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Coronavirus: in Cina è una questione anche politica


La Cina colpita dal nuovo coronavirus si trova a fare i conti con una dura legge della politica: chi ha grandi ambizioni è duramente danneggiato anche dalle piccole opposizioni. E la grande ambizione della Cina è ovviamente quella del controllo totale sulla sua popolazione. Questo comporta che anche piccole resistenze – come quelle di Hong Kong e Taiwan o della sparuta opposizione interna – possano portare a grandi smacchi politici e diplomatici.

Se questa legge è vera per le piccole opposizioni, immaginate per quelle grandi o enormi, come un’epidemia di un virus sconosciuto.

Al di là dell’aspetto sanitario, infatti, la questione del coronavirus in Cina è diventata rapidamente una questione politica – e in fin dei conti non può che essere così in un paese dove il governo ha l’ambizione di controllare qualunque cosa.

Nulla più di una calamità naturale rientra nella definizione di “incontrollabile”, eppure la Cina si è messa di gran impegno per dare l’impressione di avere la situazione in pungo: ha isolato le metropoli dove il virus era apparso (a partire da Wuhan, 11 milioni di abitanti), ha prolungato le vacanze del capodanno per evitare grandi spostamenti di persone di ritorno dalle città natali, ha disposto test della temperatura corporea a tappeto su tutto il territorio nazionale.

Agli occhi dell’opinione pubblica internazionale il paese aveva reagito in modo energico all’emergenza, dispiegando una forza e un’efficienza ragguardevoli. Se rimaneva qualche dubbio era sulla consueta mano pesante nei confronti della popolazione e sul fatto che il virus aveva infettato il primo uomo nel mercato di Wuhan, uno dei moltissimi mercati all’aperto in Cina con bassissima igiene e la presenza di carni di animali esotici che aumentano il rischio di contaminazioni di questo tipo.

Il 28 gennaio il presidente della Cina Xi Jinping è apparso nella Grande Sala del Popolo a Pechino, assieme al direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom per tenere un discorso che sapeva molto di “missione compiuta”.

Con il consueto stile asettico della politica cinese Xi ha detto che “il popolo cinese è impegnato in una dura lotta contro il coronavirus. Il governo cinese dà molta importanza a questo nuovo virus. Perché lo scopo del governo è quello di mettere la vita e la salute del popolo in cima a tutte le priorità. In quest’occasione ho personalmente diretto le operazioni e la distribuzione delle risorse. Penso che se rafforzeremo la nostra fiducia, ci aiuteremo a vicenda, controlleremo e preverremo il virus e applicheremo delle scelte politiche in modo rigoroso riusciremo senza dubbio a sconfiggere la malattia”.

Ancora più ottimista è sembrato allora il direttore dell’OMS, che si trova nella difficile posizione di dover tenere sotto controllo l’epidemia senza irritare la suscettibile e spesso opaca Cina: “L’identificazione del patogeno è avvenuta a tempo di record dopo la comparsa del virus. E non solo: il virus è stato sequenziato e il suo genoma è stato immediatamente condiviso, in modo che tutti i paesi potessero adoperarlo. Parallelamente [la Cina] ha avviato una serie politiche di sanità pubblica (…). L’altro elemento importante è l’impegno politico e la guida politica [di Xi] a cui abbiamo assistito come anche il lavoro di squadra che ci aiuterà a fermare questo virus”.

Meno di dieci giorni dopo si sarebbe visto che dietro a queste parole così rassicuranti la realtà era molto più cupa.

Il 7 febbraio è morto a causa del coronavirus Li Wenliang, un oftalmologo di 34 anni che già a dicembre aveva cercato di portare l’attenzione su alcuni suoi pazienti che riteneva affetti da un morbo altamente pericoloso. Li è stato prontamente redarguito dalla polizia per diffusione di notizie “illegali e false”. Se le autorità avessero ascoltato Li il coronavirus avrebbe potuto essere individuato con settimane di anticipo e si sarebbero potute prendere precauzioni per evitare i grandi spostamenti di massa legati al capodanno.

Questa è la peggiore minaccia per il Partito Comunista dai fatti di Piazza Teinanmen nel 1989.

