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Cibo e sostenibilità spiegati da Barack Obama


Un ospite d’eccezione ha varcato le porte della fiera di Rho a Milano lo scorso 9 maggio: si tratta dell’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ospite del Seeds&Chips, il summit internazionale sul cibo e l’innovazione.

Una breve presentazione con alcune immagini degli States, di conferenze e incontri pubblici ha anticipato il suo ingresso sul palco. In sottofondo le parole del suo discorso più importante, che lo hanno consacrato 44° Presidente degli Stati Uniti d’America: “Yes, we can”. Infine, un’ applauso scrosciante della sala gremita di gente lo ha accolto sul palco. Qualcuno del pubblico gli ha urlato: “Dov’è la tua cravatta?” e lui, con la camicia sbottonata risponde scherzosamente: “È vero ho dimenticato la cravatta!”.

Come di rito, per prima cosa Obama ha ringraziato gli organizzatori, il sindaco Beppe Sala, l’ex Presidente del consiglio Matteo Renzi e l’ex sindaca di Milano Letizia Moratti che ha reso possibile l’Expo nel 2015. Ha poi continuato con un elogio all’Italia, alla bellezza dei paesaggi delle città toscane, di Roma, di Milano e con un ricordo alle generazioni di italiani emigrati negli States, che hanno contribuito a creare un’America migliore e più forte. Un’occasione per l’ex Potus di rimarcare la differenza e la distanza tra sè e i suoi esecutivi e il nuovo Presidente in carica prima di dedicarsi al tema del summit, ovvero il cibo e l’innovazione.

Nel suo discorso, durato circa venti minuti, e nella successiva intervista con Sam Kass, chef e consulente nutrizionale della Casa Bianca, Obama ha trattato il tema dell’alimentazione legandolo ai problemi ambientali derivanti dal cambiamento climatico, sottolineando il ruolo che la politica, l’economia e la società in generale devono assumere per garantire uno sviluppo sostenibile.

Durante la mia presidenza ho fatto del cambiamento climatico la mia priorità perché credo che tra tutte le sfide che dobbiamo affrontare, questa definirà i contorni di questo secolo in modo più drammatico rispetto a qualunque altra. Nessun paese, ricco o povero, sarà immune dagli effetti dei cambiamenti climatici”.

Durante gli otto anni della presidenza Obama, grazie ad alcuni investimenti oltre confine volti a favorire l’efficienza energetica, si è avuto un impulso nell’utilizzo di energia pulita e una diminuzione delle cosiddette dirty energies” (lett. energie sporche). L’ex- Presidente degli Stati Uniti ha spiegato che l’intesa firmata a Parigi il 22 Aprile 2016, è stata solo il primo accordo per un futuro condiviso verso la sostenibilità ambientale e nutrizionale: un percorso essenziale e urgente perché, secondo Obama, la crescita dei flussi migratori che si sta osservando in Europa è destinata ad aumentare ulteriormente, se non si attueranno  strategie a breve e lungo termine sia nei paesi di destinazione sia in quelli di arrivo, dal momento che non ci si allontana solo da zone di guerra o conflitti, ma soprattutto da aree di profonda povertà dove l’assenza di risorse, strutture e interventi porta a una malnutrizione diffusa, se non a vera e propria fame.

Il cambiamento climatico stanno rendendo ancor più difficile la produzione di cibo: si è già vista una riduzione dei rendimenti e un aumento dei prezzi degli alimenti, con il rischio di generare instabilità politica. Se parte della popolazione più povera continua ad essere occupata nel settore agricolo, gli squilibri tra paesi sviluppati e sottosviluppati, che abbiamo risanato e combattuto nel tempo, saranno più difficili da risolvere”.

Secondo Obama, si sono già identificati alcuni modi per affrontare questa sfida e, a fronte delle ultime stime effettuate dallOnu, che prevede un aumento della popolazione mondiale fino a 9 miliardi di persone, è decisamente passato il tempo delle parole: “Adesso è ora di agire”, ha tuonato.

Gli States sono riusciti a fare dei passi avanti in tal senso, di pari passo con la crescita economica, così come sta facendo anche parte dell’Europa. Tuttavia, il cammino verso questo nuovo futuro deve essere fatto congiuntamente e richiederà l’impiego dei migliori scienziati, dei migliori ingegneri, dei migliori imprenditori; sarà importante sia l’investimento pubblico sia quello privato per garantire un miglioramento delle tecniche di produzione e di conservazione del cibo, un aumento della qualità dei prodotti in modo da rendere l’intero processo più sostenibile.

