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And the Oscar goes to… virus, funghi e batteri!


Siamo nella stagione dei premi cinematografici e televisivi, delle grandi kermesse che regalano riconoscimenti e statuette a film, serie TV, cast e produzioni più meritevoli, il cui apice è raggiunto naturalmente dalla celeberrima notte degli Oscar. Ma in questo mondo sfarzoso, fatti di palchi e riflettori, noi vogliamo accendere la luce su un piccolo elemento spesso presente nelle produzioni di cinema e TV, troppo di frequente raccontato in modo negativo e che noi oggi vogliamo celebrare: i microrganismi.

Sappiamo bene che film e serie TV possono influenzare molto il modo in cui il grande pubblico comprende e percepisce alcuni argomenti con i quali, magari, ha poca dimestichezza e tra questi senza dubbio inseriamo virus, batteri e altri microrganismi, che vengono di solito dipinti come una delle principali minacce per l’umanità. È assai raro, infatti, trovare opere che rappresentino in modo accurato la scienza della microbiologia e le sue implicazioni sociali, e nonostante ci troviamo spesso a guardare opere con narrazioni di epidemie di malattie mortali e gli sforzi dei professionisti sanitari per contenerle, poche si soffermano sulla vera complessità della microbiologia. Eppure questo tipo di intrattenimento potrebbe anche essere uno strumento educativo rilevante, sensibilizzando il pubblico sull’importanza e sull’impatto dei microrganismi nelle nostre vite.

“Forse un giorno l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences assegnerà un premio Oscar ai microbi”

Di questo avviso è Manuel Sanchez, docente di Microbiologia presso l’Università Miguel Hernandez di Elche, nonché comunicatore scientifico e autore di diversi saggi e articoli scientifici, il quale di recente ha pubblicato una review su FEMS Microbiology Letters in cui ha condiviso spunti ed esempi su come insegnare i concetti di microbiologia agli studenti universitari. Sanchez, da molti anni, utilizza nelle sue lezioni la visione di filmati, ritenendo che gli studenti riescano ad apprendere con più facilità concetti scientifici complessi se integrati all’interno di una narrazione.

Nell’articolo il docente parla della relazione tra cinema e microbiologia, esaminando diversi contesti, dalla lotta contro malattie come l’AIDS o la tubercolosi fino alle rappresentazioni di apocalissi zombie. “Forse un giorno l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences assegnerà un premio Oscar ai microbi”, scrive Sanchez. Secondo i dati forniti da Internet Movie Database (IMDB) – aggiornati a giugno 2023 – sono stati registrati 2.502 titoli correlati alla parola chiave “virus”, 184 relativi a “batteri” e 760 associati a “infezioni”. Ad esempio, film come World War Z (tratto dallo strepitoso libro di Max Brooks), in cui gli zombie minacciano Brad Pitt e il resto del mondo, o la saga di ispirazione fumettistica Blade con i vampiri, sono possibili grazie alla presenza dei virus come parte della trama cinematografica.

Ma come vengono rappresentati di solito i microbi nei film e nelle serie? Come buoni o come cattivi? La seconda, naturalmente. Per rispondere, in realtà, basterebbe pensare a una delle ultime grande produzioni viste sul piccolo schermo, The Last of Us, tratta peraltro da un videogame di successo (e che ne ha ottenuto altrettanto in TV), ma sono davvero numerose le opere che dipingono in questo modo i microrganismi patogeni. Nella quotidianità i microbi svolgono spesso un ruolo benefico piuttosto che dannoso, eppure questo aspetto è raramente evidenziato dal mondo dell’entertainment. Il professor Sanchez sottolinea come solitamente le produzioni cinematografiche, soprattutto negli ultimi anni, coinvolgono consulenti scientifici per rendere le sceneggiature molto realistiche, tuttavia notiamo che poi l’accuratezza scientifica viene spesso sacrificata a favore dell’intrattenimento. In campo universitario, spiega Sanchez, può essere assai utile proporre la visione di contenuti multimediali di questo tipo, soprattutto quando vi sono errori. E di errori purtroppo ce ne sono tanti. Ad esempio il professore cita la scena di Mission: Impossible II in cui un virus influenzale infetta un globulo rosso, che può essere vista come un’opportunità per spiegare agli studenti il concetto e le condizioni di riconoscimento dell’ospite virale.
O ancora selezionare specifiche scene relative all’argomento trattato a lezione. In tal caso, l’autore fa riferimento al film Dallas Buyers Club, quando nei primi minuti un medico (interpretato da Jennifer Garner) spiega al suo paziente affetto da AIDS (il premio Oscar Matthew McConaughey) il concetto di studio clinico in doppio cieco. Come viene spiegato? È il modo corretto? Che informazioni ci fornisce? Questa sequenza – come molte altre in altri film – può essere utilizzata per introdurre una lezione su tematiche di bioetica o sullo sviluppo dei farmaci. Da una semplice scena, insomma, si può aprire un mondo e probabilmente Sanchez ha ragione nell’affermare che questo tipo di approccio può facilitare la comprensione dei concetti. Poiché i film di intrattenimento sono più diffusi tra il pubblico rispetto ai documentari, possono essere utilizzati per spiegare i sintomi delle malattie e altri aspetti, come la cura dei pazienti o l’impatto della malattia in determinati contesti storici o nella società contemporanea, o ancora analizzare i metodi scientifici e le strategie di biocontenimento.