Alla morte di Li i social cinesi sono stati attraversati da un’ondata di protesta contro il comportamento del governo che è intervenuto con la consueta censura, bloccando alcuni hastag come #IWantFreedomOfSpeech. L’ossessione per il controllo che ha spinto a censurare l’operato di un medico ha causato una delle più grandi crisi nell’opinione pubblica cinese degli ultimi anni che a sua volta ha costretto il governo a misure drastiche per riconquistarne il controllo. Non esattamente l’esempio di fermezza e competenza che Xi voleva trasmettere nel suo discorso.

L’esperta di politica internazionale Michelle Caruso-Cabrera ha così sintetizzato l’attuale situazione: “Questa è la peggiore minaccia per il Partito Comunista dai fatti di Piazza Teinanmen nel 1989. È una crisi enorme, ben più grande di altre cui abbiamo assistito nel passato (…). Ci fu il terremoto del 2008, a causa del quale non sappiamo ancora quante migliaia di persone siano morte; l’incidente del 2011 di un treno ad alta velocità, un grosso colpo alla credibilità della burocrazia. Ma erano tutti eventi isolati in determinati luoghi e in determinati settori della società. Quello che sta succedendo con il coronavirus è che l’intero paese si sta fermando. Ogni singola persona è coinvolta. E ora c’è stata anche la morte del medico che aveva cercatori di dare l’allarme e che fu zittito e criticato dal governo. Questo ha dato un volto a tutto quello che sta accadendo”.

Pechino infine dovrà fare i conti anche con le conseguenze economiche dell’epidemia: “Ora i problemi premono sulle frontiere della Cina. Girano video di supermercati di Hong Kong con gli scaffali vuoti, gli abitanti del territorio autonomo si stanno accaparrando riso, carta igienica, fazzoletti perché temono che l’intera catena di rifornimento della regione collassi. La Cina controlla Hong Kong che però rimane una delle zone a più libero mercato dell’area, e il fatto che si vedano queste scene di panico [è eloquente]. In Mongolia è stata chiusa la frontiera e ora non sanno se avranno abbastanza cibo per superare l’inverno. C’è quindi un impatto colossale su tutta la regione e non so se il governo cinese avrà la capacità di gestirlo”.

La Cina si trova dunque in una situazione complicata e al limite del paradosso: per far fronte all’emergenza del coronavirus occorrerebbe un’apertura senza precedenti su quello che sta succedendo e su quello che il governo realmente sa, ma Pechino ha dimostrato più volte di non essere in grado di discostarsi dai suoi metodi autoritari e opachi anche quando ciò le gioverebbe.

Il totem del controllo vince su tutto, anche a costo di creare situazioni che lo possono gravemente danneggiare.

Da sapere sul coronavirus
Che cos’è: coronavirus è il nome generico di una serie di virus in cui rientra anche quello della comune influenza. L’attuale epidemia è causata da una nuova forma di coronavirus che è stato identificato come COVID-19.
Che effetti ha: il COVID-19 causa una forma aggressiva di polmonite virale che può portare anche al collasso di altri organi interni. Si stima che il tasso di mortalità sia del 2 per cento dei contagiati, nettamente inferiore a molti altri virus simili come quello della SARS del 2003, che si aggirava intorno al 10 per cento. Il COVID-19 pare essere però più facilmente trasmissibile di altri virus simili, come dimostrerebbe il fatto che l’epidema del 2019-20 ha già superato i contagi e le morti di quella del 2003.
Da dove arriva: è probabile che il COVID-19 fosse un virus tipico di alcuni animali tropicali, tra cui pipistrelli e pangolini. La versione più accreditata è che il virus sia mutato diventando pericoloso anche per gli umani, probabilmente nel mercato all’aperto di Wuhan, dove erano in vendita molte specie di animali tropicali.
In che paesi è arrivato: 26 paesi tra nord America, Asia, Europa, Australia. In Italia i casi confermati sono 3, un cittadino italiano e due cinesi.
Quante persone sono contagiate: ad oggi la grandissima maggioranza dei contagiati si trova in Cina con un totale di 44.653 persone. Al di fuori della Cina i contagi per il momento sono qualche decina.
Quante persone sono morte: In Cina finora sono morte 1.113 persone, al di fuori 2.