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Raimo: quanto dura la nostra libertà?


AGGIORNAMENTO: Alla vigilia della 32esima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino è arrivata la notizia che la casa editrice Altaforte, vicina al partito di CasaPound, non potrà partecipare all’evento. Lo hanno annunciato gli organizzatori del Salone – dopo aver ricevuto una richiesta da Chiara Appendino, sindaco della città, e Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte – in un post su Facebook. Decisiva è stata la posizione di Halina Birenbaum, sopravvissuta ad Auschwitz, che ora terrà una lectio inaugurale. Francesco Polacchi, responsabile di Altaforte, ha affermato che farà ricorso e che comunque si presenterà al Salone per aprire il suo stand. Nicola Lagioia, direttore del Salone, ha detto di aver chiamato gli autori che avevano annullato la loro partecipazione invitandoli ad andare a Torino: Zerocalcare ha subito confermato la sua presenza, nelle prossime ore vedremo se ci saranno altre adesioni.

La libertà di espressione io non la nego. Se ci sono case editrici che vogliono pubblicare libri fascisti che lo facciano. Chiaramente, però, io non le metterei nel programma, non gli darei lo spazio a un salone del libro e cercherei di limitarle il più possibile. Ma non è questo il problema. Il problema è che abbiamo una Rai con un direttore sovranista e un Ministro dell’Interno che pubblica con loro, per cui il punto non è se possono avere uno spazio perché quello ce lo hanno ovunque. Il focus non è se dobbiamo limitare la libertà degli altri, ma chiedersi quanto dura la nostra”.

A dirlo è Christian Raimo, assessore alla cultura nel III Municipio di Roma, da qualche giorno al centro delle polemiche scoppiate intorno al Salone Internazionale del Libro di Torino, che si terrà in città dal 9 al 13 maggio. Il motivo è la presenza tra gli stand di Altaforte, casa editrice vicina a Casapound – che ha pubblicato “Io sono Matteo Salvini. Intervista allo specchio”, un libro intervista al Ministro dell’Interno – seguita dalla dichiarazione di Francesco Polacchi, responsabile della casa editrice, che si è apertamente dichiarato fascista, affermando che l’antifascismo è il vero male di questo Paese.

L’egemonia di gruppi sovranisti, criptofascisti, putinisti, negazionisti è sempre più forte in tutto il mondo culturale.

Alla luce di queste dichiarazioni, la sindaca di Torino Chiara Appendino e il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino hanno denunciato Francesco Polacchi alla magistratura vedendo una possibile violazione delle leggi dello Stato. Nei prossimi giorni, quindi, la magistratura dovrà valutare se sussistano o meno i reati di apologia di fascismo in violazione della legge Scelba e della legge Mancino, da cui probabilmente dipenderà anche la partecipazione di Altaforte al Salone del Libro. “Torino è antifascista. Questo semplice concetto in premessa deve essere molto chiaro, così come deve essere altrettanto chiaro che, in democrazia, non esistono alternative praticabili a questa posizione”, ha poi aggiunto la Appendino sulla propria pagina Facebook.

È inevitabile che si sia scatenata la polemica – prosegue Raimo – perché l’egemonia di gruppi sovranisti, criptofascisti, putinisti, negazionisti è sempre più forte in tutto il mondo culturale. Evidentemente questa cosa prende da una parte l’idea di un dibattito pubblico libero e dall’altra uno squadrismo mediatico, come lo chiamano i fascisti del terzo millennio di Casapound”.

Raimo invita a essere consapevoli della situazione di rischio che stiamo vivendo, domandandosi cosa significhi oggi essere antifascisti: “essenzialmente vuol dire cercare di limitare l’agibilità politica delle persone e dei gruppi fascisti. Per esempio si poteva non dare lo stand, o adesso che si è dato si può togliere la possibilità di averlo. Io ho preso posizione dimettendomi. Si possono pensare varie forme di sciopero, di mobilitazione, di comunicazione. È chiaro che non si può fare benaltrismo: c’è un re nudo che sta diventando anche abbastanza violento”.

La solidarietà a Raimo è arrivata da diversi scrittori e intellettuali, che hanno annullato la propria partecipazione all’evento letterario, a partire dal collettivo Wu Ming, che avrebbe dovuto presentare l’antologia dei propri scritti su Tolkien. Della stessa idea sono anche lo storico Carlo Ginzburg, che ha apertamente detto di star compiendo una scelta politica, e Francesca Mannocchi, giornalista e scrittrice. Ancora, l’Anpi ha fatto sapere che la sua presidente, Carla Nespolo, non avrebbe più partecipato al Salone e lo stand di People sarà vuoto, con esposto solo uno striscione: “Stand against fascism”.

Secondo me, oggi non si può evitare di prendere posizione.

Assente d’eccellenza, sempre molto atteso a Torino, è Zerocalcare, che ha confessato su Facebook che gli è “davvero impossibile pensare di rimanere tre giorni seduto a pochi metri dai sodali di chi ha accoltellato i miei fratelli, incrociarli ogni volta che vado a pisciare facendo finta che sia tutto normale. E non è che io so diventato più cacacazzi negli ultimi tempi, anzi so pure molto più rammollito, è che oggettivamente sta roba prima non sarebbe mai successa. Qua ogni settimana spostiamo un po’ l’asticella del baratro”.

Colpisce il fatto che i suoi libri saranno presenti, dal momento che BAO Edizioni non si è sentita di rinunciare a una delle vetrine più importanti dell’anno e a vendite che, sebbene assai ridimensionate dall’assenza del suo autore e dei suoi disegnetti, saranno comunque significative.

Sul rischio di una progressiva assuefazione alla convivenza con il neofascismo è d’accordo anche Raimo, che ricorda solo alcuni degli eventi degli ultimi giorni – tra cui l’incendio alla libreria romana Pecora Elettrica e un 25 aprile sbeffeggiato anche dai politici – che stanno contribuendo a creare un clima di odio e violenza nel Paese. Proprio ieri, inoltre, a Casal Bruciato, un quartiere popolare di Roma, un esponente di Casapound ha inseguito insultandola – di fronte alla polizia che non è intervenuta – una donna rom di quarant’anni con la sua bambina in braccio, colpevole di essersi vista assegnare dal Comune un alloggio popolare.

Per fortuna, però, ci sono anche i segni di antifascismo”, conclude Christian Raimo. “Qui nel terzo municipio, al Brancaleone che abbiamo riaperto, il 25 aprile abbiamo fatto una festa popolare con un grande riscontro. Secondo me, oggi non si può evitare di prendere posizione”.

 


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