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Photo by Daniele Marzocchi / CC BY-NC

Noi e la pandemia, cosa ci aspetta? E cosa cambierà?


“...e Apollo, a cui diletto capo egli era, il suo lamento esaudì dall’Olimpo, e contra i Greci pestiferi vibrò dardi mortali. Perìa la gente a torme, e d’ogni parte sibilanti del Dio pel campo tutto volavano gli strali.

Questi versi, del primo libro dell’Iliade, raccontano delle frecce di Apollo che per dieci giorni portarono una pestilenza nell’accampamento degli Achei. Sono quegli stessi dardi a cui oggi si riferisce il titolo del libro “La Freccia di Apollo” (Il Pensiero Scientifico Editore 2020) di Nicholas Christakis, medico, sociologo e direttore dello Human Nature Lab presso l’Università di Yale in Connecticut (USA). Nel libro egli esamina l’attuale pestilenza – la pandemia da covid-19 – e il suo “profondo e duraturo impatto sulle nostre vite”.

Per rendere giustizia ad Apollo, bisogna anche dire che egli era tanto il dio capace di infliggere pestilenze ed epidemie, quanto quello che poi portava la guarigione e che proteggeva le arti mediche. Certo è che la scia dei suoi dardi ha attraversato tutta la storia dell’essere umano, portando a numerosi incontri tra la nostra specie e altre portatrici di virus e batteri in grado di colpirci severamente: “Le epidemie non sono eventi nuovi per la nostra specie, sono nuovi per noi”, spiega lo stesso Christakis in occasione del briefing online “Coronavirus and the Way We Live: What Pandemics Mean, How You Fight Them – and How You Can Ultimately Win”, organizzato nei giorni scorsi dal think thank The Lisbon Council.

Dalle esperienze passate del resto vengono molte di quelle che Christakis chiama Non pharmaceutical interventions, ovvero misure di intervento non farmacologiche: dalla quarantena al lockdown, dalle mascherine al tracciamento dei contagi. E conoscere e studiare quanto accaduto in passato può aiutarci a capire meglio il nostro presente, a gestire questa situazione e a fare qualche previsione su quanto accadrà.

Le epidemie non sono eventi nuovi per la nostra specie, sono nuovi per noi.

Il medico statunitense delinea presente e futuro in tre distinte fasi della pandemia e ce le racconta via video dalla sua abitazione in Vermont (USA): “Bisognerà aspettare la fine del 2021 o l’inizio del 2022 prima che si raggiunga l’immunità di gregge, o perché il virus avrà continuato a diffondersi o perché avremo vaccinato un numero sufficiente persone. C’è bisogno di tempo per questo. Più o meno tra un anno riusciremo a raggiungere in un modo o nell’altro questo traguardo. Il virus sarà ancora in giro, non sparirà, ma la sua forza epidemica verrà smorzata”. “Poi”, prosegue, “ci vorrà un po’ di tempo per riprendersi economicamente e socialmente”. Questo è il periodo che nel libro viene definito periodo pandemico intermedio. “Non penso che le persone cominceranno immediatamente a tornare in giro, a viaggiare all’estero e le imprese grandi e piccole avranno bisogno di tempo per riprendersi. Tuttavia dopo uno o due anni di ripresa economica e sociale penso che assisteremo a una fase paragonabile ai ruggenti anni ‘20”, rassicura Christakis.

Ogni fase porta con sé cambiamenti. Per quanto riguarda la prima, quella che stiamo vivendo, li conosciamo molto bene: distanziamento sociale, chiusura delle scuole, perdita di molti – troppi – posti di lavoro, chiusura di bar e ristoranti, di palestre e piscine, insomma una rivoluzione della quotidianità . Ma anche una fuga dalla città (“questo è successo per migliaia di anni durante le epidemie e sta accadendo ancora, ma le persone torneranno nelle città”, rassicura Christakis), un aumento della religiosità, un’attitudine al risparmio e ad evitare rischi.

La seconda fase sarà quella che vedrà pesare più profondamente la crisi economica e vedrà cambiamenti nel mercato del lavoro (telelavoro e smart working non spariranno) che ricadranno su molti altri settori, per esempio sul mercato immobiliare e dei servizi. Alcuni settori sono stati particolarmente penalizzati e ci vorrà del tempo per recuperare il terreno perduto: pensiamo alla ristorazione, al turismo, al mondo dello spettacolo. Altri hanno visto un’accelerazione – innovazione digitale, tecnologica e robotica – che invece potrebbe trasformarsi in una crescita costante. L’assistenza sanitaria e la scuola dovranno sicuramente subire trasformazioni, anche in conto delle difficoltà emerse o amplificate dalla pandemia.

