando ai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), ogni quaranta secondi una persona nel mondo si toglie la vita; in totale ogni anno circa 800.000 persone si uccidono. Il suicidio è stato nel 2015 la seconda causa di morte nella fascia di età tra i 15 e i 19 anni. Il 78 per cento dei suicidi avviene nei paesi a basso e medio reddito.

Prevenire il suicidio è un imperativo globale che non possiamo ignorare, ricorda l’Oms di fronte ai dati. È fondamentale ricordare che per ogni persona che si uccide ce ne sono molte altre che tentano di farlo e per le quali basterebbe sentirsi riconosciute, potersi rispecchiare, trovare ascolto. Un precedente tentativo di suicidio è il fattore di rischio più importante per il suicidio in generale. I numeri parlano chiaro: si stima che per ogni adulto che si toglie la vita ce ne sarebbero altri venti che tentano di farlo ed è a questi venti che parla Lisa Punch, reginetta di bellezza, impegnata in prima linea contro il suicidio nel suo paese di origine, la Guyana.

Se il paese con il minor tasso di suicidi al mondo sembra essere l’Arabia Saudita, la Guyana, un paese in via di sviluppo dell’America Latina con una popolazione di 750.000 persone, si trova ad affrontare un tasso di suicidi tra i più alti del mondo. Tra il 2010 e il 2012, ha contato 667 tentativi di suicidio, con una media di 200 morti all’anno, molte sono donne. A voler ricercare i motivi di questi numeri, viene da puntare il dito contro la povertà, l’alcolismo diffuso e la poca consapevolezza in tema di salute mentale; lo stigma che ancora riguarda la malattia mentale e il disagio psichico. Lisa Punch è una celebrità nel suo paese ed è proprio per questo che ha sentito l’urgenza di condividere la sua esperienza di sofferenza affinché chi la guarda come modello possa rispecchiarsi, capire che si può fare, se ne può uscire.

Avrei voluto qualcuno che parlasse con me

Ero un bambina davvero felice”, racconta Lisa ai microfoni della BBC. “Le cose sono cominciate a cambiare per me all’età di 14 anni”. Durante l’adolescenza Lisa racconta di come abbia cominciato a soffrire di depressione: “nessuno che ti capisce; la sensazione è che non ci sia nessun luogo in cui andare, da qui”.

Ed è a 14 anni che Lisa ha tentato il suicidio la prima volta. “Avrei solo voluto qualcuno che mi dicesse che era ok avere questi pensieri”, continua. Ma anche di qualcuno che quando le cose non sono più “ok” ti sproni a fare qualcosa. “Avrei voluto qualcuno che parlasse con me”, aggiunge semplicemente la Miss.

Così Lisa ha dato vita al Prevention of Teenage Suicide (POTS), un programma che lavora alla prevenzione del suicidio tra i teenager in Guyana andando nelle scuole a sensibilizzare i ragazzi sul suicidio, ad ascoltarli e a spronarli a parlare dei loro problemi e a riconoscere e supportare chi è in difficoltà. “Ognuno ha bisogno di sapere che c’è almeno una persona al mondo che si interessa a lui”, spiega Lisa ai ragazzi, che poco dopo cominciano a raccontare i lori piccoli e grandi disagi. Per Lisa Punch è fondamentale che figure di rilievo pubblico riescano a condividere la loro esperienza di sofferenza: “io ho combattuto con questo, magari per te è stato diverso perché siamo tutti persone uniche, ma io ce lo ho fatta, cerchiamo di provare a fare in modo che tu possa farcela”.

L’obiettivo dell’Oms è di ridurre del 10 per cento il tasso di suicidi nel mondo entro il 2020. C’è molto da fare per potenziare i servizi di salute mentale forniti ai cittadini della Guyana, e il governo ha lavorato a stretto contatto con la Pan American Health Organization (PAHO) e l’Oms per farlo, lanciando il Piano d’azione nazionale per la salute mentale per il periodo 2015-2020 e un piano nazionale di prevenzione del suicidio. L’implementazione di interventi come questi è in corso e, insieme ad altre iniziative – come l’attività di sensibilizzazione di Lisa o il recente workshop di formazione, il mhGAP, facilitato da PAHO/Oms -, tutto punta all’obiettivo della riduzione del tasso di suicidio.

L’mhGAP, sviluppato dall’Oms per i paesi a basso e medio reddito, mira a potenziare i servizi per le persone con disturbi mentali, neurologici e legati all’uso di sostanze. Nel 2015, l’unità di salute mentale di PAHO ha implementato un corso online “Integrazione della salute mentale in cure primarie” basato sulla guida all’intervento mhGAP, che, attraverso la piattaforma Campus virtuale per la sanità pubblica di PAHO, prova a potenziare la capacità di riconoscere alcuni disordini mentali con maggiore sicurezza già a livello di cure primarie. E, secondo Krystle Fraser, un medico di medicina di famiglia che ha partecipato alla formazione, questa sembra funzionare: “Sono in grado di gestire meglio la depressione, usando non solo i farmaci, ma anche l’educazione psicologica”. Ora lei stessa è più capace di identificare e capire lo stress che i suoi pazienti stanno vivendo, oltre che di esplorare il loro sistema di supporto sociale.

I suicidi sono prevenibili, ricorda l’Oms, ma affinché le strategie di prevenzione siano efficaci serve formare i medici, a partire dalle cure primarie; limitare l’accesso ai mezzi più comunemente usati per togliersi la vita compresi pesticidi, armi da fuoco e alcuni farmaci; includere la prevenzione del suicidio nei servizi di assistenza sanitaria; potenziare i servizi di salute mentale e ridurre lo stigma verso chi ne soffre; implementare campagne di sensibilizzazione e intervento contro l’abuso di alcool; sensibilizzare la comunità che svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione del suicidio e può fornire supporto sociale a individui vulnerabili, oltre che combattere lo stigma.

Lisa ha tradotto così la sfida di ridurre il tasso di suicidio lanciata dall’Oms e si è impegnata in prima persona per il suo paese: “I bambini ci guardano e hanno bisogno di questo tipo di supporto da noi”.

Qui il video dell’intervista di Lisa Punch alla BBC.