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Vaccini e autismo: serve ancora oggi raccontare la verità e smascherare le bugie


Le polemiche intorno ai vaccini con lo scoppio della pandemia di covid-19 hanno avuto un nuovo boom, ma hanno una storia antica. Che tuttavia è bene continuare a raccontare per contrastare l’emergere di una pericolosa esitanza nei confronti di questi presidi e anche per capire da dove viene e chi la prova.

Il caso forse più controverso è quello riguardante la supposta correlazione tra vaccini e autismo. Ancora oggi, nonostante innumerevoli prese di posizione ufficiali, appelli di luminari, servizi sui mass-media, sentenze giudiziarie, smentite categoriche e ritrattazioni, una vasta comunità di persone in buona fede ritiene che alcune vaccinazioni ‒ oppure la quantità troppo elevata di vaccinazioni che si somministrano ai lattanti – causino una sorta di overreaction nei bambini che in alcuni casi porta all’insorgenza di patologie gravissime o disturbi dello sviluppo. O all’autismo.

Tutto questo è stato scatenato – abbastanza incredibilmente, visto che la letteratura scientifica non è certo un fenomeno di massa – dalla pubblicazione sulla prestigiosa rivista medica britannica The Lancet nel febbraio 1998 di uno studio firmato dall’allora quarantunenne ricercatore Andrew Wakefield e da una dozzina di co-autori che riportava i casi clinici di 12 bambini con disturbi legati allo sviluppo e ricoverati nel reparto di Gastroenterologia del Royal Free Hospital di Hampstead, a nord di Londra, tra luglio 1996 e febbraio 1997. Accompagnata da una conferenza stampa (evento tutt’altro che frequente nell’ambito accademico-scientifico), l’uscita dello studio attirò una grandissima attenzione da parte dei media e l’uscita di diversi articoli – alcuni a firma dello stesso Wakefield – che attaccavano la pratica della vaccinazione infantile e hanno causato grande sconcerto nella popolazione.

Perché tanto allarme? Nello studio in questione si sosteneva che i genitori dei due terzi dei 12 bambini presi in esame davano la colpa al vaccino Mmr (acronimo da Measles, Mumps e Rubella, cioè morbillo, orecchioni e rosolia) dell’insorgenza – nell’arco di 14 giorni dalla somministrazione – di una sindrome che veniva descritta come una combinazione di patologie infiammatorie intestinali e quello che Wakefield definiva “autismo regressivo”, un disturbo mentale a causa del quale le capacità linguistico-motorie dei bambini andavano progressivamente perdute. Nonostante il campione di bambini fosse molto esiguo, i dati erano davvero molto preoccupanti. Durante la suddetta conferenza stampa del 1998, Wakefield dichiarò tra l’altro: “È un dovere morale, il mio. Non posso supportare l’utilizzo di questi tre vaccini in combinazione finché non verrà dissipato qualsiasi dubbio”, suggerendo poi che le vaccinazioni per morbillo, orecchioni e rosolia andassero piuttosto effettuate singolarmente a distanza di un anno l’una dall’altra.

Da subito prese piede una ampia campagna contro la vaccinazione Mmr, anche grazie all’adesione di alcuni esponenti del mondo dell’entertainment, a volte toccati da dolorose storie personali come la showgirl Jenny McCarthy. I tassi di vaccinazione per morbillo, orecchioni e rosolia in Gran Bretagna scesero sensibilmente a causa del panico tra i genitori, e altrettanto successe negli Usa dopo la partecipazione di Wakefield alla seguitissima trasmissione televisiva CBS “60 Minutes” nel novembre 2000, durante la quale il medico parlò di una “epidemia di autismo”. Un trend simile, sebbene meno marcato, si è registrato in tutto il mondo occidentale. Ben presto quasi tutti i vaccini – non più solo quello Mmr – finirono nel mirino della controinformazione, e spuntarono come funghi libri e siti internet che davano spazio a tesi complottiste anche molto estreme.

Andrew Wakefield nell’immaginario collettivo era ormai un ricercatore coraggioso, magari controverso ma sicuramente controcorrente, lontano dagli interessi delle aziende farmaceutiche e in trincea al fianco di bambini e genitori. Ed è rimasto tale finché nel febbraio 2004 il giornalista britannico Brian Deer, che si era occupato dell’argomento per il quotidiano Sunday Times e l’emittente televisiva Channel 4 (e che ne ha scritto anche sul British Medical Journal: qui e qui), non ha scoperto alcuni inquietanti scheletri nell’armadio, esposti anche in un documentario, intitolato “Mmr: What they didn’t tell you”.  Cosa ha svelato Deer?

