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Medici, mail, social media e instant messaging: una regolamentazione necessaria


Quello che si instaura tra il medico e il mondo dei social media può essere un rapporto assai complesso. Il numero di piattaforme social cresce sempre di più, e stando all’ultimo rapporto di Hootsuite, “We are Social 2023”, il 60 per cento delle persone in tutto il mondo usa almeno un social network, una percentuale che ovviamente è più elevata in molti dei Paesi occidentali, per esempio proprio l’Italia, per la quale la stima è intorno al 75 per cento. In questa percentuale rientrano appunto anche i medici e gli operatori sanitari, e se da un lato l’avanzamento tecnologico ha fornito loro la possibilità di utilizzare una serie di strumenti per migliorare o potenziare il networking, la formazione e numerose altre attività, dall’altro questi presentano anche molti rischi, tra cui la distribuzione di informazioni potenzialmente errate, il danno all’immagine professionale, la violazione della privacy dei pazienti o quella dei confini personali e molto altro.

Nella maggior parte dei Paesi europei e non solo l’utilizzo dei social e delle piattaforme di messaggistica istantanea è regolata da norme più o meno rigide, mentre in Italia fino a poco fa non era stata presa una posiziona ben chiara sotto questo aspetto, sebbene il tema fosse da diverso tempo assai dibattuto. A porre rimedio ci ha pensato così Fnomceo (la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), che ha elaborato e diffuso il documento “Raccomandazioni sull’uso di social media, di sistemi di posta elettronica e di instant messaging nella professione medica e nella comunicazione medico-paziente”. Si tratta in sostanza di un elenco di 16 punti che riguardano specifici aspetti come la riservatezza dei dati, la gestione delle richieste di amicizia da parte dei pazienti, la creazione di più profili social personali e professionali, la dichiarazione di eventuali conflitti di interesse e l’uso diffamatorio o ambiguo dello strumento quando usato per generare fake news o, comunque, affermazioni non scientifiche.

Di tutto questo abbiamo parlato con Filippo Anelli, presidente di Fnomceo, il quale ci ha spiegato innanzitutto come dal suo punto di vista fosse assolutamente necessario mettere nero su bianco queste raccomandazioni. Anzi, come dicevamo poc’anzi, siamo probabilmente arrivati in ritardo. In tutto ciò, dice Anelli, “molto ha giocato la pandemia di covid-19, che ha evidenziato la necessità di una sorta di regolamentazione, soprattutto con lo sviluppo dei sistemi informatici, telematici, e in particolare dei social anche nella gestione diretta delle patologie, dell’assistenza e quindi pure dell’assistenza professionale”. Dal punto di vista tecnologico – come detto – negli ultimi anni i progressi sono infatti tangibili. Ad esempio le ricette dematerializzate, dopo una prima fase in cui venivano spesso ignorate da buona parte dei pazienti che continuava a ritirarle a mano, oggi funzionano a tutti gli effetti, viaggiando quotidianamente attraverso mail, whatsApp, fascicoli sanitari, così come sono state sdoganate le televisite, sebbene su quest’ultimo tema – afferma ancora Anelli – “bisogna intervenire e accertarsi che siano rispettati i criteri previsti dalla legge sulle modalità di refertazione; ma è un processo in forte evoluzione”.

“Dopo le ore di lavoro non è giusto non poter avere una propria dimensione personale. Ci sono medici di famiglia che magari si trovano a rispondere a qualsiasi ora del giorno e della notte ai propri pazienti”

Anche per questo il Gruppo Ict (Information and communication technology) di  Fnomceo ha prodotto l’elenco di regole, che probabilmente meriterebbero un ulteriore approfondimento anche in seno al Consiglio nazionale, dando la possibilità ai presidenti di poter incidere. A ogni modo la proposta è comunque largamente condivisa dai presidenti degli Ordini ed è una prima risposta alle esigenze dei medici e dei cittadini. In questo documento uno dei primi consigli che Fnomceo dà ai medici è che diviene necessario distinguere il profilo professionale da quello personale, e questo va regolamentato soprattutto per mantenere separate le due relazioni. “Quello che si è visto anche negli altri Paesi – sostiene Anelli – è che la commistione degli aspetti professionali e personali porta a tanti problemi, tra cui una sorta di burnout. Dopo le ore di lavoro non è giusto non poter avere una propria dimensione personale. Ci sono medici di famiglia che magari si trovano a rispondere a qualsiasi ora del giorno e della notte ai propri pazienti”. Questi sistemi di messagistica o i social tuttavia, in alcuni momenti, possono essere un’ancora di salvezza; basti pensare alla possibilità di scrivere al proprio medico nel weekend o in particolari situazioni emergenziali. Ma proprio questa, ribadisce Anelli “è una condizione che il medico può valutare avendo un numero separato da quello personale. Bisogna certo dare piena disponibilità, ma a volte ci sono situazioni per nulla emergenziali, anzi banalità a cui non è detto che sia necessario rispondere a tutte le ore del giorno o della notte, o nei weekend”.

“Bisogna certo dare piena disponibilità, ma a volte ci sono situazioni per nulla emergenziali, anzi banalità a cui non è detto che sia necessario rispondere”

E l’importanza di distinguere l’aspetto personale da quello professionale diventa ancor più importante sui social network, sebbene una figura come quella del medico debba ragionare attentamente a prescindere prima di pubblicare o commentare qualsiasi cosa. Lo stesso Anelli ricorda come di recente “abbiamo vissuto una sovraesposizione di medici e virologi, le cui opinioni personali su questioni non strettamente di carattere professionale sono diventate oggetto di interesse generale, dando poi adito a polemiche. Questo – prosegue il presidente di Fnomceo – ci ricorda che i professionisti devono essere prudenti, e del resto il codice lo dice in maniera chiara: bisogna avere un atteggiamento consono alla dignità della propria professione e quindi fare molta attenzione anche sotto questo profilo”. Inoltre, è necessario sempre tenere a mente che la disponibilità dei social nulla deve togliere al rapporto personale. Ci tiene a sottolinearlo Anelli, che ribadisce come “il rapporto tra le persone non può essere solo virtuale e rimandato esclusivamente ai social, poiché la relazione di fiducia che si instaura tra medico e paziente e soprattutto la necessità di una visita rappresentano i fondamenti di questa professione”. E questa, senza alcun dubbio, è una considerazione fondamentale e doverosa, ancor più di una indispensabile regolamentazione.

Insomma, regolamentare è giusto e finanche doveroso, nell’interesse di medici e pazienti, ma ciò che è davvero importante – che si tratti di comunicazione attraverso o i social o nella vita reale – è il rispetto dei principi del Codice di Deontologica Medica, e questo emerge con forza anche all’interno delle raccomandazioni stilate da Fnomceo.