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La Realtà Virtuale per sconfiggere l’indifferenza verso i rifugiati (e non solo)


In questo panorama dell’informazione sempre più rapido e frammentato, emergono ricerche innovative che mettono in luce il potenziale della tecnologia per risvegliare l’empatia e la compassione in un mondo spesso diviso da fazioni politiche. Un recente studio condotto dall’Università dello Stato di Washington ha esplorato l’impatto della realtà virtuale (VR) sulle opinioni politiche e l’atteggiamento verso le crisi umanitarie, in particolare riguardo ai rifugiati siriani.

Il documentario delle Nazioni Unite Clouds Over Sidra ha costituito il fulcro di questa ricerca, fornendo uno sguardo intimo sulla vita di una giovane rifugiata siriana attraverso l’uso di visori VR. Ciò che ha sorpreso gli autori è stata la differenza di reazione tra coloro che hanno vissuto l’esperienza immersiva della realtà virtuale e coloro che hanno semplicemente guardato il film su uno schermo bidimensionale. I risultati hanno dimostrato per esempio che i conservatori che hanno indossato il visore VR hanno sviluppato un’empatia molto più profonda per i rifugiati rispetto alle persone dello stesso orientamento politico che hanno visto il documentario in modo tradizionale. Questo aumento della sensibilità si è tradotto in una maggiore propensione a donare per la crisi da parte dei conservatori, indicando un potenziale per la tecnologia VR nel superare le divisioni ideologiche e promuovere la compassione. D’altra parte, i partecipanti allo studio di orientamento politico liberal hanno manifestato un alto livello di empatia verso i rifugiati, indipendentemente dal formato in cui hanno visto il documentario. Tuttavia, anche loro hanno mostrato una maggiore volontà di donare dopo aver vissuto l’esperienza VR, suggerendo che questa tecnologia potrebbe agire come un amplificatore empatico anche per coloro che già hanno una sensibilità sociale decisamente sviluppata.

Porismita Borah, autrice principale dello studio, ha sottolineato l’importanza di comprendere come le tecnologie emergenti possano interagire con le predisposizioni ideologiche delle persone. “La nostra ricerca ha rivelato che la VR può essere un potente strumento per influenzare positivamente le opinioni politiche e promuovere l’attenzione verso le crisi umanitarie”, ha affermato la professoressa. “Questo potrebbe avere un impatto significativo sulle organizzazioni impegnate nel sensibilizzare il pubblico su questioni cruciali come i rifugiati e le emergenze umanitarie”.

Tuttavia, nonostante i risultati incoraggianti, lo studio ha anche alcuni limiti importanti. Ad esempio, il campione di partecipanti era composto principalmente da giovani universitari, il che potrebbe limitare la generalizzazione dei risultati. Inoltre, la ricerca si è concentrata su una sola crisi umanitaria, quindi potrebbe essere necessario approfondire ulteriormente per comprendere appieno l’impatto della VR su una gamma più ampia di questioni sociali. Nonostante questo, non possiamo non notare come i risultati dello studio suggeriscano che la tecnologia della realtà virtuale rappresenti un terreno neutro in cui le persone di diversa provenienza politica possono trovare unione e comunicazione nella compassione e nella solidarietà verso coloro che soffrono. In un’epoca in cui la polarizzazione politica sembra sempre più diffusa, la ricerca offre pertanto una luce di speranza per il potenziale delle tecnologie emergenti nel promuovere una maggiore comprensione e coesione sociale.