Photo by Contando Estrellas / CC BY-SA

Con Vox l’estrema destra arriva anche in Spagna


Adiós Susanita, adiós”. Così canticchiavano gli elettori di Vox, il partito di estrema destra spagnolo, presenti alla conferenza stampa dopo le elezioni autonomiche in Andalusia dello scorso 2 dicembre. Bandiere spagnole di ogni dimensione sventolavano in sala, prima, dopo e durante l’apparizione del leader del partito: Santiago Abascal.

Solo il giorno prima, in un discorso appassionato e non privo di retorica, Abascal si era rivolto alla Spagna intera, nella Piazza di Colòn a Madrid, dove sorge un monumento in onore a Cristoforo Colombo e alle sue imprese.

Oggi non si tratta di partiti. Si tratta solo di Spagna, della nostra patria, si tratta di restituire alla nostra patria la sovranità, la parola e le elezioni che invece sono state tolte da quelli che hanno usurpato il governo, appoggiati dai nemici del paese. Pensavano che la Spagna fosse moribonda, per questo negli ultimi mesi l’hanno attaccata con furia, ma non contavano con l’orgoglio spagnolo, con la forza che ci hanno dato i nostri antenati, generazioni e generazioni di spagnoli che ci hanno consegnato l’unità e la libertà di cui godiamo oggi. Siamo qui solo per la Spagna, per nessuna sigla, solo per la nostra patria”.

Le elezioni del 2 dicembre rappresentano una svolta storica per l’Andalusia e per la Spagna intera. Il Partito Socialista, pur rimanendo la forza più votata, ha perso la maggioranza assoluta (ben 14 seggi rispetto al 2015), dopo 36 anni anni di egemonia. Il Partito Popolare arriva secondo con 26 seggi, sette in meno rispetto alle elezioni precedenti. A seguire, Ciudadano’s ottiene più del doppio dei seggi del 2015, passando da 9 a 21. Adelante Andalucía, la coalizione che comprende Podemos e Izquierda Unida, si ferma a 17 seggi senza riuscire a raggiungere nemmeno la somma che i due partiti avevano ottenuto nel 2015 (20 in tutto) e senza guadagnare nulla dall’indebolimento dei socialisti. E poi c’è Vox. Per la prima volta un partito di estrema destra riesce ad entrare in un parlamento spagnolo con ben 12 seggi (circa 400mila voti).

Oggi non si tratta di partiti. Si tratta solo di Spagna, della nostra patria, si tratta di restituire alla nostra patria la sovranità.

Uno scenario poco prevedibile e non contemplato dalla leader socialista Susana Díaz, che aveva deciso di anticipare le elezioni autonomiche (che avrebbero dovuto celebrarsi in marzo) convinta di una vittoria facile. “Andalusia ha bisogno di stabilità, forza, certezza. Non si merita una campagna elettorale di cinque mesi” aveva detto. In più, la data di marzo avrebbe sicuramente spostato i riflettori verso le elezioni europee: un’eventualità che la stessa Díaz voleva evitare perché “queste elezioni hanno una certa importanza essendo Andalusia la comunità dove vivono più spagnoli”.

Del tutto inaspettato è stato l’elevato astensionismo: solo il 58,65 per cento degli aventi diritto si è recato alle urne, quattro punti in meno rispetto al 2015 (si tratta della percentuale la più bassa dal 1990). Nei feudi tradizionalmente socialisti (provincia di Sevilla o Jaén, per esempio) si è registrato il maggior livello di astensionismo, che ha favorito l’ascesa di Ciudadano’s e l’irruzione di Vox, mettendo un punto, per ora, all’egemonia socialista nelle terre del sud.

La vera sorpresa riguarda proprio il successo di una forza nazionalista, anti-femminista, populista e anti-immigrazione. Vox si è presentato alle elezioni autonomiche con un programma unico per tutta la Spagna, senza obiettivi specifici per Andalusia, dato che rifiuta l’organizzazione in comunità autonome dello stato spagnolo.

