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Photo by Fotomovimiento / CC BY-NC-ND

Contro le disperate condizioni dei rifugiati di Moira, la lotta si sposta su Instagram


Democrazia, diritti individuali e uguaglianza di fronte alla legge”. Questo chiede il collettivo artistico TheDrama per le migliaia di rifugiati bloccati nelle Isole del Nord Egeo, come quelli del campo di Moira a Lesbo. Per questo motivo, oggi, in occasione della Giornata Mondiale della Giustizia Sociale, il collettivo ha lanciato un flash mob su Instagram trasformando la piattaforma in una piazza virtuale di mobilitazione continua.

La protesta è stata lanciata con il video di un’istallazione artistica realizzata dal collettivo al Lifejackets Graveyard di Lesbo, dal titolo Europe / YourHope. Inizialmente gli artisti volevano limitare la loro iniziativa all’istallazione e al rilascio del video, tuttavia, come raccontano ad Alessandro Cappai per Radio Bullets, una volta sul luogo si sono resi conto che solo l’installazione non era sufficiente per mobilitare l’opinione pubblica e per spingerla a richiedere dei cambiamenti.

Per realizzare l’installazione al cimitero dei giubbotti salvagente di Lesbo siamo rimasti sull’isola una decina di giorni ed entrare in contatto diretto con la situazione drammatica e disumana in cui i rifugiati sono costretti a vivere nel campo di Moria così come negli altri campi sparsi nelle isole del nord Egeo ci ha convinto che non potevamo semplicemente pubblicare il video di questa installazione, che era insufficiente e quindi ci siamo messi a lavorare su una protesta social”, racconta un portavoce di TheDrama.

Per prendere parte alla protesta basta realizzare e pubblicare sul proprio profilo una story “basterà, a partire da giovedì, pubblicare una storia sul proprio profilo Instagram in cui si pronunciano le stesse parole che il Premier Mitsutakis ha pronunciato davanti alle Nazioni Unite: ‘Democrazia, diritti individuali e uguaglianza di fronte alla legge’, è importante fare questa storia, taggare la pagina YourHope4Lesbos che pubblicherà tutte le storie facendo diventare il suo feed una piazza virtuale in cui protesteremo tutti in favore dei rifugiati”, spiega ancora il portavoce del collettivo.

(Ascolta dal minuto 9:31 al minuto 11:51 del notiziario del 18 febbraio di Radio Bullets).

La vita nei campi rifugiati delle isole del Nord Egeo è drammaticamente peggiorata negli ultimi mesi del 2019l, soprattutto a causa del sovrappopolamento dei campi rispetto alle capacità degli stessi e del mancato trasferimento di queste persone dalle isole al continente. Nel campo di Moira, disegnato per accogliere 2200 persone se ne trovano invece oltre 18mila di cui un terzo bambini; e lo stesso avviene negli altri campi. In questi posti inoltre, i rifugiati sono prigionieri (come in molti altri centri), in condizione igienico sanitarie disperate, e in una situazione che mette a rischio la loro salute fisica e mentale, quanto la loro stessa sopravvivenza. All’inizio del mese, le stesse Nazioni Unite hanno richiesto interventi decisi per risolvere la situazione, che viene definita esplosiva.

Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, il governo aveva avviato le procedure per l’apertura di altri centri nelle isole (sostituendo il problema con un altro, senza risolvere veramente la situazione con politiche di accoglienza, integrazione, asilo), ma forti proteste da parte dei locali (che hanno anche fatto notare come i siti selezionati presentassero problematiche importanti “Nessuno vive qui in inverno. Neanche un asino, figuriamoci un essere umano; noi dobbiamo spostarci a sud durante l’inverno a causa del clima rigido.”) hanno bloccato l’apertura di questi altri centri.

Per saperne di più sulla situazione nei centri del Nord Egeo, ecco la testimonianza della giornalista Harriet Grant e del fotografo Giorgos Moutafis del The Guardian.
Questo invece è il racconto di Annie Chapman, medico che ha prestato servizio per tre settimane nel campo insieme all’organizzazione Boat Refugee Foundation.