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Photo by World Economic Forum / CC BY-NC-SA

Bill Gates a Davos: ora si deve abbattere la mortalità infantile


L’élite mondiale ha un appuntamento fisso. Ogni anno Davos, un piccolo comune del Canton Grigioni in Svizzera, accoglie leader culturali, religiosi, politici ed economici che discutono insieme (perlopiù a porte chiuse) delle emergenze e dei destini del Pianeta…non necessariamente in quest’ordine. La scelta di una località sciistica è in linea con il clima da “sagra della globalizzazione” che si respira al World Economic Forum, ma, parliamoci chiaro, le cose si fanno anche (o soprattutto?) con la disponibilità economica, e una fondazione finanziata da decine di multinazionali e un fatturato di oltre cinque miliardi di euro di cose ne può pensare e fare parecchie.

A braccetto per Davos, conversando amabilmente di salute mondiale, tecnologia e impianti di risalita c’erano Bill Gates, filantropo e miliardario, nonché fondatore della Microsoft e il chirurgo, scrittore e opinion leader Atul Gawande – uno dei pochi che scrive e racconta di medicina e sanità senza narcotizzare il pubblico. Notati da una giornalista della CNBC, i due sono stati cooptati per una breve intervista che si è svolta sullo scenografico terrazzo di un hotel di Davos, coperta di lana sulle gambe e cioccolata calda d’ordinanza.

L’intervista regala memorabili corto circuiti tra Gates e Gawande che snocciolano i numeri della mortalità infantile e lo spettacolare scorcio delle montagne innevate sullo sfondo; ma anche spunti interessanti, un po’ “compressi” dai ritmi del format. Tuttavia, quando a parlare è il secondo uomo più ricco del mondo con un patrimonio personale, stando a Forbes, di 90 miliardi dollari, prospettive incerte e futuribili prendono subito un’irresistibile aria di realtà. È il tema della riduzione della mortalità infantile globale il leit motiv della conversazione.

I numeri della mortalità infantile sono impietosi. Più di cinque milioni di bambini al di sotto dei 5 anni sono morti nel 2016.Portando le persone a fare le cose giuste, si è visto in molti casi, è possibile ridurre i tassi di mortalità infantile della metà”, spiega Gates con convinzione. Le buone pratiche permettono di prevenire o trattare problemi con rimedi semplici e convenienti. A volte, dopotutto, le soluzioni non sono così costose come saremmo portati a pensare.

Più del 94% delle persone nel mondo sopravvive tra i 5 ei 60 anni”, Gawande cita i dati forniti da Gates durante la loro passeggiata mattutina (en passant, a Davos Gates ha annunciato che metterà in campo 180 milioni di dollari per eradicare la malaria in America Centrale con l’obiettivo, in 10 anni, di fare lo stesso nell’Africa Equatoriale). Per salvare quante più vite possibili quindi bisogna operare sui primi anni, ovvero sulla mortalità infantile. Ma negli Stati Uniti, come avviene anche nei paesi a medio e basso reddito, i differenziali nell’aspettativa di vita cambiano drammaticamente a seconda della città in cui si vive e della fascia di reddito a cui si appartiene. “Le disuguaglianze economiche e la gravità della disuguaglianza economica costano effettivamente vite umane”, riflette Gawande.

Naturalmente sono molti i fattori in gioco, dall’accesso all’assistenza sanitaria (ne ha parlato anche Stefano Vella nel suo TEDx a Como) e al cibo alla presenza di fumatori nella comunità in cui si vive, ma, a proposito di soluzioni semplici, Gawande prova a sintetizzare così: “la cosa che salverà le nostre vite, che ci permetterà di ottenere i nostri 80 anni in media, è avere una regolare fonte di assistenza nel corso della vita e l’accesso ai farmaci e ai bisogni primari”.

Non poteva mancare in questo brainstorming di lusso sulla salute globale uno scambio di battute sul tema vaccini. Non è una sorpresa che sia Gates sia Gawande siano convinti sostenitori dell’utilità delle vaccinazioni, Gawande anche per esperienza personale. “Quando ero un bambino, il vaccino contro la parotite non c’era, ho avuto un’encefalite, sono stato in coma per tre settimane, ero quasi morto”, ricorda. “Alcuni tra gli effetti più drammatici sulla vita umana derivano dalla mancanza di vaccinazioni, dobbiamo soltanto continuare a ricordarlo alle persone”.

Tra un cenno alla Kangaroo Care – cioè la madre che tiene il bambino pelle a pelle per regolarne la temperatura corporea – proposta da Bill Gates come esempio di pratica semplice ma efficacissima, al lavaggio delle mani invocato da Atul Gawande per prevenire un’infinità di malattie, tra le applicazioni mediche della realtà virtuale e una battuta sull’importanza delle routine in medicina e nella vita personale, se ne vanno 7 minuti di frivola serietà. Sette minuti sempre sul filo dell’ossimoro e dei contrasti, Davos e l’Africa equatoriale, i morti di malaria e le poltrone di pelliccia, la ricchezza ostentata e quella che non resta fine se stessa. Ma anche quel “senso della possibilità” che negli ultimi tempi ci è un po’ venuto a mancare…


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