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Photo by El Conde de lo Trágico / CC BY-NC

Il flamenco universale di Rosalía, la nuova Beyoncé spagnola


Rosalía non ha limiti, può fare qualsiasi cosa”. Classe 1993, Rosalía è considerata la nuova Beyoncé spagnola: con due album, il primo “Los ángeles” del 2017 e il secondo “El mal querer” del 2018, ha scalato le classifiche nazionali e internazionali. El País ha dedicato un’intera puntata del podcast “Las historias de El País” a raccontare il suo successo.

Nata a Sant Esteve Sesrovires, un piccolo paese a 35 chilometri da Barcellona, Rosalía ha iniziato a cantare sin da piccola, ma la vera passione è sbocciata a tredici anni, quando ascoltò per la prima volta il flamenco di Camarón de la Isla, il massimo esponente del genere. Da quel momento iniziò a conoscere i grandi artisti del flamenco, ad ascoltarli, a farli propri, e a studiare la storia di questa forma musicale che continua a far parlare di sé.

Secondo la maggior parte degli esperti, il flamenco è nato con la Gran Redada del 1749, un’operazione voluta da re Fernando VI volta a imprigionare e sterminare la popolazione gitana. In risposta alla crescente paura e al dolore provato, la comunità gitana ha fatto del flamenco la sua forma di espressione. Nato in Andalusia, la regione meridionale della Spagna, il flamenco porta con sé un miscuglio di culture diverse, proprie dei castigliani, dei mori, degli ebrei sefarditi e della comunità romena.

Affascinata dalla bellezza del canto e della danza, Rosalía ha studiato alla “Scuola superiore di musica della Catalogna”, dove si è laureata in interpretazione vocale di flamenco, dando così inizio alla sua carriera. Il suo obiettivo era mettere nella sua musica tutti gli elementi dell’immaginario spagnolo e della cultura in cui è cresciuta: dal piccolo paese industriale dove viveva con la sua famiglia, alle messe domenicali con la nonna. Tra questi elementi non poteva mancare il flamenco. Se il suo primo album, “Los ángeles”, è impregnato di un nuovo flamenco che rimanda alla tradizione, il secondo “El mal querer” è una contaminazione di flamenco, pop e trap: “È stato un lavoro artigianale, di reinterpretazione dei nostri canti dal nostro punto di vista”, ha spiegato la cantante catalana in un’intervista.

Per concepire quest’album, Rosalía ha tratto ispirazione da “Flamenca”, un romanzo in lingua provenzale del XIII secolo di cui non si conosce l’autore. L’opera racconta la storia di una giovane donna – che dà il nome al romanzo – costretta al matrimonio con Archimbaut che, mosso dalla gelosia, finisce per imprigionarla. L’intero album di Rosalía riprende la trama del romanzo, dedicando ogni singolo brano a un capitolo dell’opera: ascoltandolo dall’inizio alla fine, “El mal querer” è un viaggio a tappe all’interno di questo matrimonio, dall’innamoramento, alla gelosia, alla sofferenza, fino al potere e all’emancipazione femminile.

Anche se Rosalía non viene riconosciuta come una “voce femminista”, con questo disco fa propria la causa della questione femminile, rivendicando l’indipendenza, la libertà e la forza della donna, attraverso il racconto di un amore oscuro, tossico.

Il fenomeno Rosalía non si riduce però solo alla musica: con le sue canzoni raggiunge anche il mondo della letteratura. Il romanzo di “Flamenca”, per esempio, è arrivato a una seconda edizione grazie a “El mal querer”, che ha triplicato le vendite dell’opera: se in otto anni si sono vendute con fatica 300 copie, negli ultimi mesi si è arrivati circa a mille esemplari venduti. Come racconta Jaime Covarsí, traduttore dell’opera, anche il pubblico è cambiato: se prima il romanzo “aveva un pubblico accademico, adesso lo comprano perfino gli adolescenti”.

Il flamenco deve molto all’etnia gitana, ma la musica non ha padroni.

Rosalía rappresenta la modernità spagnola, una generazione forte, con voglia di fare, con molte aspettative e soprattutto che non si rassegna”, spiega lo stilista Alejandro Palomo nel podcast di El País. Non cede nemmeno di fronte a chi la critica di essersi appropriata di una cultura non sua, utilizzando il linguaggio proprio della comunità gitana. In “Malamente”, per esempio, Rosalía utilizza la parola “Undivé” (o Endebel), che nella cultura gitana viene usata per riferirsi a Dio: in passato, chi lo utilizzava, rischiava la condanna a morte. “Non sono d’accordo con questa polemica, perché appropriazione culturale è anche quando mangiamo il riso con le bacchette. Quello che ha fatto Rosalía è stato approfittare della cultura del flamenco modernizzandola”, conclude Palomo.

Il flamenco deve molto all’etnia gitana, ma la musica non ha padroni”, ha commentato Rosalía in un articolo de El País Semanal. “C’è una cosa che ha ottenuto Rosalía e che mi affascina: il fatto che chi ascolta l’indie, la trap o il rock si è trovato improvvisamente a dedicare 40 minuti a un disco di solo flamenco. Non ricordo niente di tutto questo da molti anni”, racconta Javier Marmisa di El País.

Fra le varie critiche non sono mancate nemmeno quelle dei sostenitori dell’indipendentismo – convinti che solo una Catalogna indipendente potrà impedire la scomparsa della lingua catalana – che chiedevano alla loro compatriota di cantare nella sua lingua madre. Una polemica destinata a svanire con l’uscita inaspettata di “Milionària”, un singolo che Rosalía ha deciso di cantare interamente in catalano. Una scelta controcorrente e coraggiosa allo stesso tempo, per una stella emergente che si affaccia al contesto musicale internazionale. I primi successi sono già arrivati: lo scorso 26 agosto, con il brano “Con Altura – cantato insieme al colombiano J Balvin – Rosalía ha vinto un MTV Video Music Award, diventando così la prima artista spagnola a ricevere il premio.

In una tensione continua tra passato e presente, tra la sua terra d’origine e la ricchezza delle diversità di un intero paese, Rosalía continua a lavorare a progetti nuovi e diversi. L’ultimo “Yo por Ti, Tu por Mi”, un brano uscito lo scorso 15 agosto frutto della collaborazione con il cantante portoricano Ozuna.

Quella di Rosalía non è trap, né elettronica, né un “cante jondo” tipico del flamenco: si tratta di un mix di tutto questo. Con lei è nato un nuovo flamenco, contaminato da generi diversi, ma che continua a vedersi e a sentirsi. Rosalía ha dato vita a un nuovo linguaggio.