Oltre il populismo cosa c’è? L’analisi di Ilvo Diamanti


Popolocrazia. È questo il titolo del libro di Marc Lazar e Ilvo Diamanti presentato dal politologo italiano, in dialogo con Ferruccio De Bortoli, durante il Salone Internazionale del Libro di Torino.

È un discorso quello di Diamanti che prende in considerazione l’evoluzione delle forme di stato dei paesi occidentali. Dalla nascita delle democrazie liberali ottocentesche, passando per il parlamentarismo e la sconfitta dei totalitarismi novecenteschi, per arrivare al ventesimo secolo con la “democrazia del pubblico” di Bernard Manin. Giunge poi a oggi, all’ascesa dei movimenti populisti che affermandosi sempre di più hanno dato vita a una nuova trasformazione: “Esiste un’evoluzione, o devoluzione, della democrazia in senso populista. Vuol dire che le istituzioni stesse, il funzionamento della democrazia, i modelli di partito, la competizione eccetera, hanno incorporato il populismo e ne hanno fatto una componente specifica”.

Questo significa, secondo Diamanti, che oggi chiunque desideri vincere le elezioni deve ispirarsi a un modello comunicativo di stampo populista. È una tendenza a cui tutti i leader, nella competizione elettorale, si stanno adeguando. Gli esempi vanno da Donald Trump negli Stati Uniti a Emmanuel Macron in Francia. Quest’ultimo, spiega, “ha attuato un modello apertamente populista. Ha fatto un partito personale, si chiama En Marche, E e M come Emmanuel Macron, e ha adottato una strategia frontale: contro le élite, la politica tradizionale e via dicendo, proprio lui banchiere Rothschild e ministro dei governi precedenti”.

La democrazia è legata ai modelli di comunicazione

Il politologo sottolinea come l’affermarsi della popolocrazia sia possibile, proprio in questo determinato momento storico, grazie all’enorme diffusione e utilizzo di Internet: “La democrazia è legata ai modelli di comunicazione perché è il rapporto fra ‘demos’ e ‘crathos’, popolo e governo”. Se un tempo erano i grandi partiti di massa a compiere questa azione, con l’avvento della televisione si è dato vita alla “democrazia del pubblico” in cui noi siamo spettatori e fruitori ultimi di una comunicazione verticale. Oggi, con la Rete, “non c’è più democrazia mediata, ma immediata. Questo è uno dei progetti fondativi del populismo, quello di andare oltre la democrazia rappresentativa perché qualsiasi mediatore è contraddittorio rispetto alla possibilità e il diritto di cittadini di decidere loro in via diretta”.

Questo tipo di mutamenti riflettono le trasformazioni reali della società. Diamanti invita a dare uno sguardo all’impronta sociale e territoriale che sta emergendo dalle ultime votazioni in Europa. Se una volta l’emergere del populismo era riconducibile a un’impronta abbastanza precisa come quella della lotta di classe, oggi questa operazione non è più possibile. La classica ripartizione destra e sinistra, con la rispettiva rappresentanza di interessi, da una parte classe operaia e dall’altra imprenditoria, è venuta quasi a mancare. La frattura sulla quale oggi si gioca la partita è quella centro – periferia: “Andate a vedere qual è la geografia del populismo. In Francia il voto alla Le Pen cresce in misura direttamente proporzionale alla distanza dalle città. Uguale per la Brexit. Il voto alle presidenziali americane? Molto simile. In Italia storicamente sono i centri più piccoli e poi le periferie”. Diamanti ci tiene a precisare come periferia non significhi necessariamente “periferia degradata” bensì il “sentirsi periferici rispetto ai centri, ai luoghi e ai gruppi che contano”.

Questo è un paese con una democrazia erosa, una popolocrazia

A proposito dell’Italia, il politologo evidenzia come sia un paese senza centro, “né politico, né territoriale”. Basta guardare la distribuzione del voto che per la prima volta è ripartito in maniera così omogenea. Diamanti non utilizza mezzi termini per esprimere la sua opinione a riguardo: “Non è soltanto un problema di populismi, è proprio un problema di paese. Questo è un paese con una democrazia erosa, una popolocrazia. Un problema molto serio con cui dovremo fare i conti a lungo”.

Le prospettive per il futuro, secondo Diamanti, sono tutt’altro che rosee, tanto che arriva a parlare di “fine progressiva della società e del rapporto tra società e istituzioni”. Per farlo, riprende una ricerca tratta dal libro di Tito Boeri “Populismo e Welfare State”, che evidenzia come l’indice di populismo sia inversamente proporzionale all’indice di stato sociale e come questo sia direttamente proporzionale all’esistenza della società, ossia corpi intermedi, sistemi di relazioni, gruppi e associazioni. “Se noi ci rassegniamo a una politica che sia individualizzata, in cui le relazioni avvengono soltanto per via mediale…la politica ha pensato che fosse meglio utilizzare come medium prima la televisione e poi la rete. Se ti rassegni a questo, ti rassegni alla morte della politica e alla morte della società. Poi altro che popolocrazia, ci avviamo verso un tempo di nullocrazia”.


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