Photo by Gage Skidmore / CC BY-SA

Ci impossesseremo dell’Europa


“The Movement”, si chiama così il nuovo progetto politico di Steve Bannon in Europa. “Avrà la stessa intensità della Brexit, arrivata all’improvviso come un temporale estivo”.

Mesi dopo esser stato allontanato dalla Casa Bianca, l’ex capo stratega di Donald Trump ha un nuovo obiettivo: dare supporto a tutti i partiti europei della destra nazionalista e unirli in una rete internazionale in grado di formare un gruppo compatto in vista delle imminenti elezioni europee. Il giornalista del Guardian Paul Lewis ha seguito per quattro mesi Bannon e il suo team in diverse città europee per capirci qualcosa di più di questa nuova operazione politica e chi siano gli attori in gioco.

Partiamo proprio da lui, Steve Bannon, un passato come direttore esecutivo di Breitbart News, il controverso sito di notizie di estrema destra accusato di tutto ciò che c’è di male (razzismo, sessimo, xenofobia, antisemitismo), e come vice presdente di Cambridge Analytica, la società di analisi di dati balzata alle cronache per aver utilizzato i dati di Facebook illegalmente per creare messaggi politici personalizzati e influenzare così il corso delle elezioni statunitensi.

Nel 2016 è lo “chief strategist” della campagna elettorale di Donald Trump, che lo porta con sé alla Casa Bianca proprio come capo stratega. Una breve e discussa parentesi come membro del Consiglio per la sicurezza Nazionale (link) fino ad arrivare all’inizio di quest’anno, quando Bannon comincia a incontrare diversi leader della destra sovranista in tutta Europa. Prende così vita The Movement.

Tutto converge su maggio 2019 ed è letteralmente quando ci impossesseremo dell’Europa.

Il cuore pulsante del progetto globalista è a Bruxelles, se riusciamo a piantare un paletto nel cuore di questo vampiro, allora tutte le cose cominceranno a sfaldarsi. Tutto converge su maggio 2019 ed è letteralmente quando ci impossesseremo dell’Europa. Travolgerà il nuovo ciclo politico”, spiega Bannon. La base operativa si trova nella periferia di Bruxelles all’interno dell’abitazione del fondatore del Partito Popolare, il belga Mischael Modrikamen. È fra queste mura che è stata allestita la war-room, così come la chiamano, dove le idee diventano operative.

Sondaggi, analisi dei dati e “social media”, questi sono i servizi che Bannon e “Il Movimento” possono offrire ai partiti che decidono di entrare a farne parte: “È così che arriviamo al circuito dei media, è così che mandiamo le persone in televisione e alla radio, è così che arriviamo all’esterno e otteniamo articoli”.

L’ex chief strategist della Casa Bianca ha le idee molto chiare e a chi invoca lo spettro delle grandi dittature europee di inizio secolo risponde che “stanno solo provando a portare paura e a infangare Il Movimento usando queste analogie con gli anni ’30 e ’40 e così via. Credo che questa sarà la frattura della politica occidentale peri prossimi anni, sarà veramente la linea di battaglia fra queste due visioni: da una parte, l’approccio globalista di Macron, Merkel, Obama, Nazioni Unite e dall’altro tutti i sovranisti, Salvini, Orban, Trump e in generale Il Movimento”.

Fino ad ora la strategia di Bannon non sembra aver fatto presa su molti leader sovranisti. La Francia di Marine Le Pen e l’Ungheria di Viktor Orban si sono spesso dimostrate ambivalenti e titubanti nel coinvolgere un americano nelle loro campagne elettorali, e diversi dei partiti che Bannon stava corteggiando in Danimarca, Svezia, Finlandia, Polonia, Austria, Repubblica Ceca e Germania hanno espressamente detto che non avrebbero fatto parte del movimento. “Alcune persone non ammetteranno mai che hanno preso parte al movimento fino a quando non ci saranno le elezioni europee” sostiene Bannon “e comunque noi stiamo facendo sondaggi e analisi dati per tutti, a prescindere che loro siano dentro o meno. Noi siamo comunque lì, disponibili per loro”.

Ci sono invece partiti e leader politici che invece hanno espressamente aderito al Movimento: è il caso di Matteo Salvini e della sua Lega, e di Giorgia Meloni con Fratelli D’Italia. Il 15 luglio scorso il Ministro degli Interni ha incontrato Bannon in un hotel di Londra dicendo: “Ci siamo capiti subiti, stesse idee, stessa visione del mondo. Bannon mi diceva: “io potrei finire le tue frasi e tu le mie”. La stessa intesa che il fondatore del movimento ha trovato con la leader di Fratelli d’Italia, partito definito dallo stesso Bannon come “uno dei più vecchi partiti fascisti, anzi neofascisti”.

Noi stiamo collaborando con partiti che con il tempo diventeranno sempre più mainstream.

Paul Lewis ha avuto modo di intervistare Giorgia Meloni proprio durante uno degli incontri con l’ex stratega della Casa Bianca. Il giornalista ha insistito sull’eredità fascista di Fratelli d’Italia e di come ancora oggi il partito di estrema destra sia in qualche modo associato a quell’ideologia. La leader di Latina ha respinto queste affermazioni fino a quando non è intervenuto Bannon in sua difesa: “Credo che tu stia cercando di dire ‘oh questi ragazzi sono un braco di nazisti’. Noi stiamo collaborando con partiti che con il tempo diventeranno sempre più mainstream”.

Al di fuori dell’Italia gli unici partiti che inequivocabilmente e pubblicamente hanno indicato che si sarebbero uniti al movimento sono un piccolo partito di estrema destra in Spagna e il Partito Popolare di Modrikamen che conta all’incirca cinque mila affiliati. Ma i dialoghi continuano ad essere aperti con altrettanti leader di altrettanti paesi fra cui Geert Wilders, politico radicale olandese famoso per le sue posizioni anti-islam o Filip Dewinter ex leader del Partito Nazionalista Fiammingo.

A rendere la vita più difficile a Bannon il fatto che in molti dei paesi in cui sta cercando di stringere accordi esistono leggi decisamente restrittive in tema di finanziamenti esteri (non in Italia e in Olanda). “Sin dall’inizio sapevo che le leggi elettorali sarebbero state un problema” , ammette. Ma l’ex stratega della Casa Bianca sostiene che ci potrebbe essere qualche “flessibilità” in diversi paesi. Ci tiene a precisare che non farebbe mai nulla per violare le leggi elettorali europee, e che il Movimento può comunque contribuire in altri modi, ad esempio usando il gruppo con base a Bruxelles per produrre report economici, ospitare cene e fare conferenze.

Un po’ poco rispetto a quello che forse Bannon si aspettava quando, lo scorso luglio, ha lanciato il suo grandioso progetto di unificare tutti i partiti nazionalisti europei. Al tempo la notizia ha avuto un enorme eco e tutti si aspettavano che qualcosa di grande sarebbe successo di lì a poco. Oggi,  il quartier generale del Movimento rimane pressoché vuoto e l’intera impresa sembra tendere al fallimento. Eppure Steve Bannon continua a ricevere molta attenzione e lui stesso sostiene di non voler  abbandonare l’operazione.


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