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La via della seta di Xi Jinping divide Italia e Francia


Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente”. Questa famosa frase attribuita a Mao Zedong descrive probabilmente anche i pensieri dell’attuale presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, al termine del suo tour diplomatico in Europa.

Xi è arrivato a Roma il 21 marzo, dove è rimasto fino al 23, ha poi visitato il principato di Monaco e ha concluso il viaggio a Parigi il 26. Il suo passaggio in Europa ha creato non poco fermento nei paesi che l’hanno ospitato, scatenando scompiglio anche a livello di Unione Europea.

Una delle questioni che l’arrivo di Xi ha sollevato è quella relativa alla partecipazione al progetto della “nuova via della seta”. Questo è un piano mastodontico di investimenti in infrastrutture, come ben spiega Giuseppe Gabusi su Internazionale, pianificato dalla Cina per facilitare gli scambi commerciali tra Asia, Africa e Europa . A detta di Pechino, la nuova via della seta costituirà un volano economico eccezionale, capace di portare sviluppo e stabilità a tutti i paesi che vi parteciperanno. A parere di molti critici invece, dietro alle promesse di ricchezza e progresso, si nasconde un piano per espandere l’influenza economica e politica della Cina in mezzo mondo.

La nuova via della seta era al centro della visita di Xi in Italia. La prima delle 29 intese firmate tra il nostro Paese e la Cina nei giorni scorsi è infatti un accordo politico con il quale l’Italia si impegna – senza vincoli legali stringenti – a fare la sua parte nello sviluppo del gigantesco progetto cinese. L’intesa non avrà conseguenze pratiche immediate ma è stata un passo diplomatico importante di apertura verso la Cina e verso i suoi piani di espansione. Il punto che ha scatenato più polemiche riguarda l’isolamento politico dell’Italia in questa decisione.

Cina e Italia sono partner sul piano strategico, con mutuo rispetto e mutua fiducia.

Il nostro paese è il primo membro del G7 a stringere un patto con la Cina relativo alla via della seta e la decisione è stata presa senza coordinarsi con gli altri paesi dell’Unione Europea. Secondo i critici dell’accordo quindi l’Italia avrebbe indebolito il fronte europeo e danneggiato la storica alleanza con gli Usa, dimostrando alla Cina che è possibile fare accordi individuali con i paesi europei, senza dover passare per l’Unione Europea o per il beneplacito di Washington.

I protagonisti della vicenda minimizzano, a partire dal più grande sostenitore dell’accordo con la Cina nel governo italiano, il ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio: “È chiaro che l’Italia è arrivata prima sulla via della seta e quindi altri paesi europei in questo momento hanno delle loro posizioni sulle nostre decisioni che riguardano il commercio che possono essere sicuramente delle posizioni critiche. (…) Nessuno vuole scavalcare i nostri partner europei, noi restiamo ben saldi nell’alleanza euroatlantica”.  “Qui c’erano le migliori imprese italiane”, prosegue il Vice Premier, “e queste realtà produttive hanno firmato accordi importantissimi. E a me interessa quello. Poi a livello europeo tutto quello che potremo fare insieme lo faremo insieme”.
Anche Xi è stato attento a sottolineare i buoni rapporti tra i due stati e l’assenza di intenzioni espansionistiche da parte del suo paese: “Cina e Italia sono partner sul piano strategico, con mutuo rispetto e mutua fiducia. Tra di noi non c’è nessun conflitto di interessi fondamentali. Grazie a ciò le nostre relazioni bilaterali possiedono una base politica molto forte”.

La via della seta è una decisione molto importante che potrebbe contribuire alla stabilità e alla reciproca amicizia tra i popoli.

Dopo l’Italia Xi ha proseguito il suo tour diplomatico in Francia, dove però ha trovato un’accoglienza diversa. Emmanuel Macron, presidente della Francia, ha voluto che al suo fianco nell’incontro ci fossero anche la cancelleria tedesca Angela Merkel e il presidente della Commissione Europea Jean Claude Junker. A molti osservatori questo è sembrato un modo per dire che i paesi che costituiscono il cuore dell’Europa – Francia e Germania appunto – non hanno intenzione di spezzare l’unità dell’Unione per ottenere vantaggi di corto respiro con la Cina.

Nella conferenza stampa successiva all’incontro con Xi, Macron è stato molto chiaro nel rivendicare il ruolo attivo dell’Ue nei prossimi anni: “La via della seta è una decisione molto importante che potrebbe contribuire alla stabilità e alla reciproca amicizia tra i popoli. Da parte sua l’Ue, che è il più grande contributore allo sviluppo mondiale, giocherà la sua parte nell’arena internazionale e penso che unendo queste due iniziative potremmo creare qualcosa di innovativo e di grande importanza”.

Conformemente a questa visione unitaria della politica estera europea, Macron ha anche rifiutato di firmare un accordo politico sulla via della seta come è stato fatto in Italia.

Roma e Parigi parlano quindi due lingue diverse quando si rivolgono a Pechino? Come detto all’inizio c’è grande confusione sotto il cielo. La Francia si è dimostrata risoluta nel rivendicare l’indipendenza sua e dell’Ue dalla politica estera della Cina ma ha comunque firmato con Xi accordi commerciali per un valore di 30 milioni di euro (quelli italiani ammontavano solo a 2,5), chiaro segno che ormai con Pechino bisogna fare i conti.


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