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Drogarsi è davvero cool? Un viaggio tra abuso e sintomi psicotici


Che legame c’è tra l’abuso di sostanze e la comparsa di sintomi psichiatrici del tutto sovrapponibili a quelli di schizofrenia, depressione maggiore, disturbo bipolare… ? Come è cambiato oggi lo scenario delle sostanze presenti sul mercato e più utilizzate? E, infine, in che modo i Dipartimenti di Salute Mentale possono farsi carico di tutto ciò?

Sono queste le domande a cui hanno risposto alcuni psichiatri italiani durante il congresso Sopsi 2018 coinvolti in un’intervista dedicata al tema delle dipendenze, protagonista della penultima puntata del progetto One Congress One Year – #1C1Y che segue con sei newsletter, per un anno, i temi emersi durante l’appuntamento dello scorso anno. Il focus dell’intervista è stato la relazione tra abuso di sostanze e la comparsa di sintomatologia psicotica, con attenzione al panorama attuale delle sostanze disponibili sul mercato.

Il primo ostacolo nell’affrontare queste questioni è capire come inquadrare il fenomeno dell’abuso di sostanza oggi. Un buon inizio può essere guardare a quello che succede negli Stati Uniti che in questo, come in altri fenomeni – in parte a esso legati -, si sono rivelati una fucina di sperimentazione che ha poi esportato trend e le loro conseguenze nel resto del mondo.

Negli Stati Uniti il problema principale è l’abuso di oppioidi che miete decine di migliaia di vittime ogni anno. Per quanto i media statunitensi la chiamino epidemia, non sembra si tratti di un’emergenza transitoria. Quello che da un decennio è un serio problema di salute pubblica negli States – e per capirlo è da non perdere la serie “Our National Crisis” sul Time -, ha infatti tutta l’aria di essere un fenomeno endemico. Un male sociale che come tale può essere affrontato se e solo se si parte dal modificare la società.

Oggi drogarsi è diventato ‘cool’: ha a che fare con l’edonismo, con “l’abitudine ai consumi non necessari, il diritto acquisito allo svago e ai piaceri”. Questa prospettiva, presa in prestito dalla interessante analisi “Così morire di overdose è diventato normale” di Luigi Zoja su L’Espresso, può diventare un buon punto di partenza per studiare la questione.

Dal 2013 sono raddoppiati i ragazzi tossici. E l’età media è sempre più bassa.

Sull’eroina del resto sono tante e interessanti le analisi del ritorno, da quella di Alberto Genovese sulle pagine di Le Nius, al reportage dettagliato “Il ‘ritorno’ dell’eroina e la diffusione fra i più giovani” di Valigia Blu. Le storie che raccontano questo ritorno, puntuale a dieci anni di distanza dagli USA, non mancano neppure nel nostro paese.

Dal 2013 sono raddoppiati i ragazzi tossici. E l’età media è sempre più bassa: bambini che sperimentano i solventi, tredicenni che si prostituiscono per una dose, adolescenti sottoposti a Tso”, spiega Arianna Giunti nel reportage pubblicato da L’Espresso che racconta le loro drammatiche storie. “Bambini che a 8 anni hanno già sperimentato le droghe più devastanti: colla e solventi. Tredicenni che si prostituiscono per una dose, rimangono incinte e sono costrette ad abortire. Adolescenti legati con le cinghie ai letti di contenzione, sottoposti a trattamenti sanitari obbligatori negli ospedali psichiatrici per adulti. Eroina non più fumata ma sparata direttamente in vena, così che a 13 anni hanno già il corpo massacrato dai buchi delle siringhe, si ammalano di epatite e Aids, come i vecchi tossici negli anni Ottanta”.

Quali sono le sostanze presenti sul mercato e quali gli effetti a livello psicopatologico?
Lo scenario è in grande cambiamento”, spiega a Sopsi 2018 Giovanni Martinotti, dell’Università degli Studi Gabriele D’annunzio – Chieti/Pescara. In passato avevamo a che fare con delle sostanze tipo l’eroina o gli oppiacei che non avevano un effetto diretto rispetto agli aspetti di tipo psicopatologico. “Oggi le sostanze disponibili sul mercato creano dei problemi specificatamente psichiatrici”, continua. “Sto parlando di vecchie sostanze come la cocaina, utilizzata a dosaggi più alti e con modalità diverse, la crack cocaine, quindi fumata, ma anche nuove sostanze psicoattive”.

