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Cani e lupi radioattivi a Chernobyl: come e perché resistono ai tumori?


Due specie animali messe alla prova dal più grave incidente nucleare del secolo scorso – i cani randagi e i lupi che popolano la Zona di Esclusione di Chernobyl (CEZ), che è un’area di 1000 miglia quadrate costantemente esposta a dosi mortali di radiazioni e abbandonata dagli esseri umani da decenni – si propongono in modo sorprendente come una delle nuove speranze nella ricerca scientifica sui tumori.

Mentre Timothy Mousseau e il suo team si immergono nell’ambiente radioattivo dell’area attorno alla ex centrale nucleare sovietica di Chernobyl, nei pressi della città di Prypjat, per studiare i cani discendenti di quelli sopravvissuti all’incidente nucleare del 1986, Cara Love e i suoi colleghi si avventurano nella stessa zona per capire come i lupi si siano adattati a vivere in un ambiente estremo esposto da decenni ad alte dosi di radiazioni.

Mousseau, biologo evoluzionista, si è unito alla Clean Futures Fund (CFF) per analizzare il DNA dei cani randagi di Chernobyl attraverso campioni di sangue e tessuti per arrivare a carpire il segreto della loro sopravvivenza, in che modo siano riusciti ad evolversi per continuare a vivere in un ambiente tanto ostile. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista “Science Advances”, hanno rivelato una sorprendente diversità genetica tra i cani di Chernobyl, aprendo nuove prospettive sulla resistenza genetica agli effetti delle radiazioni nei mammiferi. Utilizzando collari radio provvisti di dosimetri per le radiazioni, Love (biologa evoluzionista ed ecotossicologa) ha invece scoperto che i lupi di Chernobyl sono esposti a livelli di radiazione oltre sei volte superiori al limite di sicurezza per gli esseri umani, eppure sono vivi e vegeti. Il suo obiettivo è studiarli per capire come i meccanismi molecolari e genetici attraverso i quali loro sistemi immunitari resistono alle radiazioni cancerogene della Zona di Esclusione.

Il filo rosso che unisce le due ricerche è la scoperta che specifiche regioni del genoma dei cani e dei lupi sembrano essere resilienti al rischio aumentato di tumori. Mentre Mousseau ha identificato finora alcune mutazioni genetiche che potrebbero fornire insight sulla sopravvivenza degli animali in un ambiente radioattivo, Love si proietta già verso la prospettiva di vere e proprie mutazioni protettive che possano aumentare le possibilità di sopravvivenza ai tumori anche negli esseri umani. Purtroppo il lavoro di ricerca ha subito una battuta di arresto a causa prima della pandemia di COVID-19 del 2020 e poi della guerra in corso in Ucraina dal 2022, che ha reso troppo pericolose le operazioni nella Zona di Esclusione. Ma entrambi i ricercatori restano determinati a continuare il loro lavoro, nonostante i pericoli e le difficoltà.

L’incontro annuale della Society of Integrative and Comparative Biology a Seattle, Washington, nel gennaio 2024, ha offerto a Love la vetrina per presentare i risultati del suo lavoro sulla resistenza genetica dei lupi di Chernobyl al cancro, un settore di ricerca alternativo e promettente, che potrebbe trasformare una delle zone simbolo della “morte atomica” nella nuova frontiera delle cure contro il cancro.