Due anni prima della pubblicazione del suo celebre trial clinico Wakefield avrebbe stilato un contratto come consulente per lo studio legale dell’avvocato Richard Barr di King’s Lynn, nell’ambito della pianificazione di una class action ‘speculativa’ da intentare a nome di 1600 famiglie reclutate all’occorrenza. Per tale consulenza Barr avrebbe versato a Wakefield – rivela la UK Legal Services Commission – un onorario di 435.643 sterline (circa 750mila dollari, otto volte il salario annuo di Wakefield all’epoca dei fatti) più le spese, peraltro utilizzando illegittimamente lo UK legal aid fund, cioè il fondo governativo per l’assistenza legale ai non abbienti. Un clamoroso conflitto d’interessi che secondo Barr avrebbe condizionato il lavoro del ricercatore, interessato a quel punto a lanciare un allarme-vaccini e a mantenerlo vivo più a lungo possibile: non a caso risulta che nella corrispondenza con Barr facesse riferimento a una misteriosa sindrome autistica causata dai vaccini prima ancora di fare ricerche in tal senso! In una lettera venuta alla luce durante le indagini l’avvocato scrive: “Come menzionato in precedenza, il nostro primo obiettivo è produrre evidenza inattaccabile così da convincere la giuria che questi vaccini sono pericolosi”.

Come se non bastasse, l’inchiesta del Sunday Times e di Channel 4 ha rivelato che nel 1997 Wakefield ha registrato una serie di prodotti farmaceutici, tra i quali un presunto vaccino ‘sicuro’ per il morbillo e un trattamento per l’autismo. Per giunta Wakefield si è guardato bene dal dichiarare tali giganteschi conflitti d’interesse – cosa alla quale sarebbe stato tenuto per legge – alla redazione della rivista The Lancet e al pubblico. Ma lo scandalo – e la conseguente ritrattazione da parte del board editoriale del settimanale scientifico inglese per mancata comunicazione di conflitto d’interessi – purtroppo non ha fermato la paura nei confronti dei vaccini, che ha portato a conseguenze epidemiologiche gravi. Nel gennaio 2010 succede qualcosa di decisivo: un’indagine minuziosa del General Medical Council (Gmc), l’istituzione che in Gran Bretagna governa la pratica clinica e che ha il potere di inibire la professione medica a chi viola il codice deontologico, arriva a compimento dopo 197 giorni, e sono dolori per Wakefield. Il ricercatore viene giudicato colpevole di più di 30 accuse, incluse 12 relative all’abuso di bambini. La ricerca del 1998 viene dichiarata ufficialmente fraudolenta e disonesta, e The Lancet si affretta a ritrattarla ufficialmente. Nel maggio 2010 Wakefield – che nel frattempo ha pensato bene di trasferirsi in Texas – viene espulso dall’ordine e gli viene revocata la licenza.

Scavando nei dati, nei documenti e nelle dichiarazioni relative a questo procedimento (qui il testo completo), Brian Deer scopre particolari incredibili: i 12 bambini che nello studio del 1998 vengono presentati come pazienti routinari capitati al Royal Free Hospital per risolvere i loro problemi di salute (lo ricordiamo, stati infiammatori intestinali e disturbi relativi allo sviluppo) in realtà erano stati arruolati nell’ambiente delle associazioni anti-vaccini, e la maggioranza dei loro genitori erano clienti dell’avvocato Barr. Nessuno dei 12 bambini era di Londra, e alcuni avevano affrontato lunghi viaggi per raggiungere il reparto nel quale Wakefield avrebbe fatto la sua “casuale”, drammatica scoperta. I documenti clinici dei 12 bambini inoltre non riportavano in nessun caso diagnosi ufficiali di sindromi autistiche o di patologie intestinali effettuate nell’ospedale londinese (anzi, tutti presentavano biopsie intestinali del tutto normali), ma Wakefield li ha modificati illegalmente per far sembrare che fosse così.

Inoltre, le indagini ufficiali hanno verificato che
–  in alcuni casi i genitori dei bambini avevano denunciato ai loro medici di famiglia sintomi di sindromi autistiche prima di aver effettuato la vaccinazione e non dopo;
–  in alcuni casi i bambini – per fortuna – hanno avuto uno sviluppo del tutto normale negli anni successivi;
–  in alcuni casi i bambini non hanno mai presentato né prima di aver effettuato la vaccinazione né dopo sintomi in qualche modo riconducibili all’autismo;
– per provare le sue teorie, Wakefield ha sottoposto (contro ogni deontologia e contro il giuramento di Ippocrate) i bambini dello studio a procedure diagnostiche molto invasive e in parte pericolose, come anestesia, ileo colonscopia, punture lombari, lastre al cervello, elettroencefalogrammi, lastre con somministrazione di isotopi radioattivi.

