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Parkinson, nuova clamorosa ipotesi: la causa è l’inquinamento


La malattia di Parkinson è una complessa patologia neurodegenerativa caratterizzata dalla progressiva perdita di neuroni dopaminergici nella substantia nigra. Uno dei tratti distintivi del Parkinson è l’accumulo diffuso di aggregati proteici di alfa-sinucleina (αSyn), i cosiddetti “corpi di Lewy”. Questi aggregati di αSyn interrompono processi cellulari critici, tra cui la funzione sinaptica, pregiudicano l’integrità mitocondriale e la proteostasi, portando infine alla morte delle cellule neuronali. Ma da dove arriva l’alfa-sinucleina che causa questa degenerazione a livello cerebrale? I modelli brain-first e body-first della formazione dei corpi di Lewy prevedono che la patologia da alfa-sinucleina aggregata inizi solitamente nel sistema olfattivo o nel sistema nervoso enterico. In entrambi gli scenari, la patologia sembra insorgere in strutture strettamente connesse al mondo esterno.

Fu nel 2003 il patologo tedesco Heiko Braak della J.W. Goethe University di Francoforte a ipotizzare per la prima volta che la malattia abbia inizio al di fuori del sistema nervoso centrale. Più recentemente, Per Borghammer dell’Aarhus University Hospital ha sostenuto che in realtà è il risultato di processi che iniziano nel centro olfattivo del cervello (ipotesi brain-first) o nel tratto intestinale (ipotesi body-first).

Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Parkinson’s Disease ora prova a correlare i modelli brain-first e body-first a probabili cause della malattia: inquinanti tossici ambientali inalati o ingeriti. Gli autori del nuovo studio sostengono che l’inalazione di alcuni pesticidi, di comuni prodotti chimici per la pulizia a secco e dell’inquinamento atmosferico o l’ingestione di cibo e acqua contaminati dalle medesime sostanze predispongono allo sviluppo di aggregati proteici di alfa-sinucleina.

“Sia nello scenario brain-first che in quello body-first, la patologia insorge in strutture del corpo strettamente connesse al mondo esterno”, spiega Ray Dorsey dell’University of Rochester Medical Center. “La nostra ipotesi è che il Parkinson sia una malattia sistemica che probabilmente parte dal naso e dall’intestino ed è legata a fattori ambientali sempre più riconosciuti come principali responsabili, se non cause dirette, della malattia. Questo rafforza ulteriormente l’idea che il Parkinson, la patologia neurologica in più rapida crescita al mondo, possa essere causato da sostanze tossiche precise e sia quindi in gran parte prevenibile”.

I ricercatori puntano il dito contro i prodotti chimici per la pulizia a secco e lo sgrassaggio tricloroetilene (TCE) e percloroetilene (PCE), il diserbante paraquat e in generale l’inquinamento atmosferico. TCE e PCE contaminano migliaia di ex siti industriali, commerciali e militari, mentre il paraquat è uno degli erbicidi più utilizzati negli Stati Uniti, nonostante sia stato vietato per motivi di sicurezza in più di 30 Paesi, tra cui l’Unione Europea e la Cina. Forse non a caso l’inquinamento atmosferico era a livelli tossici nella Londra del XIX secolo quando James Parkinson descrisse per la prima volta questa condizione.

Il naso e l’intestino sono rivestiti da un tessuto morbido e permeabile ed entrambi hanno collegamenti ben consolidati con il cervello. Nel modello brain-first, le sostanze chimiche vengono inalate e possono entrare nel cervello attraverso il nervo responsabile dell’olfatto. Dal centro olfattivo del cervello, l’alfa-sinucleina si diffonde in altre parti del cervello, principalmente su un lato, comprese le regioni con concentrazioni di neuroni produttori di dopamina. La morte di queste cellule è un segno distintivo della malattia di Parkinson. Invece quando vengono ingerite le sostanze chimiche passano attraverso il rivestimento del tratto gastrointestinale. La patologia iniziale dell’alfa-sinucleina può iniziare nel sistema nervoso dell’intestino, da dove può diffondersi a entrambi i lati del cervello e del midollo spinale. Questo percorso che parte dal corpo è spesso associato alla demenza a corpi di Lewy, una malattia della stessa famiglia del Parkinson, caratterizzata da costipazione e disturbi del sonno iniziali, seguiti da un rallentamento più simmetrico dei movimenti e da una demenza più precoce, man mano che la malattia si diffonde in entrambi gli emisferi cerebrali.

“Queste sostanze tossiche sono diffusissime nell’ambiente, eppure non tutti sviluppano il Parkinson”, ammette Dorsey. “I tempi, le dosi e la durata dell’esposizione e le interazioni con i fattori genetici sono probabilmente fondamentali per determinare chi alla fine sviluppa il Parkinson e chi no. Nella maggior parte dei casi, è probabile che queste esposizioni si siano verificate anni o decenni prima dello sviluppo dei sintomi”. Questa ipotesi può spiegare molti dei misteri della malattia di Parkinson e aprire la porta verso l’obiettivo finale: la prevenzione. Oltre al Parkinson, questi modelli di esposizione ambientale potrebbero anche far progredire la comprensione di come sostanze tossiche diffuse nell’ambiente contribuiscano ad altri disturbi cerebrali, tra cui l’autismo, la SLA e l’Alzheimer.