Si tratta di sostanze in grado di agire direttamente sui recettori che che si trattano nei disturbi di interesse psicopatologico. “La possibilità di sviluppare un disturbo psichiatrico maggiore non è un’eccezione, ma inizia a essere la norma nei soggetti che usano queste sostanze in maniera continuativa […]”. Nei soggetti predisposti, per una vulnerabilità biologica o di natura psicotraumatologica, bastano anche piccole quantità di sostanze, soprattutto se potenti, per dar luogo a gravi conseguenze. Basti pensare alle psicosi associate all’uso di cannabis. “La cannabis che oggi troviamo sul mercato non è la cannabis di 20 anni fa, neanche quella di 10 anni fa, neanche quella di 5 anni fa; oggigiorno la cannabis è più potente. Se sintetica lo è straordinariamente di più, e anche a quantità molto basse può causare degli effetti drammatici”.

Oggi le sostanze disponibili sul mercato creano dei problemi specificatamente psichiatrici.

Quali sono i numeri del consumo di sostanze in Europa?
Il nostro Paese è terzo in Europa per il consumo di cannabis, subito dopo Francia e Danimarca, e quarta per quello di cocaina. È questa la fotografia che emerge dalla Relazione europea sulla droga. Tendenze e sviluppi 2018, divulgata rapporto dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA).

In generale la cannabis è la sostanza illecita più consumata in Europa: con 24 milioni di adulti che ne hanno fatto uso nel 2017. Tra i giovani (15-34 anni), l’Italia è seconda, solo alla Francia per il consumo di questa sostanza. Il consumo di cocaina ed ecstasy è in leggero aumento ma abbastanza stabile: 3,5 milioni di europei hanno consumato cocaina; gli italiani si piazzano quarti (1,9 per cento), subito dopo olandesi (3,7 per cento), danesi (3,9 per cento) e britannici (4 per cento). Se si guarda al consumo nell’arco della vita il tasso sale al 6,8% in Italia, quarta dopo Regno Unito (9,7 per cento), Spagna (9,1 per cento) e Irlanda (7,1 per cento).

Ma anche se un soggetto non è predisposto”, continua Martinotti, “l’uso di quantità importanti di sostanze per un lasso di tempo ampio alla lunga porterà allo sviluppo di problematiche psicopatologiche”. Una roulette russa insomma alla quale giochiamo con la nostra psiche tutte le volte che assumiamo sostanze stupefacenti.

Che legame c’è tra l’abuso di sostanze e la comparsa di sintomi psichiatrici?
Il legame tra l’abuso di sostanze e la comparsa di sintomatologia schizofrenica depressiva o bipolare è noto ormai da tempo”, spiega Lucia Caffino, dell’Università degli Studi di Milano, offrendo un affaccio sulla ricerca di base.

La ricercatrice ricorda come già dalla metà del Novecento siano stati effettuati studi sull’abuso di amfetamina o di Pcp (Fenciclidina), la cosiddetta polvere degli angeli, e la comparsa di sintomi psicotici simili a quelli osservati nei pazienti schizofrenici. “Quello che la ricerca sta cercando di fare dagli ‘50 del secolo scorso è capire quali sono le basi neurobiologiche e molecolari di questo link”, aggiunge. “Sembrerebbe che alla base di questo link tra abuso di sostanze e comparsa di sintomatologia psicotica ci siano delle alterazioni e livello neurobiologico di diversi sistemi trasmettitoriali, come ad esempio il sistema endocannabinoide, il sistema glutammatergico, il sistema dopaminergico”.

In altre parole, quello che si osserva è che, a seconda della sostanza di abuso, sono diversi i sistemi neurotrasmettitoriali implicati, ma che questi vanno tutti ad agire a livello della trasmissione mesocorticolimbica della ricompensa, ovvero lo stesso pathway attivato, o meglio disregolato a livello cerebrale nei pazienti con sintomatologia schizofrenica o bipolare o nei pazienti affetti da depressione maggiore.

Oggi le dipendenze sono non solo da sostanze.

Come prendere in carico questo scenario così cambiato?
Il motivo di fondo da tenere a mente è che: “oggi le dipendenze sono non solo da sostanze… ma abbracciano una serie di condizioni estremamente più varie ed hanno come fattore comune una condizione psicopatologica”, spiega Fabrizio Starace, del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Azienda USL di Modena; basti pensare alla dipendenza da gioco o da internet. È necessario creare opportune sinergie che tengano conto sia delle caratteristiche delle dipendenza sia di quelle del disturbo psichico, che appaiono così intrinsecamente collegati.

Agire, dunque, in primo luogo facendo tesoro delle competenze sviluppate negli anni dagli operatori che si sono occupati di dipendenze – per capirci quelli che hanno gestito il paziente eroinomane in trattamento sostitutivo metadonico -, poi mettendo queste competenze a fattore comune con quelle degli operatori che provengono dall’ambito della Salute mentale.

Quella che io vedo è un’organizzazione che superi la strutturazione a canne d’organo, quella per silos, con comparti separati che anche se inseriti all’interno di un’unica struttura dipartimentale fanno fatica a interagire gli uni con gli altri”.

Credit immagine: Thought Catalog


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