×

Le donne afgane e la sanità al tempo dei talebani


Il 24 dicembre 2022 il governo talebano dell’Afghanistan, con una lettera del ministro dell’Economia Qari Din Mohammed Hanif, ha proibito alle donne di lavorare nelle organizzazioni non governative (Ong) nazionali e internazionali. Un rapido sondaggio condotto a gennaio 2023 dal Gender in humanitarian action (Giha) working group insieme all’Humanitarian access working group (Hag) conferma che dopo questo decreto ben l’83 per cento delle Ong presenti sul territorio ha deciso di ridurre drasticamente o sospendere del tutto i servizi. Un aggiornamento del sondaggio a marzo 2023 ha confermato una lieve ripresa riguardante il 30 per cento delle organizzazioni, tutte però rigorosamente senza la partecipazione delle operatrici donne, se non con una piccola percentuale da remoto.

La riduzione dell’operato delle Ong ha purtroppo un notevole impatto sulla salute della popolazione, in quanto tali organizzazioni erano di grande aiuto al governo che faceva fatica a garantire un’assistenza su tutto il territorio. Inoltre da agosto 2021 più del 90% delle strutture sanitarie, tra cui le cliniche, sono state chiuse il che ha causato il deterioramento del sistema sanitario del paese. Cliniche e ospedali non sono nemmeno in grado di fornire ai pazienti farmaci essenziali; in passato questi venivano forniti liberamente, mentre ora tutti sono costretti a comprarli. I provvedimenti presi a dicembre 2022, che inizialmente riguardavano solo le Ong, da aprile 2023 sembrano siano stati allargati anche all’Onu rallentando ulteriormente campagne di grande impatto sulla salute della popolazione, come quella per la vaccinazione contro la poliomielite, una patologia ormai debellata nella maggior parte del mondo che rimane endemica in due soli Paesi: Afghanistan e Pakistan. Ed è proprio parlando di poliomielite che Fran Equiza, il rappresentante Unicef in Afghanistan, inizia la sua press conference del 18 maggio 2023, a New York.

“Qualche settimana fa, ho visitato una clinica fuori Kabul, piena di lavoratrici sanitarie e di file di madri che aspettavano pazientemente le infermiere per vaccinare i loro bambini. Una madre si è fidata di me per far somministrare il vaccino alla sua bambina. E, quando l’infermiera ha confermato che il suo bambino era ora al sicuro dalla poliomielite, ha sorriso”. Fran Equiza continua dicendo che lui non parla dari o pashtu (le lingue parlate in Afghanistan), ma in quanto lui stesso genitore, ha compreso perfettamente il tacito linguaggio del sollievo di questa madre. “Oggi, si stima che il 90 per cento degli afghani sia sull’orlo della povertà. […] Inoltre, quest’anno, circa 840.000 donne in gravidanza e madri che allattano rischiano di sperimentare una malnutrizione acuta, compromettendo la loro capacità di dare ai loro bambini il miglior inizio nella vita”, continua Equiza riportando i dati preoccupanti per il Paese.

“Quest’anno, circa 840.000 donne in gravidanza e madri che allattano rischiano di sperimentare una malnutrizione acuta”

A un sistema sanitario insufficiente e alla scarsità di cibo si unisce anche una scarsa alfabetizzazione, che non bisogna dimenticarlo, ha un notevole impatto sulla salute. Ecco perché andrebbero istruite le madri o future tali: per aumentare la probabilità di sopravvivenza dei figli. E proprio allo scopo di comprendere il livello di alfabetizzazione delle puerpere afgane che il 28 dicembre 2022 è stato pubblicato uno studio sul Journal of Education and Health Promotion che ha previsto la somministrazione di un questionario che registrava il livello di conoscenze di 200 puerpere rispetto alla salute in gravidanza e del neonato. I risultati hanno messo in evidenza una conoscenza così scarsa da mettere a rischio la salute delle puerpere e quella dei loro bambini.

L’importanza dell’educazione è ben nota agli operatori di Skatestan, una Ong attiva in Afghanistan dal 2007 (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo), che aveva continuato la sua attività nonostante l’enorme cambiamento politico che aveva travolto il Paese ad agosto 2021. Dopo un’iniziale sospensione dei servizi, a gennaio 2022 l’associazione aveva ripreso a pieno ritmo il lavoro con i ragazzi, un piano educativo che prevede l’adozione di un metodo davvero innovativo: insegnare ai ragazzi lo skateboard parallelamente alle lezioni “normali”. Uno sport quasi sconosciuto in Afghanistan, quindi per nulla contrassegnato da stigma legati al sesso, che ha reso possibile includere anche le bambine nel piano di insegnamento. Ma una delle prerogative per poter insegnare alle bambine era che i docenti fossero esclusivamente donne. Questa è la ragione principale per cui l’associazione ha dovuto sospendere il programma. Continuarlo, infatti, avrebbe voluto dire essere complici delle politiche del governo talebano che mirano a ridurre i diritti delle donne. Ed è proprio per questo che migliaia di associazioni nel mondo si stanno continuando a battere: per la parità di diritti tra uomo e donna, una parità che fatica a imporsi anche nei Paesi più insospettabili. L’Afghanistan in questo senso è una vera testa di ponte in un territorio ostile, un luogo in cui gli sforzi compiuti per difendere quei diritti rappresentano un vero e proprio atto di resistenza e coraggio.