Photo by Meeting Rimini / CC BY-NC-SA

Crohn e colite ulcerosa: 200mila i casi in Italia


Io adesso non sono malato, sono curato, che è diverso”. Ci tiene a precisarlo Simone Sabbioni, prima di cominciare a raccontare della sua battaglia contro la colite ulcerosa cronica, che nel 2016 lo ha costretto a rinunciare alle Olimpiadi di Rio de Janeiro e nel 2017 ai Mondiali di nuoto a Budapest. “Sono in remissione completa della malattia e con le cure non si è più malati”.

L’occasione di raccontare la sua storia è il lancio della nuova campagna di sensibilizzazione sulle malattie infiammatorie croniche intestinali promossa dall’Italian Group of Inflammatory Bowel Disease (Ig-Ibd), di cui il dorsista è il testimonial.

Lo dice con un gran sorriso, come se la battaglia fosse un ricordo del passato e non un duello costante vinto ogni giorno grazie a un’alimentazione controllata e a una terapia mirata. Del resto il primatista nazionale sui 100 metri dorso in vasca lunga ha grandi ambizioni per i prossimi Campionati Mondiali in vasca corta, in programma a Hangzhou, in Cina, agli inizi di dicembre e non può permettere che questa condizione intereferisca ancora.

Io adesso non sono malato, sono curato, che è diverso.

Trovare la terapia giusta, però, fatta di un farmaco da prendere mattina e sera e un’iniezione una volta al mese, oltre che di tanta attenzione a tavola (il pranzo tipico di Sabbioni è riso in bianco), non è stato semplice. Ci è voluto circa un anno dopo la diagnosi per metterne a punto una che gli permettesse di praticare il nuoto a questi livelli. “Chiaramente si passa dalle cure un pochettino più leggere per poi andare, se non si riesce, alle cure un pochettino più pesanti (…) Però è importante farli questi passaggi, e alla fine grazie a queste cure è tutto perfetto. È importante avere pazienza perché non si può aver tutto subito, come nella vita”.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici, secondo l’acronimo italiano) colpiscono oltre cinque milioni di persone nel mondo, di cui quasi tre milioni in Europa. In Italia mancano dati ufficiali, ma le stime del Ig-Ibd parlano di circa 200mila persone. Di queste, secondo il Alessandro Armuzzi, Segretario Generale IG-IBD e professore associato dell’Istituto di Patologia Speciale Medica e Semeiotica Medica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il 40 per cento è affetto da malattia di Crohn, mentre il restante 60 per cento da colite ulcerosa.

È importante lo sport in sé, anche non agonistico, perché, lo sport potrebbe essere una via d’uscita da questa cosa.

Questa patologia, spiega sempre Armuzzi, hanno il picco di incidenza tra i 20 e 30 anni. Simone che dopodomani compirà 22 anni, è un caso da manuale da questo unto di vista. Spesso però non è così. Infatti sembra che per il 20 per cento di chi sviluppa una di queste patologia l’esordio dei sintomi avviene molto presto, tra 10 e i 18 anni.

Saranno soprattutto questi giovanissimi che Simone Sabbioni incontrerà nel tour della campagna, per i quali ha un messaggio preciso: fate sport. “È importante lo sport in sé, anche non agonistico, perché, lo sport potrebbe essere una via d’uscita da questa cosa (…)  In primis ti metti un obiettivo, quindi quando hai un obiettivo poi devi raggiungere quell’obiettivo e pensare anche a tutti i modi per arrivare a quell’obiettivo“. Tra questi, conclude l’atleta, c’è lo stile di vita che si segue. “Per raggiungere quell’obiettivo e per far sport bisogna avere uno stile di vita sano che può partire dal fumo, può partire dall’alcol, può partire dal mangiar bene, che è importantissimo in questa situazione“.


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