Un paese diviso in due: l’Italia dopo il 4 Marzo


Dopo l’affidamento del mandato esplorativo al neo presidente del senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, si attendono per oggi gli esiti definitivi dei colloqui. L’ipotesi del mandato esplorativo si è avverata come la via post elezioni prediletta da Sergio Mattarella, ricordata anche dal team di Youtrend durante la presentazione dell’instant-book “Una nuova Italia” al Circolo dei Lettori di Torino.

Lorenzo Pregliasco e Matteo Cavallaro, due degli autori del libro, insieme alla sondaggista Alessandra Ghisleri hanno raccontato il voto del 4 marzo, ripercorrendo la campagna elettorale e analizzando i risultati delle urne. Le elezioni non hanno dato a nessun partito o schieramento la maggioranza per poter formare un governo. In molti hanno subito colpevolizzato la legge elettorale anche se, visti i risultati, nessun altro sistema avrebbe dato un risultato sicuro. Per Ghisleri c’è un problema di fondo: “Ci troviamo in un sistema tripolare con un centrodestra forte, un Movimento 5 stelle forte e un centrosinistra comunque forte che gli elettori hanno voluto castigare” o votando i pentastellati o preferendo l’astensione. “Uno dei grossi problemi è stato che i 231 collegi sui quali si basava tutto l’impianto della legge elettorale erano dei microcosmi da 250mila unità. Immaginate tante piccole regione Molise”.

Se si guardano le coalizioni vincenti alla camera, i risultati delle elezioni mostrano un’Italia spaccata in due su più fronti. Il centrodestra, a trazione leghista, stravince al nord, mentre al sud il M5S conquista ben 67 collegi su 70. Se si analizzano le singole liste, quella più votata in tutto il paese è il M5S, mentre il nord rimane prevalentemente alla Lega. Come ricorda Cavallaro, l’aumento nazionale dei pentastellati è dovuto a due trend differenti: da un lato una crescita molto forte nel meridione, soprattutto in Campania, dall’altro un calo o un aumento contenuto al nord.

M5S e Lega sono invece riusciti a entrare nei problemi di tutti

Interessanti sono i risultati delle liste del centrodestra, indispensabili per definire la leadership della coalizione. La vittoria è della Lega, che si è spinta oltre le tradizionali zone di insediamento, arrivando a vincere in vari comuni della Sardegna. Ma anche in questo caso l’Italia è spaccata in due, divisa da una linea nettissima che corre tra le Marche e il Lazio: a nord la Lega, a sud Forza Italia.

Il Partito Democratico ha visto una parte dei suoi elettori spostarsi verso il M5S o preferire l’astensione. Si è attestato come primo partito solo in alcune zone della Toscana e dell’Emilia Romagna e in alcuni collegi intra cittadini (Milano, Torino, Genova. “Ci sono delle linee di contatto tra l’Italia e il resto dell’Europa, ovvero la crisi della socialdemocrazia europea. Non è solo una crisi italiana, è un dato di fatto per i partiti socialisti, socialdemocratici in tutta Europa, ad eccezione del Regno Unito. Come in Francia, dove si è vista l’ascesa di Emmanuel Macron e la sparizione dei socialisti”, ha commentato Cavallaro.

Tra gli aspetti che hanno penalizzato PD e FI, superata per la prima volta dalla Lega Nord, le strategie comunicative adottate durante la campagna elettorale: “PD, FI hanno fatto una campagna elettorale nelle regole ma lontana dalla gente. M5S e Lega sono invece riusciti a entrare nei problemi di tutti: dalla sanità, all’anagrafe, dalle banche, alla casa, alle tasse. Hanno convinto l’elettore a votare per loro”, afferma Ghisleri.

Le campagne elettorali di Salvini e Di Maio sono state le più efficaci perché si sono dimostrati vicini alla gente. Come sottolinea Pregliasco, la scommessa di Salvini è stata vinta: nazionalizzare un movimento settentrionale che fino a pochi anni fa vinceva solo al nord. Un percorso graduale, che ha visto dapprima la perdita della parola nord nel nome del partito, poi dal verde lega si è passati al blu trumpiano, e infine lo slogan “Prima gli italiani” che ricorda “America first”. Con il suo messaggio, e con le sue felpe, Salvini è riuscito a tenere insieme le ambizioni locali storiche del nord, con una serie di rivendicazioni che arrivano dal centro e dal sud Italia, e che in passato premiavano AN o FI.

Di Maio, nonostante la sua scarsa esperienza politica, ha ottenuto un grande successo al Sud, dove il M5S da solo ha superato il 50 per cento. Il messaggio dei pentastellati era chiaro: “Partecipa. Scegli. Cambia”. Si richiamano gli elettori alla politica attiva, alla partecipazione per cambiare il sistema da dentro, molto diverso dal messaggio ‘Mandiamoli tutti a casai del 2013, sintomo di un forte rifiuto della politica. Una campagna elettorale giocata su un fronte più istituzionale, incarnato dal leader Di Maio, e su uno più popolare, interpretato da Alessandro Di Battista”. Una strategia vincente che è riuscita a superare anche rimborsopoli, lo scandalo dei rimborsi che ha colpito il Movimento, senza travolgerlo.

FI e PD, invece, si sono dimostrati lontani dalla gente, molto cinematografici nei loro spot. Il PD, in particolare, che ha deciso di creare una serie di cartelloni dedicati a temi differenti: “Vota scienza. Scegli il PD. Vota cultura. Scegli il PD”. Un’arma a doppio taglio perché, in primis, hanno puntato su temi che per l’elettorato erano estremamente marginali. In secondo luogo perché dire “Vota cultura. Scegli il Pd” dava l’impressione, a chi del Pd non era, che solo il centrosinistra avesse la cultura.

Quello attuale è un quadro dal quale emerge una grande voglia di cambiamento, che si era preannunciata già il 19 febbraio scorso nei dossier di Euromedia Research, di cui Ghisleri è direttrice. Secondo gli ultimi sondaggi, oggi un cittadino su tre vuole vedere le ricadute pratiche del proprio voto. Sommando i voti del M5S e quelli della Lega si arriva al 49 per cento: metà degli italiani, quindi, vuole vederli al governo. Il 18 per cento auspica un immediato ritorno alle urne. Il restante chiede un governo terzo, di responsabilità nazionale. Forse l’unico, riflette Ghisleri, in grado di prendersi la responsabilità di guidare un esecutivo che già il prossimo anno dovrà affrontare diversi nodi spinosi: le clausole di salvaguardia dell’IVA e le bollette in aumento.

Qui il video dell’intervento.


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