Siamo qui per denunciare ed evitare l’impunità che vogliono garantire a quelli che hanno provato a rubarci la cosa più preziosa noi spagnoli abbiamo: la nostra unità. Un anno fa, in questa stessa piazza, sconfiggemmo il golpe separatista. Lo fece il popolo spagnolo, un gruppo di giudici coraggiosi e lo fece il re, Felipe XVI. Ma il colpo di stato si è riattivato. È ancora in marcia, con un Presidente della Generalitat che in qualsiasi altro posto sarebbe stato detenuto e messo arrestato per cospirazione e per una ribellione. Il golpe continua con la complicità di un governo irresponsabile e la collaborazione dei nemici della Spagna (…) di tutti quelli che vogliono vedere il nostro paese diviso e umiliato”.

Santiago Abascal non crede nello Stato delle Autonomie, non crede nella legittimità del governo attuale, sostenuto anche dagli indipendentisti e da quelli che definisce comunisti chavisti, cioè i Podemos (per i presunti legami tra Pablo Iglesias e l’ex presidente venezuelano Hugo Chavez). Perché, quindi, presentarsi in Andalusia? Perché è dal profondo sud che Vox vuole iniziare la “reconquista” della Spagna: un concetto che avevano lanciato in uno degli spot elettorali più bizzarri che ritrae Abascal in sella a un cavallo, in territorio andaluso, e in sottofondo la musica del Signore degli Anelli.

La Spagna è viva e rivendica l’eredità che ci hanno dato i nostri padri.

Una riconquista che di basa su un programma in 100 punti, “le 100 misure per una Spagna viva”, che non riguardano solo l’abolizione del potere decentrato, e quindi delle comunità autonome e la costruzione di uno stato di diritto unitario. Si richiede la deroga della legge contro la violenza di genere in favore di una legge contro la violenza all’interno del nucleo familiare; la soppressione di organizzazioni femministe radicali; il controllo dell’immigrazione con la possibilità di “rimandare a casa loro” tutti i migranti arrivati illegalmente; la persecuzione delle ONG che facilitano l’entrata di immigranti irregolari; il recupero del controllo delle frontiere; il rifiuto dell’entrata della Turchia nell’Unione Europea; l’eliminazione dell’indulto; l’inasprimento delle pene per corruzione; la sospensione dell’area Schengen; l’innalzamento di un muro invalicabile a Ceuta e Melilla.

Noi dimostreremo che la Spagna è più viva che mai, orgogliosa del suo passato, dell’accordo costituzionale che con i suoi difetti ci ha permesso di vivere in pace e in libertà, e di una storia millenaria, perché la Spagna non nasce nel 1978, una storia millenaria che si vede in questa piazza, in questi monumenti che ricordano le opere più grandi che ha fatto la Spagna. La Spagna è viva e rivendica l’eredità che ci hanno dato i nostri padri. La Spagna è viva e combatte per il futuro e la libertà che dobbiamo consegnare ai nostri figli. Non lo permetteremo, non lo permetterete perché l’unità della Spagna non si negozia, non si discute, non si dialoga, non ci si sputa sopra, ma si difende con tutte le conseguenze”, ha detto a Madrid, davanti a una folla gremita.

L’irruenza con cui Vox è entrata nel parlamento andaluso si deve al boom dei nazional-populismi di estrema destra apparsi in tutto il mondo: Vox non è altro che la declinazione spagnola di un fenomeno che si sta registrando ormai da anni negli Stati Uniti, in America Latina, in Asia e in Europa. Ma non tutto è riflesso di ciò che accade fuori dai confini del paese. Il consenso ottenuto da questa forza ha cause interne ben riconoscibili. In Primo luogo, una stanchezza di fondo verso i partiti tradizionali alle prese con i problemi di sempre: la debolezza della sinistra, gli scandali di una destra ormai sempre più frammentata. Una questione di cui si era già dibattuto quando Podemos e Ciudadano’s entrarono a gambe tese nella politica nazionale e locale. Ma se fino a qualche anno fa si pensava che nell’agone politico si sarebbero sfidate solo queste quattro forze, oggi l’entrata di Vox è la prova del fatto che il sistema politico è sempre in costante mutamento; il che, per definizione, non garantisce stabilità.

È ancora troppo presto però per capire il peso che Vox può avere livello nazionale, vista la stabilità traballante dell’attuale governo, sia livello europeo, in vista delle elezioni di marzo. È ancora presto anche per capire se sussiste il rischio di un “contagio” nazionalista nelle altre comunità autonome, chiamate alle urne nel maggio del 2019.


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