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L’Italia ai mondiali di calcio. Del 2019


La Nazionale di calcio si è qualificata per i mondiali. Ah sì? La femminile o la maschile?

Fino a qualche giorno fa, nessuno in Italia si sarebbe sognato di fare una domanda del genere, un po’ perché ai campionati del mondo di calcio l’Italia degli uomini partecipa regolarmente da decenni, un po’ perché il calcio femminile è stato quasi sempre relegato al ruolo di fenomeno di costume, uno sport di serie B riservato alla controversa categoria delle ragazze maschiaccio: poche squadre, poco pubblico, pochi sponsor, nessuna attenzione da parte dei media.

Qualcosa poi cambia.

A settembre 2017, la Juventus, la società calcistica più importante d’Italia, quella col maggior numero di tifosi e l’unica in grado in questi anni di competere a livello internazionale, decide di iscrivere per la prima volta una squadra al campionato di serie A femminile.

A novembre dello stesso anno la nazionale maschile non si qualifica per i mondiali di Russia perdendo lo spareggio con la mediocre Svezia e gettando nello sconforto milioni di tifosi increduli (non succedeva dal 1958, ai tempi di Ghiggia, Schiaffino e Boniperti). Il calcio maschile tocca il fondo, la federazione viene commissariata e comincia una faticosa rifondazione che è ancora in corso.

Il nostro status è quello di dilettanti.

Mentre si consuma la tragedia sportiva di Buffon e soci, le ragazze del calcio cominciano l’avventura delle qualificazioni ai mondiali che si svolgeranno in Francia nel 2019 (sfalzati di un anno rispetto a quelli maschili). Le aspettative, per la prima volta dopo 20 anni di delusioni, sono alte: la nazionale femminile sembra in grado di fare l’impresa e staccare il biglietto per la Francia. E l’Italia non delude. Sette vittoria di fila, l’ultima il 3-0 con il Portogallo l’8 giugno scorso , permettono alla squadra guidata dal c.t. Milena Bertolini di qualificarsi con un turno di anticipo… altro che spareggi.

Proprio all’indomani dell’eliminazione della Nazionale di Ventura la trasmissione Agorà mandava in onda un servizio dedicato alla Nazionale femminile, un collage di interviste a un gruppo ancora di relative outsider, eppure già con le idee molto chiare sul significato da dare alla loro eventuale impresa sportiva.
La legge sul professionismo (la famigerata legge 91) va riformata tenendo conto dell’evoluzione dello sport in Italia: “ Il nostro status è quello di dilettanti, è questo l’inquadramento giuridico in cui siamo incasellate e questo vale non solo per le calciatrici ma anche per tutte le atlete italiane”, spiega tranquillamente Sara Gama, capitana della Juventus e della Nazionale.

È uno sport come un altro, non una prerogativa dei maschi: “Vieni sempre vista come il maschiaccio della situazione, quindi c’è bisogno di convincere chi ti sta vicino che è uno sport come un altro”, ricorda Alia Guagni, difensore della Fiorentina.

Insomma, obiettivo mondiali raggiunto, ma il calcio femminile in Italia vive la fase di passaggio tra un’adolescenza con genitori colpevolmente assenti e la maturità in un contesto legislativo e culturale che è cambiato meno rapidamente rispetto alle calciatrici e al movimento nel suo insieme.

Con i suoi successi la Nazionale ha la possibilità di trasformare i mondiali in un trampolino di lancio per il calcio e per tutto lo sport femminile italiano. “Ma non è una rivincita. Il fatto che la Nazionale maschile non sia andata ai Mondiali è una sconfitta per tutto il movimento”, ha commentato il c.t. Bertolini durante la conferenza stampa post partita.

In attesa di sapere come andrà a finire, godetevi i 18 gol segnati finora dalle azzurre nelle qualificazioni: sono tutti qui. Invece, qui trovate la puntata di Agorà con l’intervista alle atlete.


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