Di questo avviso è anche Matteo Renzi, biologo presso il Dipartimento di Epidemiologia SSR del Lazio, che sottolinea: “La rappresentazione cinematografica dei microrganismi ci porta spesso a considerare virus e batteri come agenti dannosi per l’organismo umano, in grado persino di determinare la fine della vita sulla Terra. Questo approccio potrebbe derivare dalla necessità del pubblico di esplorare, protetto dallo schermo, scenari post-apocalittici e catastrofici, un tema sempre più diffuso nella cultura popolare”. Alcuni film o serie in particolare, però, avrebbero, le caratteristiche per essere sfruttati al fine di illustrare i concetti chiave dell’epidemiologia e della trasmissione delle malattie, nonché nell’affrontare situazioni di forte stress e il concetto di resilienza. Pensiamo alla recentissima e citata pocanzi The Last of Us, o al film Io sono leggenda (tratto molto liberamente dal capolavoro omonimo di Richard Matheson). “Quest’ultimo in particolare – afferma ancora Renzi – è uno dei rari casi in cui la rappresentazione cinematografica dei microrganismi assume sfumature positive, come quando Emma Thompson, nel ruolo della virologa Alice Krippin, spiega come l’ingegnerizzazione del virus del morbillo abbia portato alla cura sperimentale del 100% dei pazienti oncologici in trattamento. Questo concetto ci introduce alla terapia genica in un linguaggio accessibile”. Espandendo l’argomento al genere della fantascienza – prosegue Matteo Renzi – “la saga di Star Wars è stata una delle prime a introdurre, seppur marginalmente, il concetto dei microrganismi in una luce positiva. Infatti, sono i microrganismi noti come ‘midi-cloridi’, parenti distanti dei mitocondri, a consentire ai Jedi di utilizzare la Forza. Questi esempi ci insegnano che una narrazione positiva dei microrganismi è possibile e potrebbe persino avere un valore educativo per il grande pubblico”.

Infatti c’è una sconfinata varietà di temi microbiologici rappresentati nei film e nelle serie televisive che potrebbero essere utilizzati come strumenti educativi non solo per gli studenti di biologia, ma anche per altre discipline come le arti o gli studi storici. Al di là delle mere esigenze di trama e legate all’intrattenimento, va quindi ribadito come la rappresentazione del mondo microbiologico non ne mostri completamente la complessità. Molti di questi organismi, come abbiamo detto, sono essenziali per la nostra salute, contribuendo al funzionamento del nostro sistema immunitario, alla digestione e persino al mantenimento di un equilibrio ecologico in natura. Alcuni virus possono persino essere utilizzati in terapie mediche innovative per combattere le malattie, come nel caso della terapia genica.

È importante quindi non demonizzare completamente i microbi, ma piuttosto apprezzarne la complessità e l’importanza nel mantenere l’equilibrio della vita sulla Terra. Una consapevolezza che potrebbe anche portare a una migliore gestione delle malattie e delle epidemie, concentrandosi sulla prevenzione e sull’utilizzo sapiente delle risorse microbiche. In definitiva, la realtà microbiologica è molto più sfaccettata e intrigante di quanto possa apparire nei film, e una comprensione più approfondita potrebbe portare a una visione più equilibrata e positiva del mondo dei microbi, promuovendo l’importanza della ricerca scientifica e delle tecnologie microbiologiche, ma più in generale l’uso accurato e ponderato dei microbi nella narrativa cinematografica potrebbe contribuire a una maggiore comprensione e un apprezzamento della loro importanza nella vita umana e nell’ecosistema più ampio.