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Quando Buffon diceva: “Non voglio abbandonare l’Italia”


Si dovrebbe decidere domani il destino di Gigi Buffon, quando la Uefa comunicherà la sua decisione in merito alla squalifica che l’ex portiere della Juventus dovrà subire in seguito alle pesanti parole rivolte all’arbitro Michael Oliver in occasione del ritorno dei quarti di finale di Champions League. La decisione di domani potrebbe compromettere il futuro del portiere, che è pronto per firmare un contratto con il Paris Saint Germain. Quella con il club parigino sarebbe la prima volta di Buffon in un team straniero, come ha ricordato in un’intervista di qualche tempo fa al collega Gerard Piqué pubblicata su The Players Tribune. Nella stessa intervista però, aveva anche dato l’impressione di non voler lasciare il Belpaese.

È (l’Italia) il mondo che conosco meglio. È il mondo che mi fa sorridere e mi piace. Quindi, sapendo di essere un personaggio importante dello sport, non volevo e non voglio abbandonare l’Italia. Finchè posso, mi fa piacere esser qui”.

La chiave di lettura della scelta di Gianluigi Buffon potrebbe essere proprio in quel “finché posso”. Del resto, con quelle parole, l’ex portiere della nazionale cercava di spiegare come mai non avesse mai scelto di giocare al di fuori dei confini nazionali fino ad allora. Neanche quando la Juve si ritrovò in B e lui scelse di condividerne il destino.

Quello era un momento in cui uno come me doveva dare un segnale forte di attaccamento, (mostrare) che anche noi giocatori abbiamo dei sentimenti, che c’è riconoscenza, che ci sono tante cose belle oltre ai soldi, oltre alla popolarità. L’ho fatto veramente con piacere e lo rifarei”.

Sono stati anni difficili per il portiere, soprattutto quelli dopo il ritorno in serie A. Tuttavia Buffon non ha mai perso l’ottimismo: “Sono convinto che, se hai le qualità e se ti comporti bene nella vita, la vita anche alla lunga però ti ripaga. Di questo io sono sempre stato convinto e, infatti, poi quando abbiamo rivinto lo scudetto sei anni dopo, ho provato una felicità enorme… perchè sono stati sei anni veramente duri”.

In un’intervista così, non si può non parlare di Nazionale, quella a cui Buffon ha rinunciato dopo la mancata qualificazione ai prossimi Mondiali. Piquet, da buon amico, non insiste sull’assenza dell’Italia a Russia 2018, ma chiede invece delle emozioni provate all’esordio in maglia azzurra, proprio a Mosca, il 29 ottobre 1997.  “Era lo spareggio per il Mondiale che si giocava in Francia”, ricorda Gigi. “Dopo 25 minuti Pagliuca ha ricevuto un colpo al ginocchio (…). Quando ho visto lui che alzava il braccio per essere sostituito, sinceramente non ero molto felice, perché c’era un campo pieno di neve e la partita era veramente importante: per l’Italia era la finale per andare al Mondiale.  Quando ho visto lui alzare la mano ho detto: ‘Vabbè adesso ci scaldiamo in due minuti e andiamo in campo‘”.

La felicità per il mondiale è arrivata veramente molto dopo rispetto a quando lo abbiamo vinto.

Di Mondiali Gianluigi Buffon ne ha giocati cinque, uno per continente. Il più indimenticabile, tuttavia è quello del 2006, quando la squadra italiana ha alzato al cielo la Coppa del Mondo. “ll Mondiale in Germania è stato veramente speciale per noi italiani perchè, al di là della vittoria finale, è stato molto bello come lo abbiamo vissuto. In Germania ci sono tanti immigrati italiani che ci hanno fatto sentire praticamente come se avessimo sempre giocato in casa”.

La cosa particolare è che noi dopo aver vinto con la Germania eravamo tranquilli, come se avessimo già vinto il mondiale, e secondo me siamo stati dei pazzi (…). Noi pensavamo di avere già vinto, ma giocavamo contro una squadra pazzesca (…). Eravamo entrati in quella spirale lì, quella di essere una squadra che non aveva più paura di nessuno e di sapere che qualsiasi avversario avessimo incontrato avremmo vinto”. Eppure il ricordo di Buffon è segnato da una forte sofferenza: “Ho una sensazione, un ricordo forte del dopo vittoria del Mondiale: non riuscivo ad essere felice perché all’altare sacrificale avevo messo veramente tante energie, tante emozioni, che la felicità per il Mondiale è arrivata veramente molto dopo rispetto a quando lo abbiamo vinto”.

É preoccupato poi, Buffon, dalla situazione del calcio italiano: “Io penso che qualcosa si sia inceppato”, confessa. “Sono dieci anni che l’Italia è una buona squadra, perché siamo una buona squadra, ma non ha più quei talenti che aveva prima; e quando non hai determinati giocatori, poi fai fatica ad agguantare o a prendere un risultato”.

Piquet, infine, chiede cosa riserva il futuro di uno dei portieri più forti del mondo e, se alla luce dei recenti sviluppi parigini alcune delle parole del portiere perdono valore, altre si possono leggere in prospettiva di un domani solo un poco più lontano: “Se ti dicessi che non ho paura, probabilmente direi una bugia. Però, dentro di me, ho la tranquillità e la serenità che essendo una persona molto curiosa, il giorno che non giocherò più a calcio, so che avrò modo di non annoiarmi”. 

Per quanto riguarda piani più specifici per il giorno in cui per davvero lascerà il campo da gioco, non ce ne sono: “Vorrei fare tutti i corsi formativi imparare a fare bene se si può il dirigente, a fare bene se si può il direttore sportivo a fare bene se si può l’allenatore e poi con calma scegliere una strada e andare dritto su quella”.


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