×
Photo by FX Canada /

Ricky Martin: Tutti mi dicevano di non fare coming-out


C’è una caratteristica insolita per una serie crime in questa seconda stagione di American Crime Story, ed è che il focus non è tanto sul come è stato ucciso Gianni Versace, quanto sul perché”. Ospite del programma televisivo “The Daily Show with Trevor Noah”, il cantante, ballerino e attore Ricky Martin parla della seconda stagione della serie tv “American Crime Story”.

Questa nuova stagione è dedicata all’assassinio del noto stilista italiano Gianni Versace nel 1997 per mano di Andrew Cunanan, mentre la prima era incentrata sul caso O. J. Simpson. La serie ‒ interpretata oltre che da Martin da Édgar Ramírez, Darren Criss e Penélope Cruz ‒ in Italia è andata in onda in prima visione sul canale satellitare Fox Crime dal 19 gennaio al 23 marzo 2018.

Perché abbiamo permesso che morisse?”, prosegue il cantante di origini portoricane. “Andrew Cunanan era nella lista dei più ricercati dell’FBI, eppure viveva tranquillamente a Miami senza nascondersi. Ma non l’hanno mai preso”.

Dopo gli iniziali convenevoli, Noah e Martin riflettono sul fatto che, come la storia di O. J. Simpson non poteva essere affrontata senza fare i conti con il problema del razzismo negli Stati Uniti, la drammatica vicenda dell’omicidio Versace non può essere analizzata senza riflettere anche sulla visione del mondo LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) da parte dell’opinione pubblica. “È stato uno dei motivi principali per cui ho accettato con entusiasmo di far parte del cast della serie”, ha risposto Ricky Martin. “C’è molta ingiustizia nella storia di Gianni Versace e quando Ryan Murphy mi ha chiamato e mi ha raccontato tutto quello di cui avremmo parlato nella serie, ho detto immediatamente ‘voglio esserci, voglio fare parte del tuo show’”.

Sono cresciuto in una cultura che mi diceva che i miei sentimenti erano orribili.

Gianni Versace, fa notare Trevor Noah, sebbene fosse un uomo ricco e potente – ha avuto enormi problemi nel rivelare la sua omosessualità. Lo stesso è stato per Ricky Martin. “Mi ci è voluto molto molto tempo”, confessa l’artista. “Fino all’età di 38 anni non ho fatto coming-out. Tutti mi dicevano: ‘Non farlo, non farlo assolutamente. Sarebbe la fine della tua carriera’. Ed erano persone che mi amavano, che avevano buone intenzioni. Persone che erano vittime loro stesse dell’omofobia”.

Sono cresciuto in una cultura che mi diceva che i miei sentimenti erano orribili, malvagi, cose di cui vergognarsi”, ricorda Martin.“Aggiungete poi che la mia immagine pubblica era quella del rubacuori, del sex-symbol e che avevo un enorme pubblico femminile”.

Nel 2010 Martin ha comunque deciso di uscire allo scoperto rivelando al mondo la propria omosessualità: “Era troppo doloroso, non ne potevo più”. Oggi Ricky Martin è sposato con il pittore Jwan Yosef e i due hanno due bambini, i gemelli Matteo e Valentino, nati da madre surrogata. “Quando ho avuto i miei due bambini mi sono detto: ‘devo fare coming out, come posso mentire a questi due bellissimi bambini?’. Nella vita le cose girano in circolo, guarda quello che sto facendo oggi: parlo per quelli che soffrono, e lo faccio attraverso la recitazione. È una cosa speciale”.