Alcuni dei cambiamenti che potrebbero verificarsi nei prossimi cinque anni sono stati pronosticati (o forse solo auspicati) da un gruppo di esperti della University of Chicago, in una serie di video interviste intitolata “COVID 2025: Our World in the Next 5 Years”. Molti sono dettati dalla necessità di ridurre le disuguaglianze emerse e amplificate durante questi mesi di pandemia. Tuttavia queste e i cambiamenti che esse rendono necessari sono visibili e ben immaginabili a chi vuole guardare. Quello che invece è meno evidente è se questa pandemia sarà in grado di modificare profondamente la nostra società e il futuro.

In parte è quanto è già accaduto, per lo meno secondo un articolo del Guardian che mostra come l’effetto principale degli scorsi mesi sia stato quello di una lente d’ingrandimento, nel bene o nel male. Per esempio, prima di covid-19 molti, tra cui esperti in previsioni elettorali, davano quasi certo un secondo mandato di Donald Trump; ma, la disastrosa gestione dell’emergenza e le bugie continue potrebbero aver contribuito in maniera determinante alla vittoria di Biden con conseguenze per il futuro del mondo intero, dal climate change agli equilibri internazionali.

Se mai c’è stato un momento per seguire le indicazioni di distanziamento e protezione individuale, questo è il momento.

Tuttavia, secondo Christakis, è difficile predire quali saranno le conseguenze a lungo lungo termine. “Non credo che ci saranno conseguenze a lungo termine sulla natura umana, tuttavia potrebbero esserci altri tipi di cambiamenti. Alcuni pensano che questo sia avvenuto in passato, per esempio in occasione della peste bubbonica in Europa.  Il fatto che fosse evidente che i governati non erano in grado di fermare l’epidemia, che gli scienziati e i medici non erano in grado di fermare l’epidemia, che i preti non erano in grado di fermare l’epidemia, secondo alcuni ha portato alla riforma protestante, alla nascita della scienza moderna o anche a nuove forme di governo”, ci racconta.

“Io non so se questa pandemia porterà a rivoluzioni tanto drastiche”, tentenna. “Tuttavia è possibile magari che come conseguenza di questa pandemia noi cominceremo a prendere più sul serio gli scienziati e che questo, per esempio, ci faccia rispondere più prontamente al cambiamento climatico. Magari ora, quando i climatologi diranno che dovremo fare una determinata scelta o accadrà un disastro, magari le persone penseranno che sia meglio seguire il consiglio”. Oppure, ci spiega, potrebbero esserci ripercussioni nella parità di genere e nella presenza femminile sul mercato del lavoro. Se milioni di coppie, per esempio, per far fronte alla crisi economica e alla chiusura delle scuole decidessero che a casa con i figli restano le donne perché ancora oggi sono quelle che guadagno meno, “potremmo avere una regressione nelle relazioni di genere nella nostra società, potremmo perdere 20 anni di progressi e tra cinque anni o dieci anni potremmo osservare che molte meno donne lavorano e che la retribuzione è ancora più diseguale, a causa di questa pandemia”.

Non è detto che accada, potrebbe anche accadere che poiché entrambi i genitori sono a casa e il carico della gestione di famiglia e figli viene distribuito più equamente e questo dia il via a una nuova società in cui lavoro e mansioni domestiche siano dominio di entrambi i genitori ed entrambi i sessi. Questi sono solo esempi, ma mostrano come molto di quello che cambierà potrebbe dipendere dalla somma di azioni individuali quanto dalle azioni collettive, della società: dalle scelte che saranno prese nei prossimi mesi e dai comportamenti che saranno adottati.

Uno, fondamentale, delle nostre istituzioni, dovrà essere quello di dare messaggi coerenti e non contrastanti, per esempio sui vaccini ma anche su altri fronti. “Come scherzo nel libro”, spiega l’autore, “la mancanza di messaggi coerenti è come decidere di lasciare liberi di fare pipì in un’area di una piscina e poi sperare che questa non si diffonda nel resto dell’acqua. Tutto è connesso, ogni parte d’Italia è connessa al resto. L’intera piscina ha bisogno delle medesime regole (…). È fondamentale, nell’ambito della salute pubblica, creare una relazione di onestà e credibilità con le persone. Se si è disonesti durante un’emergenza, questo ti si ritorce contro perché poi le persone non credono più a quello che viene detto loro”.

