Non è colpa del porno se gli uomini abusano delle donne


Bellissima, ma non della bellezza che stereotipi e pregiudizi attribuiscono di default alle porno star. Stoya sale sul palco del Wired Next Fest con un look quasi casto: vestito lungo oltre le ginocchia, trucco leggero, capelli sciolti fino alle spalle. Stoya è il nome d’arte di Jessica Stoyadinovich, statunitense, modella, attrice pornografica, autrice di podcast, libri e articoli apparsi su The New York Times, Vice, Playboy, The Guardian.

Il tema del Festival è la “contaminazione” e, come le fa notare il giornalista Stefano Priolo, lei ha in passato accennato a come il porno, quasi come come un virus, ha contaminato ambienti lontani dall’industria madre.La pornografia, o meglio alcune tendenze dell’industria pornografica sono ovunque. Sin da quando ero piccola io figure femminili dominatrici sono state usate per vendere pneumatici. Oppure pensiamo all’abbigliamento fetish o alla chirurgia plastica, fino a qualche tempo fa derisa e classificata come specifica del mondo porno”, spiega Stoya, che l’anno prossimo sarà possibile vedere in un film di fantascienza serbo – non porno – chiamato “Ederlezi Rising”. “Oggi non puoi voltarti da nessuna parte a Los Angeles senza vedere seni enormi impiantati chirurgicamente, labbra gonfiate e cose simili”.

Questo tipo di contaminazione è in atto da anni. Quello che invece sta cambiando in qualche modo questo mondo è la contaminazione inversa, quella che da fuori arriva all’industria pornografica. “Quando dei dilettanti mettono dei video online e i distributori vedono che questi video diventano popolari, questo è il modo in cui nuove tendenze e pratiche sessuali fanno il loro ingresso nell’industria”. “Grazie a Internet e ai social media”, prosegue l’attrice, “nei passati dieci anni abbiamo cominciato a vedere molti diversi tipi di pornografia. Ce ne sono sempre stati diversi tipi, ma non era altrettanto facile raggiungerli. Ora, se hai un laptop e una connessione Wi-fi, li puoi avere direttamente a casa”.

Eppure, nonostante Internet, il porno non sta vivendo una fase “positiva”: non sono più gli anni ‘70, “quando le celebrità non avevano problemi a farsi vedere in fila per vedere Gola Profonda al cinema”. Secondo Stoya, il porno in questo momento sta subendo attacchi anche da dove non dovrebbe, come per esempio dal movimento #MeToo. “Sono preoccupata”, racconta. “Il movimento #MeToo sta cominciando a incolpare la pornografia per i comportamenti negativi degli uomini, e questo non ci aiuterà ad arrivare a una soluzione sana e funzionale al problema o a prevenire questi comportamenti”.

E Stoya non è certo una che si è tirata indietro quando si è trattato di denunciare determinati comportamenti. Ha fatto scalpore il tweet nel quale, alla fine del 2015, ha accusato il porno divo ed ex compagno James Deen di averla costretta a un rapporto non consensuale, scoprendo un vaso di Pandora che l’industria avrebbe preferito tenere ben chiuso. Un’industria dell’intrattenimento i cui artisti sono fin troppo spesso esposti ad attacchi di “persone che pensano di poter dire tutto di te perché ti ritengono un rifiuto umano”.

Fare sesso davanti alla telecamera è la parte più semplice del lavoro.

Si parla infatti anche dei diversi casi di suicidio che hanno scosso il mondo della pornografia all’inizio del 2018 e che, almeno in parte, possono essere ricondotti a questo tipo di attacchi violenti via social media che le attrici subiscono continuamente. “Fare sesso davanti alla telecamera è la parte più semplice del lavoro”, racconta l’attrice. “La parte più difficile è l’interazione con il pubblico, le aspettative, il mantenere un account social per promuovere le produzioni a cui partecipi”. Gli attori dell’industria cinematografica tradizionale a un certo punto possono permettersi figure filtro che fungono da strati protettivi tra loro e il pubblico – assistenti, business manager, PR . Gli attori porno non hanno quasi mai questo lusso. Sono quindi lasciati soli,e cose terribili accadono solo perchè qualcuno ha deciso di scaricare la proprio frustrazione attraverso Twitter su una sconosciuta. Una sconosciuta che quel giorno non aveva le risorse mentali per gestire al meglio quegli abusi”.

È bello tuttavia vedere che a qualcuno importa qualcosa questa volta, perchè le porno star sono morte anche in passato, come ogni altra persona, come ogni altro artista”, sottolinea l’attrice, che ha appena lanciato un nuovo progetto. Si chiama Zero Spaces ed è una sorta di magazine online con contenuti a pagamento che “affronta la sessualità a 360 da un punto di vista mediatico. Quindi ci sono sì video hard, ma anche progetti artistici che esplorano aspetti specifici o articoli che riguardano non solo attori porno ma diversi tipi di lavoratori del sesso. Check it out, please”.


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