Se uno sta affogando, io lo aiuto


Lo aveva detto fin dall’inizio, Michela Murgia, che non sarebbe stato uno spettacolo normale, nel senso del nome che si dà alle performance teatrali. La scrittrice ha spiegato, in occasione della tappa romana de “La via di Terra”, il 29 ottobre al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma, come questa serie di eventi da lei co-organizzata a sostegno della rete Mediterranea Saving Humans abbia più un carattere di “adunata civica”: “Suppongo, credo fondatamente, che chi si trova qui lo faccia perché ha una motivazione che coincide e si avvicina a quella che a portato noi a essere qui stasera”.

Con “noi”, Murgia intende il gruppo di attori, cantanti e scrittori che hanno prestato tempo e corpo per dare vita a questo spettacolo e agli altri che nei giorni scorsi hanno portato Mediterranea in tutta Italia. Intellettuali (parola che oggi insieme a “politici”, come ha sottolineato la scrittrice alla fine della serata, viene spesso intesa come un insulto) che hanno deciso che non potevano più stare a guardare mentre le persone continuavano a morire nel tratto di mare tra l’Italia, la Libia e Malta nell’indifferenza generale.

Quando il 4 ottobre la rete Mediterranea ha messo in mare la nave Mar Jonio, Sandro Veronesi, Michela Murgia e altre personalità della scena culturale italiana (qui l’elenco di tutti quelli che hanno aderito) si sono esposte in prima persona. Per contribuire a finanziare e raccontare le operazioni hanno deciso di organizzare una serie di iniziative di finanziamento e sensibilizzazione di cui questa manciata di incontri lungo tutta la penisola, è solo la prima. Nove serate/pomeriggi in cui un gruppo di loro sale sul palco e legge un testo.

Mediterranea Saving Humans, meglio precisarlo subito, non è una Ong. È “una piattaforma di realtà della società civile”, come si legge sul sito. Una rete formata da associazioni, Ong, media e singole persone provenienti da mondi differenti, spesso in maniera molto profonda, unite dalla necessità di fare qualcosa. Di non rimanere fermi, di non essere complici, attraverso il silenzio e l’indifferenza, delle politiche dei respingimenti e della non accoglienza.

Questa rete di persone, anche grazie all’impegno di cinque di loro che hanno fatto da garanti (Nichi Vendola, Nicola Fratoianni, Rossella Muroni, Erasmo Palazzotto e Alessandro Metz) e alla decisione di Banca Etica di concedere un significativo fido, hanno comprato una nave battente bandiera italiana per andare laddove a nessuno sembra più permesso arrivare. “Con maggior semplicità e minor spesa”, spiega Alessandro Metz, operatore sociale che in questa occasione indossa le vesti di armatore, sarebbe stato possibile comprare una nave straniera, ma è “necessario e doveroso”, che la nave sia italiana.

C’è una parte di Paese che aveva voglia e ha bisogno di iniziare a riconnettersi.

L’imbarcazione è appunto la Mar Jonio citata sopra. Il suo equipaggio monitora e testimonia, per poter poi denunciare e raccontare, quanto accade in quel tratto di mare che, come ha ricordato Metz alla conferenza stampa di presentazione de La Via di Terra, “è la frontiera più pericolosa al mondo”. E oggi è deserta di testimoni, ma non di naufraghi. Né di morti: nei dieci mesi scorsi se ne contano già più di 1800. In media perdono la vita otto persone ogni giorno.

Infatti, se anche vengono riportati meno sbarchi sulle nostre coste, non è certo perché ci sono meno partenze. Le persone si avventurano comunque nel Mar Mediterraneo, solo non c’è più nessuno nemmeno a vederle morire. Nessuno ad ascoltare l’ultimo grido disperato di quelli che “sul punto di affogare urlano il proprio nome“, come racconta la scrittrice Caterina Bonvicini nel corso della conferenza stampa, perché sia ricordato e magari riportato e arrivi, un giorno, in qualche modo, ai loro cari la notizia della loro morte.

La prima missione della nave è partita il 4 ottobre e si è conclusa dodici giorni dopo quando ha attraccata al porto di Palermo per uno scalo tecnico. In questo tempo, grazie anche alle sua presenza, la Guardia Costiera maltese ha portato in salvo 130 persone da un barcone che andava alla deriva.

L’ultima notte di operazione poi”, ha proseguito l’armatore, “abbiamo avuto notizia di 70 persone a bordo di un’imbarcazione alla deriva (…) Si trovava in prossimità di Lampedusa e noi eravamo distanti 45 miglia, quindi cinque ore. A un certo punto abbiamo deciso di rendere pubblico il fatto che c’era un’imbarcazione con 70 persone in difficoltà e che c’era un rimpallo tra l’Mrcc (Maritime Rescue Coordination Centre) di Malta e quello italiano su chi doveva intervenire. Dopo che abbiamo fatto uscire questa cosa con alcuni tweet e alcuni post, testate nazionali hanno ripreso (la notizia, ndr) e in brevissimo tempo si creata una situazione per cui la guardia costiera italiana è uscita e ha salvato quelle persone”.

Tutto quello che fa l’imbarcazione, è forse bene ricordarlo, è legale: agisce all’interno delle leggi del mare e delle normative internazionali. “Ovviamente siamo attrezzati per rispondere a situazioni di criticità e pericolo per persone in mare. Per rispondere secondo le normative internazionali, le normative del mare (e anche la civiltà marinara di cui ci vantiamo) e rispondere al fatto che se uno sta affogando, io lo aiuto”, ha spiegato sempre Metz. “Non ci sono porti chiusi (…) Ho letto molto attentamente le normative: non c’è nessuna legge, nessuna delibera, nessun atto ministeriale, niente. Mi ricordo di una foto con un hashtag #portichiusi e da quel momento abbiamo sentito raccontare che i porti sono chiusi”.

La Mar Jonio è in procinto di ripartire per una seconda missione di monitoraggio e denuncia. Per proseguire nelle sue operazioni e per pagare i debiti contratti finora è stato aperto un crowdfunding (qui si può contribuire) che a oggi, in 27 giorni, ha superato quota 250mila euro (su 700mila necessari previsti). Pubblicizzare questo crowdfunding e fisicamente raccogliere fondi è lo scopo del gruppo che ha dato vita a La Via di Terra e la risposta ottenuta finora mostra come nel Paese siano in tanti a pensare che l’accoglienza sia un valore.

C’è una parte di Paese che aveva voglia e ha bisogno di iniziare a riconnettersi”, ha concluso Metz. “Quindi la via di mare che è quella che nel giro di pochi giorni prenderemo dopo lo scalo tecnico è fondamentale, ma lo è altrettanto la via di terra, quella che serve a portare in tutto il paese un salto, una discontinuità, un sussulto di dignità”.

Qui trovate il link alla conferenza stampa e qui al Facebook Live dell’intera serata del 29 Ottobre a Roma (ne vale la pena).

Qui sotto, invece, un estratto con alcuni dei momenti più significativi ripresi e selezionati da noi:


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