Photo by Kjetil Ree / CC BY-SA

Una biotech nonprofit, l’ultima trovata di Bill e Melinda Gates


Il numero da tenere a mente è quattro. Quattro morti ogni minuti al mondo di tubercolosi, malaria o malattie enteriche. Questo è il numero che ha portato alla decisione di creare il Bill e Melinda Gates Medical Research Institute:  sorta di spin-off farmaceutico della fondazione con l’obiettivo primario di trovare soluzioni a queste malattie. Al timone una donna Penny Heaton, già direttore alla Gates Foundation del dipartimento dedicato allo sviluppo di vaccini.

Nonostante siamo riusciti a fare progressi straordinari in alcune aree della salute globale, non ci sono stati abbastanza avanzamenti in tre aree in particolare”, spiega Heaton in un’intervista a margine della BIO International Convention lo scorso Giugno. “Ci sono ancora 1,7 milioni di morti ogni anno dovute alla tubercolosi, circa 500mila alla malaria e altrettante dovute a diarree e malattie enteriche”. Secondo la Gates Foundation, per trovare una reale soluzione a queste tre malattie serva una sorta di catalizzatore, che accelerasse la ricerca in questi ambiti, dove lo scarso interesse e i pochi fondi a disposizione non permettono uno sviluppo di soluzioni altrettanto efficaci quanto in altri campi.

Così lo scorso gennaio ha aperto i battenti il Medical Research Institute, quasi una start-up biofarmaceutica nonprofit. “Credo che il modo migliore di considerarla sia una biotech nonprofit dedicata alle malattie dei più poveri”, ha spiegato la manager nel corso del discorso di apertura della MassBioAM2018 a Cambridge (Massachussetts, Usa).

Credo che il modo migliore di considerarla sia una biotech nonprofit dedicata alle malattie dei più poveri.

La nostra mission è chiara: trovare soluzioni per queste malattie in modo che tutti abbiano l’opportunità di una vita sana. Vogliamo ridurre l’ineguaglianza e la povertà generate da queste malattie”, spiega la Ceo. “Vogliamo sviluppare i prodotti necessari per porre fine alle malattie enteriche nei bambini entro il 2030, eradicare la malaria entro i 2040 e accelerare la fine dell’epidemia di tubercolosi. Al momento i casi si riducono di circa il 2 per cento all’anno, vogliamo portare questo tasso al meno 17 per cento. Questa è la nostra missione”.

Per riuscirci il centro metterà a servizio della ricerca in questi campi le tecnologie più avanzate, come quelle al momento in uso per contrastare malattie appannaggio dei paesi più ricchi, e un approccio multidisciplianre nel quale ricercatori di medicina traslazionale, biochimici, clinici, data scientists collaboreranno insieme per trovare soluzioni che siano esse vaccini o terapie. Secondo Penny Heaton c’è molto da imparare dal mondo delle industrie private e lei è pronta a portare tutta la sua esperienza in questo campo che non è affatto disprezzabile.

Heaton è, infatti, una delle maggiori esperte nel campo dello sviluppo dei vaccini. Inoltre, prima di diventare direttrice del Vaccine Development della Gates Foundation è stata Global Head of Clinical Research and Development Clusters for Novartis Vaccines and Diagnostics e Chief Medical Officer and Vice President of Development at Novovax. Ha ricoperto ruoli nello sviluppo di farmaci anche a Merck e RotaTeq.

Il suo inteeresse per le malattie infettive tuttavia nasce da un evento molto personale: un’infezione di tubercolosi che ha colpito il padre poco prima della nascita di Penny. Quello per la salute globale invece è arrivato da due anni di ricerca in Kenya sulle malattie enteriche in neonati di madri sieropositive.

C’è bisogno che i nostri bambini soffrano perchè si capisca di nuovo il vantaggio dei vaccini?

Lì prima di andare sul campo per le mie ricerche, spesso facevo delle visite nell’ospedale locale e ho visto così tanti bambini colpiti da malattie per cui esistono dei vaccini e mi si è spezzato il cuore”, ricorda. “Ricordo un episodio in particolare: vegliavo questa bambini di tre anni che giaceva nella culla, colpita da una polmonite da morbillo, in 15 minuti i suoi battiti cardiaci al minuto sono scesi da 90 a 60 a 40 a 20 e poi a 0. Sua madre aveva cercato in tutti i modi di vaccinarla. Quando la bambini aveva un anno, la mamma aveva camminato 12 miglia per portarla a vaccinare, ma la clinica era stata derubata e non vi erano più dosi del vaccino”.

I vaccini sono il proprio peggior nemico”, prosegue Heaton cercando di spiegare l’ondata di sfiducia nei loro confronti. “Sono una dei più importanti avanzamenti della salute pubblica degli ultimi anni insieme all’acqua potabile e agli antibiotici. Sfortunatamente però, proprio perchè le persone non sono più a contatto con il rischio, perchè non vedono le malattie che ho visto in Kenya, non vedono la polio, non vedono le morti di tetano o i bambini morire di morbille, si concentrano sugli effetti avversi e sui rischi collaterali alcuni dei quali non sono neanche reali, non hanno dati che li supportano. Quindi la domanda che mi faccio è c’è bisogno che i nostri bambini qui negli Stati Uniti soffrano perchè si capisca di nuovo il vantaggio dei vaccini? Spero di no”.

Qui la breve intervista a Penny Heaton al BIO International Convention; più sotto, invece, il suo discorso alla MassBioAM2018.


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