Aspiranti Mosè per un mare di plastica


Si è aperto con i peggiori auspici il 2019 per chi confidava nel successo di The Ocean Cleanup, il progetto milionario di ripulitura degli oceani dalla plastica. Partito a settembre scorso con la sua fase esecutiva in acqua, persegue l’ambizioso obiettivo di dimezzare entro il 2022 il Great Pacific Garbage Patch, la più grande “isola” di plastica oceanica, un enorme vortice a metà strada tra la California e le Hawaii, fatto di quasi 2 trilioni di pezzetti di plastica. Una delle estremità del braccio galleggiante, che rappresenta la parte emersa del sistema si è danneggiata per ragioni ancora sconosciute ed è stato deciso di trainare a terra il prototipo per le riparazioni del caso.

Ma la storia di Ocean Cleanup e del suo inventore, il giovanissimo imprenditore olandese Boyan Slat (classe 1994), comincia circa sette anni fa. Appena diciottenne, all’indomani di una rivelatoria vacanza in Grecia che lo mette a diretto contatto con l’inquinamento dei mari causato dalla plastica (durante un’immersione si ritrova circondato più da rifiuti che da pesci), decide di approfondire il tema per una ricerca scolastica.

Non si rassegna Boyan all’idea che gli oceani siano impossibili da ripulire e che non esista altra strada che lavorare sulla prevenzione, sulla riduzione degli sprechi e sulla gestione dei rifiuti. L’“economia circolare” non è un argomento eccitante e, soprattutto, non sembra in grado di risolvere il problema in tempi brevi. Lui però non è il tipo da farsi scoraggiare facilmente e immagina una soluzione controintuitiva. Perché invece di andare a caccia della plastica, non sfruttare proprio le correnti oceaniche responsabili delle concentrazioni di rifiuti?

A partire da quell’intuizione iniziale elabora un sistema di filtraggio basato su enormi braccia galleggianti a ferro di cavallo in grado di catturare la plastica intercettando i flussi delle correnti oceaniche. Sembra l’uovo di Colombo e in una riuscita Ted Talk a Delft il ragazzino olandese di origine croata presenta la sua idea innovativa lanciando contemporaneamente un crowdfunding. Nonostante lo stadio inizialissimo di sviluppo del progetto, la campagna diventa virale (a oggi ha raccolto oltre 30 milioni di dollari) e consente di cominciare col piede giusto.

Solo quando comprenderemo che il cambiamento è più importante del denaro, il denaro arriverà.

Tuttavia, fare incetta di finanziamenti della Silicon Valley e ottenere premi e riconoscimenti per la miglior idea imprenditoriale dell’anno (da Paypal a Forbes) non rappresenta di per sé una garanzia di successo. Gli anni passano e il progetto va avanti tra ripensamenti parziali, celebrati dall’ennesima Ted Talk, e le critiche spietate della comunità scientifica che ritiene l’operazione una pirotecnica perdita di tempo.

Arriviamo così all’incidente di pochi giorni fa, la rottura di un pezzo del braccio metallico che Boyan attribuisce all’effetto sottovalutato della fatigue (in sostanza le sollecitazioni a cui la forza dell’oceano sottopone la struttura sarebbero maggiori del previsto), la sospensione del progetto per rifare i calcoli e rimettere in acqua l’Ocean Cleanup con maggiori probabilità di successo. Il ragazzo, da ingegnere aerospaziale mancato ma soprattutto da abile imprenditore, sa che nessuno può garantire la riuscita di un’impresa, ma che bisogna almeno provarci… e ritentare, se davvero ne vale la pena, se si crede fermamente nell’idea iniziale: “Solo quando comprenderemo che il cambiamento è più importante del denaro, il denaro arriverà”.

Alla finestra però c’è già il piccolo Haaziq Kaki, dodicenne prodigio dall’India, in cerca di sponsor per il progetto della super nave Ervis che promette di risucchiare letteralmente tutta la plastica dagli oceani. Più giovane, figlio di un continente in grande espansione, anche lui “laureato” da una Ted Talk che trovate qui sotto. Boyan è avvisato…


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