Oumuamua, il nostro primo ospite interstellare


Karen Meech non dimenticherà mai la telefonata del 22 ottobre 2017. L’aveva probabilmente aspettata per tutta la vita. Quella che le annuciava la presenza di un oggetto proveniente da un altro sistema solare a pochi milioni di chilometri dalla Terra. Oggi quell’oggetto allora misterioso ha un nome: cometa 1I/2017 U1, meglio conosciuta come ‘Oumuamua, che in hawaiano vuol dire “esploratore o messaggero proveniente da un lontano passato”.

È dagli anni ’70 che la NASA aspetta di vedere una cometa interstellare attraversare il sistema solare, ma fino ad allora, non avevamo visto niente. Il nostro sistema solare è enorme. Persino per ricevere un pacco dal sistema stellare più vicino, a 4,4 anni luce di distanza, ci vorrebbero più di 50.000 anni”, racconta.

A individuare questo oggetto è stato il telescopio Pan-STARRS1. Si tratta del pezzo forte del Panoramic Survey Telescope And Rapid Response System (Pan-STARRS, appunto). Questo è un sistema di telescopi e fotocamere per l’imaging astronomico a campo ampio, ospitato dall’Observatory di Halealakala, sull’isola di Maui nelle Hawaii. Questo gioiello dell’osservazione spaziale è gestito e operato dall’Institute for Astronomy at the University of Hawaii dove lavora Karen Meech, che racconta questa visita in una TED Talk.

Ogni notte il PanSTARRS1 scandaglia i cieli alla ricerca di comete e asteroidi in rotta di collisione con il nostro pianeta. E ogni mattina lo staff esamina i dati. “Il 19 ottobre 2017, Pan-STARRS ha individuato un oggetto in rapido movimento tra le stelle e i successivi calcoli di posizione e velocità hanno rivelato qualcosa di totalmente diverso. Il 22 ottobre avevamo già abbastanza dati da capire che quest’oggetto non proveniva dal nostro sistema solare”. È stato allora che Karen Meech è entrata in gioco, come leader del team responsabile di capire qualcosa di più di questo oggetto interstellare.

Il nostro visitatore è entrato nel sistema solare da sopra il piano dei pianeti, venendo dalla direzione della costellazione Lira, si è avvicinato di più al Sole il 9 settembre, entrando nell’orbita di Mercurio (…) Il 14 ottobre, prima della nostra scoperta, ha compiuto il maggior accostamento alla Terra, a circa 24 milioni di chilometri. Il che è molto vicino in termini astronomici”.

‘Oumuamua si è probabilmente formato in seguito alla nascita di un nuovo sistema solare. L’enorme energia scaturitasi durante questo processo lo ha spinto lontano con enorme forza e da allora questa cometa ha continuato a viaggiare.

Il nostro sistema solare non è isolato. Siamo parte di un ambiente molto più vasto.

Questa scoperta è importante per molte ragioni, ma per me la più significativa è ciò che ‘Oumuamua può dirci riguardo al passato del nostro sistema solare”, chiarisce l’astronoma, che ricorda come il tempo per raccogliere queste informazioni fosse estremamente limitato. Oumuamua, infatti, si stava rapidamente allontanando e presto non sarebbe stato più possibile studiarlo. Grazie alla pressione fatta dal team di Karen, altri telescopi spaziali come il Very Large Telescope dello European Southern Observatory e l’Optical Ground Station dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e il Canada-France-Hawaii Telescope dell’Osservatorio di Mauna Keache si sono subito concentrati sulla cometa e  hanno messo poi i dati a disposizione dei ricercatori hawaiani e di quelli di tutto il mondo.

Grazie a queste osservazioni è stato possibile dedurre alcune informazioni sull’aspetto di questo oggetto misterioso. “‘Oumuamua è molto lungo e stretto, con un rapporto assiale di circa 10 a 1. Se fosse di colore scuro, sarebbe lungo quasi un chilometro. Nel nostro sistema solare non c’è niente di simile. Abbiamo pochissimi oggetti con un rapporto assiale maggiore di 5 a 1 (…) ‘Oumuamua non ruota nel solito modo. Oscilla come una trottola. Quindi mentre ruota intorno all’asse minore, ruota anche intorno all’asse maggiore, oscillando su e giù. Un movimento così energetico è quasi sicuramente il risultato di una violenta spinta subita nel sistema solare di origine. (…) Crediamo che ‘Oumuamua potrebbe essere simile a un ovale appiattito”.

Questo osservazioni tuttavia non sono bastate per rispondere a tutte le domande che gli astronomi avevano su questo ospite venuto da lontano.

Non sappiamo ciò che si trova sulla superficie, e ancora meno ciò che si trova all’interno. Tuttavia sappiamo che deve essere abbastanza compatto da non disgregarsi mentre ruota, quindi probabilmente ha una densità simile a quella degli asteroidi rocciosi, o forse anche maggiore, come il metallo”.

Cos’è quindi ‘Oumuamua?”, domanda Meech.“Noi crediamo fermamente che si tratti di uno scarto archeologico originatosi dal processo di formazione di un altro sistema planetario, una sorta di residuo spaziale alla deriva. Alcuni scienziati credono che ‘Oumuamua potrebbe essersi formato in prossimità di una stella molto più densa della nostra, la cui forza di marea avrebbe frammentato la materia planetaria nella prima fase di vita del sistema solare. Altri invece sostengono che si sia formato durante la morte di una stella, forse durante l’esplosione di una supernova, con la frantumazione della materia planetaria”.

Marco Micheli dell’Esa SSA-NEO (Space Situational Awareness Near-Earth Object) Coordination Centre di Frascati e altri membri del gruppo di ricercatori guidato da Karen hanno recentemente pubblicato uno studio su Nature in cui confermano che ‘Oumuamua è una cometa proveniente dalla direzione della costellazione della Lira, e non un asteroide come si era pensato poco dopo la sua scoperta. Diversi altri studi in arrivo presto potranno rivelarci altri dettagli di questo oggetto visto che moltissimi scienziati continuano a lavorare sui dati raccolti dai telescopi.

Questo visitatore ci ha fatto capire che il nostro sistema solare non è isolato. Siamo parte di un ambiente molto più vasto, e, in realtà, potremmo persino essere circondati da visitatori interstellari senza neanche saperlo”.


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