E questo è il motivo per cui anche gli scienziati devono fare molta attenzione a dire chiaramente cosa pensano e perché lo pensano, quali sono le evidenze, quali sono le certezze. Agendo in questo modo, con trasparenza, è anche poi possibile mostrare di aver cambiato idea sulla base di nuove evidenze senza perdere di credibilità. Credibilità a cui devono contribuire anche i giornalisti: “I media svolgono un ruolo importante, ma devono mostrare un grande discernimento nello scegliere quale informazione riportare; senza dare voce a qualsiasi teoria più o meno credibile”, prosegue Christakis. “A volte i lettori hanno bisogno che gli sia detta qualche scomoda verità e il vostro lavoro non è di dire quello che le persone vogliono sentirsi dire, ma di dire quello che hanno bisogno di ascoltare… Certo è difficile in un’economia di mercato in cui le persone potrebbero decidere di non comprare un giornale che porta cattive notizie”.

Dire che il virus non esiste è un inganno, è una bugia… E il ruolo dei cittadini è pretendere onestà dai propri leader.

Eppure la verità è fondamentale in un rapporto di credibilità e secondo Christakis, oltre a doverla garantire i giornalisti, il pubblico ha la responsabilità di pretenderla. “Il problema è che le persone non vogliono credere a quello che sta accadendo e anche questo lo abbiamo già visto in passato. La negazione è una caratteristica delle epidemie così come le bugie: nessuno vuole pensare che c’è un giro un germe mortale, che si deve stare a casa, che le persone amate morranno… È orribile. Ma il ruolo del leader è quello di dare le cattive notizie onestamente, altrimenti si è solo un demagogo e non si aiuta la società. Dire che il virus non esiste è un inganno, è una bugia… E il ruolo dei cittadini è pretendere onestà dai propri leader”.

Purtroppo oggi, come abbiamo visto in tante occasioni – per esempio elettorali – le bugie si diffondono molto velocemente attraverso la Rete. E Christakis lo sa bene perché il suo principale campo di ricerca è la Scienza delle reti: a Yale è anche co-direttore dell’Institute for Network Science. “Le reti guidano il flusso dei germi quanto quello delle idee, incluse le informazioni false – spiega – ci possono essere super diffusori di germi, di cui tutti ormai abbiamo sentito parlare – ma ci sono anche super diffusori di bugie”. Fortunatamente come spiega anche nel libro ci sono strumenti matematici nella scienza delle reti che possono – potrebbero – essere applicati per capire questi fenomeni e contrastarli.

La scienza delle reti ci aiuta e ha aiutato non solo a capire come si diffonde l’infezione ma soprattutto a individuare quali nodi della rete sarebbe opportuno bloccare per primi, per esempio con la vaccinazione. Per pura provocazione nel suo libro, e anche in video chat con noi, Christakis suggerisce che secondo questa scienza “dovremmo vaccinare prima le persone più popolari, i super diffusori, questa sarebbe una mossa molto smart”. Ovviamente vaccinare giovani e persone in età lavorativa prima delle persone anziane e fragili, più a rischio di outcome letali in caso di infezione da covid-19, è una mossa inaccettabile da un punto di vista umano e sociale. Tuttavia un’altra interpretazione del medesimo principio è vaccinare le persone che hanno per forza di cose più contatti con altre e soprattutto con altre più fragili: operatori sanitari, personale di RSA, lavoratori ad alto contatto con i clienti… come del resto previsto dai piani di vaccinazione che circolano in questo momento.

C’è però un’altra idea a cui Nicholas Christakis tiene molto e che non compare nel libro: “Se mai c’è stato un momento per seguire le indicazioni di distanziamento e protezione individuale, questo è il momento, perché il vaccino è stato inventato”, tuona attraverso lo schermo. “Noi siamo la prima generazione di esseri umani ad affrontare questa antica minaccia di un’epidemia globale avendo la capacità tecnologica di inventare un trattamento in tempo reale, di inventare un vaccino mentre l’epidemia è ancora in corso. Questo non è mai accaduto prima. Siamo fortunati. E questo vuol dire che dobbiamo comportarci bene; dobbiamo comportarci bene per i prossimi sei, otto, dieci mesi o comunque fino a quando non arriva il vaccino. Non ci sono scuse per non indossare una mascherina e non rimanere distanti. Non seguendo queste indicazioni non si fa altro che porre se stessi e chi si è vicino a rischio. E ancora meno è il momento di dire, ‘sta arrivando il vaccino e allora tutto a posto, chi se ne importa delle precauzioni’. Questa è pura stupidità”.