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Medici, essere su Twitter per presidiare tutti gli spazi di conoscenza


Tutti gli spazi di conoscenza strutturata, in questo caso gli spazi legati alla conoscenza biomedica, devono essere presidiati”. Twitter incluso. A inserire il social network dell’uccellino blu, e tutti social media attraverso cui informazioni e notizie trovano diffusione, tra i luoghi di conoscenza è Davide Bennato. Bennato è professore di Sociologia dei media digitali, Università di Catania e da diversi anni si occupa di social media.

È lui, in qualità di esperto, a chiudere il nostro viaggio alla scoperta dell’uso che fanno e potrebbero/dovrebbero fare i nostri medici di Twitter. Secondo Bennato, infatti, “È molto importante per un medico professionista avere un suo account Twitter, soprattutto utilizzarlo quotidianamente”. Questo sia per seguire i dibattiti della comunità scientifica a livello nazionale e internazionale, sia appunto, per presidiare questo spazio e prevenire la diffusione di informazioni scorrette e comportamenti poco etici.

In questo senso dunque Bennato si trova d’accordo con Eugenio Santoro, Responsabile del laboratorio di informatica medica IRCCS – Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, nel considerare la presenza su Twitter da parte di medici e professionisti del settore sanitario come “un’arma per contrastare la diffusione di fake news e cattiva informazione”.

Certo non tutte le conversazioni portate avanti in ambito biomedico sono equivalenti. Queste si articolano, invece, spiega il professore, su tre livelli, basati sugli interlocutori in gioco.

Il primo livello è tra preofessionisti: “medico-medico, medico-ricercatore” etc. In questo caso è una conversazione molto tecnica, con hashtag specifici, studi e casi clinici su cui confrontarsi. Il secondo invece è quando medici professionisti cominciano a parlare con il grande pubblico, commentando link a determinate notizie o scoperte scientifiche riportate sui giornali esprimono la propria posizione rispetto a quei temi. “È una strategia che paga”, spiega il professore di Catania. In questo modo, infatti, i medici riescono sia a raggiungere quelle persone che “hanno un interesse nei confronti della notizia e da questo punto di vista riescono a intercettare anche l’opinione informata di un professionista del settore”, sia a “sensibilizzare le persone su determinati temi senza necessariamente dover scendere nei dettagli tecnici”. Infine poi c’è un terzo livello, quello in cui le persone non addette ai lavori parlano tra di loro di temi biomedici.

La presenza su Twitter, tuttavia, per un medico non è solo sinonimo di servizio per il pubblico, come hanno sottolineato anche i medici che ci hanno accompagnato in questo viaggio fino a oggi, ci sono anche molti vantaggi ad avere un profilo. Dal disseminare e proporre a colleghi magari lontani e con cui non si è in contatto il frutto delle proprie ricerche, a sfruttare al massimo i congressi. Di questo è convinto anche Bennato che consiglia di seguire le check-list messe a punto da Marta Teperek della London School of Economics per sfruttare al massimo gli eventi accademici e che contiene istruzioni anche per quanto riguarda l’uccellino blu.

Fate buon uso di Twitter alle conferenze”, raccomanda Teperek. “Molte discussioni e dibattiti interessanti hanno luogo oggigiorno su twitter. Seguite gli speaker e le persone che vi hanno fatto una buona impressione”. Questo è infatti uno dei modi più semplici ed efficaci per restare in contatto dopo la fine di un conferenza a stabiliri contatti utili e costruttivi. Inoltre, ricorda la ricercatrice, alcune persone adoperano Twitter ai congessi per “prendere appunti”, semplicemente twittando osservazioni e key-message delle relazioni a cui partecipano per poi tornarci dopo. Magari con un commento per aprire un dibattito con colleghi che non hanno potuto invece partecipare.

È molto importante per un medico professionista avere un suo account Twitter, e soprattutto utilizzarlo quotidianamente.

Tuttavia c’è un altro particolare vantaggio ad adoperare bene Twitter. Uno che, secondo Bennato, è tra i più sottovalutati. Quello di avere a portata dita un motore di ricerca molto sofisticato che riesce a produrre una quantità di informazioni e risultati paragonabile a quella di Google ma estremamente più valida ed utile. Big G, infatti, restituisce risultati utili immersi in un rumore di fondo enorme. Questo perchè “Google è un software e quindi uno strumento automatico che raccoglie e indicizza le pagine. Invece, se qualcuno ha messo (su Twitter, ndr) una pagina legata a un hashtag professionistico è una persona che ha letto l’informazione e l’ha valutata e l’ha ritenuta opportuna da essere condivisa all’interno della propria rete Twitter. È una persona, una componente semantica che Google non può avere al momento”.

Componente semantica poi che è dovuta a persone di cui ci si fida, da cui non si potrebbero avere consigli e indicazioni altrimenti, fatta di colleghi italiani e internazionali. Twitter dunque permette ad “avere quindi un respiro più ampio senza dover necessariamente leggere tutta la reportistica che in ambio biomedico viene a essere prodotta in modo molto consistente (…) E uno sguardo molto più ampio e internazionale sulla propria disciplina e il proprio settore di ricerca”.

La serie “Medici su Twitter” è realizzata con il contributo non condizionante di 


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