A tal proposito l’innovazione tecnologica risulta essere essenziale per facilitare il raggiungimento di questi obiettivi. Obama, infatti, sottolinea l’importanza dello sviluppo di una tecnologia mobile che raccolga e fornisca dati e informazioni riguardanti il settore agricolo: si riferisce a delle applicazioni che includano immagini dal satellite, previsioni climatiche e i prezzi di mercato dei diversi prodotti. Questi strumenti devono essere messi a disposizione degli agricoltori cosicché possano sapere dove, quando, cosa piantare e a quale prezzo il prodotto può essere venduto.

La tecnologia, gli investimenti e l’impiego delle competenze di esperti non sono però gli unici elementi importanti: quel che emerge dalle parole dell’ex Presidente è la necessità di sensibilizzare la popolazione mondiale sui temi di sostenibilità e innovazione. Ciò che manca è una cultura alimentare condivisa che incoraggi la domanda di cibo più salutare e sostenibile e che educhi le persone a non sprecare gli alimenti: negli Usa infatti si stima che il 40 per cento del cibo venga buttato, a fronte di circa 800 milioni di persone nel mondo che soffrono di malnutrizione e carenza alimentare.

Dei passi avanti sono già stati fatti: negli USA, grazie alla collaborazione con le scuole e con gli imprenditori, si è riusciti a diminuire il tasso di obesità tra i più giovani per la prima volta in trent’anni. Un risultato significativo poichè la diffusione di cibo salutare porta a uno stile di vita migliore e a una diminuzione dei costi della sanità, lasciando quindi risorse disponibili per altri settori. Un altro miglioramento si è visto con la diminuzione del numero di persone denutrite nel mondo, che è sceso di oltre 160 milioni: “Abbiamo salvato la vita a decine di migliaia di persone in tutto il mondo. Tutto questo ci fa capire che se noi dominiamo il futuro non c’è nulla che non possiamo fare. Non voglio credere che ci sia parte del mondo condannata alla fame e alla malnutrizione, non voglio credere che il mondo sia condannato al continuo aumento delle temperature, credo che questi siano problemi causati dall’uomo e risolvibili dall’uomo”.

Anche durante la successiva intervista con Sam Kass, Barack Obama ha mantenuto un tono scherzoso, inframmezzando ulteriori riflessioni sul tema a qualche battuta: “Mi sta piacendo stare a casa, sto cercando di capire come funziona la macchinetta del caffè”. La conversazione però si sposta  sui giovani e sul suo lavoro con le nuove generazioni, quelle che formeranno la nuova leadership: “Quando ero presidente ovunque andassi incontravo persone giovani e questo mi dava energia e ispirazione e mi faceva capire quanto ottimismo, talento e idealismo c’era tra i ragazzi in USA, Europa, Africa, Asia, Medio Oriente. Il problema è che molto spesso la voce dei giovani rimane inascoltata, e molte volte quando vogliono partecipare attivamente non possono farlo perché non sanno come, non hanno gli strumenti. Per questo si sta discutendo su come creare una rete di giovani attivisti nel mondo in ambito politico, economico, giornalistico per aiutarli a trovare gli strumenti, i contatti, i finanziamenti perché riescano a realizzare i loro obiettivi”.

Tra una domanda e l’altra, qualche commento sulla nuova amministrazione guidata da Trump: “Ovviamente l’amministrazione attuale ha degli obiettivi diversi in ambito di politiche per l’ambiente e sul cambiamento climatico. Ma questa è la democrazia. Tuttavia grazie agli sforzi degli anni passati si sta già investendo in energia pulita e credo che comunque questo sarà il futuro, perché investitori, ingegneri, imprenditori stanno investendo risorse pensando al futuro”.

La chiave del successo sta nella politica, che deve guidare questo cambiamento, ma molto dipende da quello che le singole persone fanno ogni giorno e dall’impegno della popolazione a livello mondiale, perché le decisioni prese singolarmente hanno molto più impatto rispetto a qualsiasi altra misura adottata: “Una tendenza della nostra democrazia è sentire i cittadini lamentarsi dei politici quando le cose non funzionano. Ma come ho sempre detto alla gente, voi avete i politici che vi meritate: se non votate, non partecipate, se non prestate attenzione allora vedrete delle politiche che non riflettono i vostri interessi”.