Tutto questo, invano. L’indagine del Gmc ha verificato che nessun segno del virus del morbillo è stato riscontrato nel sangue e nei tessuti intestinali dei bambini, presenza che secondo la teoria di Wakefield avrebbe provato il link tra vaccinazione Mmr e insorgenza della patologia infiammatoria intestinale. Chi ha truccato lo studio? L’istruttoria ha stabilito che la risposta è chiara: Andrew Wakefield. Qual è stata la reazione dei fan di Wakefield alla condanna per frode? Negare tutto. Spiega Brian Deer: “Negano che possa aver mai ricevuto denaro per le sue ricerche, insistono che il dottore è un eroe, un campione degli interessi dei bambini. Non pensano al fatto che invece ha causato il ritorno del morbillo, che è potenzialmente fatale, in Paesi in cui era stato sconfitto, e che ha gettato migliaia di genitori nel terrore e nel senso di colpa perché credono di aver causato ai figli una gravissima malattia come l’autismo facendoli vaccinare”. “Per la nostra comunità, Andrew Wakefield è Nelson Mandela e Gesù Cristo uniti in una persona sola”, afferma al New York Times J. B. Handley, cofondatore di Generation Rescue, un gruppo antivaccinista. “È un simbolo di tutto quello che noi proviamo”.

Nel frattempo Wakefield è “prudentemente” riparato in Texas, dove lavora con associazioni legate all’autismo. Qui fonda la Strategic Autism Initiative con Polly Tommey, madre di un ragazzo autistico, una delle sue principali collaboratrici e, anche l’Autism Media Channel, che produce video sul tema autismo-vaccino Mmr e che realizza anche il film “Vaxxed: From Cover-Up to Catastrophe” (in italiano “Vaxxed: il film che non vogliono tu veda”), diretto da Wakefield in persona e che avrebbe dovuto essere presentato in anteprima al Tribeca film festival 2016 organizzato da Robert De Niro, anche lui purtroppo padre di un bambino autistico. Dopo le feroci polemiche scoppiate alla notizia, De Niro ha cancellato il film dal festival. Nel 2019 è uscito il sequel “Vaxxed II: The People’s Truth”.

Nel 2016 succede anche un’altra cosa molto importante. Wakefield, alla guida di una delegazione di attivisti anti-vaccini, incontra Donald Trump prima della sua elezione alla Presidenza degli Stati Uniti. “Per la prima volta da molto tempo, mi sento molto positivo, perché Donald Trump non è legato all’industria farmaceutica”, dichiara il medico britannico alla fine della riunione, e rivela che Trump gli avrebbe detto: “Farò qualcosa perché so che questa cosa è successa, l’ho visto in persone che hanno lavorato con me e con i loro figli” e che – se eletto alla Casa Bianca – avrebbe intenzione di nominare Robert Kennedy Jr., notoriamente antivaccinista, per guidare una commissione per la sicurezza dei vaccini. Wakefield aggiunge: “E io gli credo. Se dice che farà qualcosa, lo farà”.

Tanta fiducia sembra in effetti ben riposta, perché nel 2015 il futuro presidente degli Stati Uniti durante un evento pubblico organizzato dal Partito Repubblicano aveva dichiarato: “Sono in generale a favore dei vaccini, ma quando ero piccolo, l’autismo non era molto diffuso e ora all’improvviso è un’epidemia”. Invece anche da Trump per Wakefield (che viene invitato anche al party di festeggiamento per l’elezione del nuovo Presidente e addirittura finisce sulle riviste di gossip per la sua relazione sentimentale con l’ex top model australiana Elle Macpherson, fresca di divorzio da un miliardario che le ha lasciato svariati milioni di dollari e prestigiose proprietà immobiliari) arrivano nei mesi e anni successivi soltanto delusioni. Di commissioni d’inchiesta sui vaccini nemmeno l’ombra, e come Secretary of Health and Human Services Trump nomina Tom Price, che sul tema afferma: “La scienza ha dimostrato che non esiste alcun legame tra vaccini e autismo”. Wakefield inizia a rendersi conto che l’appoggio sognato dall’Amministrazione Trump non arriverà: il Presidente per mesi non dice una parola sui vaccini e quando scoppia un’epidemia di morbillo, dichiara ai giornalisti: “Le famiglie devono vaccinare i propri figli. Le vaccinazioni sono così importanti. Sta succedendo davvero, adesso. I bambini devono ottenere i loro vaccini”.

L’ex-potus del resto ha dovuto capitolare anche rispetto un altro vaccino che sta subendo il colpo dell’esitanza vaccinale: quello contro covid-19. Dopo silenzio, lunga esitazione e dopo numerosi solleciti, Donald Trump ha pubblicamente dichiarato: “Lo consiglierei e lo consiglierei anche a molti che non vogliono farlo, e molte di quelle persone hanno votato per me”.