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Integratori ormonali per la menopausa: quello che non ci dicono


Integratori contro i sintomi della menopausa. Rimedi naturali per le vampate di calore. Vasta gamma di complessi vitaminici. Isoflavoni contro la sudorazione notturna. Ampio catalogo scontato al 70 per cento. Ci si mette anche il Natale suggerendo il regalo per la mamma, la nonna o la zia. La Rete è piena di risposte alla ricerca di informazioni sui prodotti per combattere, contrastare, risolvere i sintomi della menopausa, peraltro promossi quasi sempre col passaparola e messi quotidianamente – o quasi – sotto ai nostri occhi dalla grande visibilità garantita dall’esposizione nelle farmacie. Il risultato? Il consumo degli integratori alimentari in Italia è in grande crescita ed è passato dai 125 milioni di confezioni nel 2013 ai circa 200 milioni del 2023, con un aumento del 60 per cento delle vendite in dieci anni, spiega “Il Sole 24 Ore”. Del resto, “le donne in menopausa sono tante e per tanti anni”, dice Serena Donati, medico e ricercatrice dell’Istituto superiore di sanità. Due terzi delle donne soffrono la sintomatologia successiva alla menopausa e il 90 per cento di loro si rivolge al medico per risolverli.

“Le donne in menopausa sono tante e per tanti anni”

Possiamo fidarci dei prodotti pubblicizzati – pensiamo all’ormai popolarissimo Happy Mammoth – che garantiscono di essere “completamente naturali” e utili per la salute dell’apparato digerente, per ridurre lo stress, migliorare l’umore, ripristinare la salute della pelle e disintossicare l’organismo? Fondata nel 2017, il primo obiettivo di Happy Mammoth era migliorare la salute intestinale dei clienti: del resto, parlare alla pancia è una garanzia. Il punto di partenza “per sentirsi bene ogni giorno, avere energia, rimanere sani mentalmente, essere consapevoli e sentirsi meglio con se stessi”. Più concretamente, il sito spiega che l’uso dei prodotti “bilancia gli ormoni in modo naturale per le donne di tutte le età, elimina i sintomi della menopausa fino all’87 per cento, calma l’ansia e gli sbalzi d’umore fino al 44 per cento, elimina le vampate di calore in soli 4-7 giorni”. Secondo la normativa di alcuni Paesi – per esempio quella degli Stati Uniti – nessuna azienda può commercializzare prodotti che affermino di ridurre, migliorare, aiutare o assistere i sintomi anomali di condizioni come la menopausa o di bilanciare gli ormoni senza passare attraverso il processo di revisione dell’agenzia regolatoria – negli Usa è la Food and drug administration – per dimostrare che i prodotti siano sicuri ed efficaci: c’è da chiedersi se questo passaggio autorizzativo sia stato effettuato. Più in generale, salta agli occhi la dovizia di fatti e cifre: percentuali e numeri a sostenere l’efficacia. Al punto che sorge spontanea la curiosità di leggere almeno qualcuno degli studi clinici da cui queste cifre sarebbero estrapolate.

Otto italiani su dieci dicono di essere sufficientemente informati riguardo gli integratori che assumono, ma viene da chiedersi: dove trovare le informazioni a sostegno dell’efficacia di questi preparati? Sui siti delle aziende produttrici è rarissimo trovare il link agli studi scientifici. Al massimo, possiamo avere indicazioni su qualche studio svolto per dimostrare l’efficacia di qualche componente: dal magnesio alla spirulina, dal bambù all’ortica… Si tratta quasi sempre di ricerche caratterizzate da scarsa qualità metodologica (sono studi fatti male, in altre parole) e le conclusioni degli articoli più citati mettono in guardia dal ricorso a prodotti come per esempio i fitoestrogeni per controllare la sintomatologia della menopausa: “Non ci sono prove che gli integratori alimentari possano alleviare i sintomi della menopausa. Inoltre, anche le ricerche sulla sicurezza a lungo termine degli integratori alimentari sono scarse”, afferma lo US National center for complementary and integrative health.

“Qualcuno cerca di trovare sempre il lato positivo delle cose: «In fondo male non fanno», dice. In realtà non è così”

Negli ultimi anni le ricerche si stanno moltiplicando, ma i risultati escono in prevalenza su riviste di impatto modestissimo e a firma di gruppi di lavoro poco conosciuti. Non ci sono prove che gli integratori alimentari possano alleviare i sintomi della menopausa. Inoltre, anche le ricerche sulla sicurezza a lungo termine degli integratori alimentari sono scarse, sostiene il centro statunitense per lo studio sulle medicine complementari e integrative. Come succede anche per gli integratori alimentari e per lo sport – spiega Salvo Di Grazia, alias MedBunker – “Qualcuno cerca di trovare sempre il lato positivo delle cose: «in fondo male non fanno», dice. In realtà non è così. Oltre a casi (anche letali) di avvelenamento per errori di dosaggio e confezionamento, questi prodotti sono stati accusati di un effetto molto subdolo: l’effetto airbag. Usare questi prodotti fa sentire falsamente protetti”.

Possiamo difenderci? Sì, secondo l’autorevole sito di informazione WebMD.
Primo: diffidiamo delle affermazioni roboanti. Se i prodotti affermano di essere una cura per il vostro disturbo o se il produttore sostiene cose troppo belle per essere vere, siate prudenti.
Secondo: rimaniamo scettici se il prodotto viene offerto solo da un produttore.
Terzo: assicuratevi che tutti gli ingredienti attivi siano elencati e non fidatevi delle “formule segrete”.
Quarto: i testimonial di un prodotto sono pagati per consigliare i consumatori.
Quinto, aggiungiamo noi, chiediamo le prove di efficacie dei prodotti che vi vogliono vendere. Quelle che raramente ci vengono dette.