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Spagna, a un passo dalla sfiducia


Camicia bianca, giacca blu e capelli raccolti in una coda che fin da subito l’ha ribattezzato come El Coleta (il codino, ndr). Così Pablo Iglesias, leader del movimento Podemos, si è presentato, il 13 giugno scorso, al Congresso dei Deputati per motivare la mozione di sfiducia contro il Partido Popular (PP), attuale forza di governo in Spagna.

Il dibattito, durato due giorni, ha visto confrontarsi i principali leader delle forze politiche spagnole, tra cui Iglesias, l’attuale Primo Ministro Mariano Rajoy  e Albert Rivera, leader di Ciudadanos, e altri deputati come Irene Montero (Podemos) e Rafael Hernando (PP). Iglesias, insieme ad altri membri del movimento, ha utilizzato parole dure nei confronti di Rajoy e dei membri del suo partito, investito da innumerevoli scandali di corruzione.

Pablo Iglesias, giovane attivista spagnolo e leader di un movimento nato dalle ceneri della protesta degli Indignados del 2011, si è sempre dimostrato il più fervido oppositore dell’establishment esistente, schierandosi contro qualsiasi forza rappresentasse la vecchia politica. Per questo non è mai sceso a patti e a compromessi con gli altri partiti, a costo di non far parte della coalizione di governo.

Photo by Podemos / CC BY

A motivare la mozione di sfiducia proposta da Iglesias vi sono proprio gli innumerevoli scandali di corruzione che hanno investito membri del Partido Popular, tesorieri ed ex presidenti delle comunità autonome. Diversi casi come quelli di Lezo, Púnica, Gürtel, Taula, Bárcenas hanno smascherato finanziamenti illeciti e tangenti all’interno del primo partito spagnolo, contribuendo ad erodere ulteriormente la sua base elettorale e aprendo una crisi di rappresentanza senza precedenti.

Credo che in questa camera siamo tutti d’accordo, ad eccezione del partito di governo, che in quanto a corruzione, in questo paese si siano superati tutti i limiti. Credo che tutti sarete d’accordo sul fatto che i cittadini non si meritino di svegliarsi ogni mattina, fare colazione con un nuovo caso di corruzione al telegiornale, di un altro funzionario pubblico che ha rubato ai cittadini. La Spagna non può permettersi di avere ancora una classe dirigente corrotta. Per questo chiediamo si dimettano”.

Quello che stiamo vedendo in questi ultimi anni non è normale”, prosegue Iglesias. “Non è normale che a governare il nostro paese sia un partito che ha concorso alle elezioni attraverso finanziamenti illeciti, come hanno dimostrato i giudici. Non è normale che tutti i tesorieri del partito di governo, tranne uno, siano investigati per corruzione. Non è normale vedere ex presidenti delle comunità autonome in carcere. Non è normale che il partito di governo abbia più investigati delle persone che possono entrare in questo emiciclo. Questo non è normale”.

Nel fervore del discorso, nel tentativo di infuocare la platea a cui si rivolge, spesso il giovane politico si lascia andare a degli slogan, a delle frasi che sono risuonate nelle fila dei membri di Podemos in queste ultime settimane. Tra tutte, il motto “Hay que echarlos” (Devono essere cacciati): “Oggi abbiamo un’opportunità che è quella di mandarli via, di cacciarli dalle nostre istituzioni”.
Non risparmia nessuno El Coleta, e con una retorica appassionata si è scagliato contro il Partido Popular deciso a motivare la mozione di sfiducia, appellandosi all’intero Parlamento e proponendosi come presidente alternativo, qualora la mozione fosse passata.

Con questa mozione di sfiducia vogliamo dire che la Spagna è migliore di questo Congresso e che gli spagnoli sono migliori dei loro politici. La Spagna non è la tribuna di un campo da calcio in cui dei signori sventolano la bandiera del proprio paese ma hanno i conti in Svizzera. La Spagna è la gente che si alza presto e si sforza per mantenere la propria famiglia. La Spagna è una donna delle pulizie con dolori alla schiena che guadagna troppo poco per tutte le stanze che pulisce. La Spagna è una giovane laureata, con master, dottorato, che sa le lingue ma che ha dovuto lasciare il proprio paese e andare negli States o in Germania perché nel suo stato non ha opportunità. La Spagna è un imprenditore che paga in tempo i fornitori nonostante le difficoltà, mentre i privilegiati godono di tutte i vantaggi (…). La Spagna è un militare senza diritti sindacali. La Spagna è un poliziotto senza giubbotto antiproiettile a causa dei suoi tagli alle spese. E la Spagna parla castigliano ma parla anche catalano, galiziano, basco, asturiano, e si emoziona con bandiere e simboli diversi che esprimono la nostra pluralità nazionale anche se lei non lo capisce”.

Come in quest’ultima frase, infatti, Iglesias si rivolge spesso direttamente a Rajoy guardandolo negli occhi quasi con aria di sfida, ed è costretto a fermarsi più volte per il borbottio crescente in aula. “Questo Parlamento è stato testimone di molti momenti, e da questa tribuna sono state segnate epoche. Suarez è passato alla storia come il presidente della transizione. Felipe González, nonostante tutto, passò alla storia come il Presidente della modernizzazione in Spagna. Aznar passò alla storia come il Presidente della guerra e della bugia. Zapatero contribuì ad alcune conquiste in materia di diritti civili, ma lo si ricorda come il Presidente della crisi. Lei, signor Rajoy, passerà alla storia come Presidente della corruzione”.

Signor Rajoy lei ha citato Quevedo (Francisco de Quevedo, scrittore e poeta spagnolo, ndr) e ora lo cito anche io”, conclude il leader di Podemos. “Quevedo diceva: ‘La superbia non scende da dove sale ma cade sempre da dove è salita’. A voi del partito popolare vi farà cadere. Vi farà cadere“.

Le reazioni delle forze di opposizione e dei membri del partito di governo sono state forti. Lo stesso Mariano Rajoy ha prontamente risposto a Iglesias: “Gli spagnoli e tutti quelli che li rappresentano in questa camera sono coscienti del fatto che un governo diretto da lei o che in qualche modo sia fortemente influenzato da lei, sarebbe letale per il nostro paese e per il modello di convivenza che ci siamo dati“. Nelle parole di Rajoy anche un lapsus che ha scatenato l’ilarità dell’intero emiciclo: “Come si può dire che in Spagna i diritti dei cittadini e delle cittadine sono minacciati per colpa del comportamento del Partido Popular e del suo governo? Voi pensate prima di parlare o parlate dopo aver pensato?”.

Per quanto dura, l’invettiva di Pablo Iglesias non è stata abbastanza forte da  convincere la Camera spagnola: dopo 16 ore di dibattito la mozione di sfiducia è stata respinta con 170 voti contrari, 82 voti favorevoli e 97 astenuti.


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