Photo by Oisin Prendiville / CC BY-SA

Un giorno questo colore ti sarà utile


Giallo: il colore che apre e chiude “Cromorama”, libro divertente ed erudito di Riccardo Falcinelli che esplora il ruolo del colore nell’interpretazione della realtà. Giallo come connotazione del prodotto industriale e del tradimento, per il mantello che Giotto fa indossare a Giuda nell’affresco della Cappella degli Scrovegni. Giallo, però, come anche il colore della copertina della collana lanciata dalla Mondadori nel 1929.

La scelta del giallo (di Mondadori, ndr) è arbitraria: non c’è una ragione di contenuto”, ha raccontato Falcinelli nella conferenza ‘I colori delle copertine’, svolta in occasione del Salone Internazionale del libro di Torino. È possibile che un colore così vivace sia stato suggerito dalla necessità di rendere più visibili libri che erano venduti in contesti diversi da quelli delle librerie, esposti per esempio anche nelle edicole insieme ai giornali. Inizialmente, il proverbiale cerchio che caratterizza da tempo la serie non esisteva; ma, sin dall’inizio, l’immagine ha svolto una funzione centrale e, a ben guardare, nella copertina di un giallo il colore blu ha una funzione altrettanto importante del colore di fondo, perché è capace di garantire quel contrasto che valorizza la struttura grafica della copertina.

Il colore era un modo per far diventare memorabile quel titolo. Oggi, giallo è diventato sinonimo di delitto, crimine, omicidio. Questo è il punto centrale della talk del designer italiano: “Quando si parla di colori capita molto spesso che si voglia credere che i colori abbiano a che fare con dei significati. […] Invece il più delle volte il colore non ha a vedere col significato delle cose. I colori funzionano”. A prescindere da un significato.

Se tutte le copertine fossero uguali, non sapremmo distinguere un libro di cucina da un thriller.

Falcinelli ci riporta all’inizio degli anni Trenta, tempo in cui “sta nascendo un nuovo modo di fare i libri”. In Inghilterra, sono lanciati i Penguin Books. Una collana venduta ovunque meno che nelle librerie. Quindi, “prodotti” proposti e venduti a un pubblico diverso, che devono comunicare la loro funzione di intrattenimento. Ecco che l’editore ribalta le norme del libro tradizionale, sovvertendo la posizione degli elementi: in alto, la collana stessa presenta il contenuto come fosse una testata giornalistica. Inoltre, Penguin inizia a usare il colore per indicare il genere ma con un rapporto tra colore e contenuto del tutto arbitrario. La fiction è arancione, rosso è il teatro. Il rosa indica che il contenuto riguarderà viaggi e avventura e non libri romantici. Il colore verde svolge la funzione del giallo per la Mondadori. “Green è il nostro giallo”.

Quello che stravolge l’aspetto dei libri è la loro esposizione nelle librerie non più organizzate come farmacie, dove talvolta ancora oggi entriamo e chiediamo. In libreria il cliente inizia a scegliere: attraverso la grafica che diventa variopinta e si fa narrativa per aiutare il lettore a dirigersi verso quello che cerca. “Se tutte le copertine fossero uguali, non sapremmo distinguere un libro di cucina da un thriller”. La grafica diventa una bussola, strumento di orientamento.

Negli stessi anni in cui in Inghilterra una copertina verde identificava il crimine, in Italia significava letteratura. Mondadori usa questo colore per la collana della Medusa.“La struttura è quella di un frontespizio Ottocentesco, rimodernato”. L’ispirazione giunge dalla collana degli Albatros pubblicata in diversi Paesi e dalla Biblioteca romantica dello stesso Mondadori. Se confrontiamo le prime edizioni di Lolita di Nabokov vediamo come siano molto simili tra loro. Quella nella Medusa e quella di Olympia Press, rivolta al pubblico americano. Ma la seconda era la più grande casa editrice di letteratura erotica e pornografica degli Stati Uniti: copertine verdi, come quelle di Mondadori. Stesso colore e copertine molto, molto simili, ma indicazioni opposte ai lettori.

Il tono della veste dei libri cambia a seconda dei Paesi. Falcinelli suggerisce di confrontare la mascotte dei Penguin Books con quella in copertina della serie di Mondadori. La prima è così vicina ai cartoni animati della Disney: Topolino era stato inventato due anni prima del lancio dei Penguin. La seconda connotata dal volto del personaggio mitico ma in modo quasi dannunziano. Copertine essenziali ma, col trascorrere degli anni, l’intrattenimento inizia a chiedere illustrazioni capaci di raccontare la storia: basta guardare la grafica degli Oscar Mondadori, che inseguono il lettore occasionale “con colori che cambiano a seconda dei titoli”.

Negli anni Sessanta, Einaudi fa un cambiamento radicale: “la casa editrice diventa candida. Forme semplici, sulle copertine moltissimi quadrati e geometria. Il grafico (in quegli anni, soprattutto Bruno Munari) ragiona sull’aspetto del libro insieme all’editore per poi trasmettere l’idea alla sapienza tipografica di Oreste Molina: tutto viene ridotto a elementi essenziali. La scelta è in opposizione a quanto sviluppato fino allora. Tanto più l’editoria diventata intrattenimento, Einaudi sottolinea che l’editoria ha un obiettivo civile, quello di formare i cittadini. Fino ad arrivare alla copertina del Giovane Holden, di J. D. Salinger, che finisce per rappresentare l’einaudità per eccellenza. Nonostante la creatività dei collaboratori della casa editrice torinese, “l’esempio del bianco, così bello, pulito, veniva da Gallimard” confessava Giulio Einaudi a Severino Cesari (Cesari S. Colloquio con Giulio Einaudi. Roma: Theoria, 2011).

Strada seguita anche da altri editori non citati da Falcinelli: Sansoni affidava la propria immagine allo studio Unimark di Bob Noorda e all’invenzione di Massimo Vignelli, capace di creare un capolavoro originale come la copertina della Biblioteca Sansoni, fatta di Helvetica, spazi bianchi e testi orientati in verticale. Con l’aprirsi degli anni Settanta, sugli scaffali delle librerie trovano spazio altre serie bianche accanto alle collane tascabili Einaudi: Laterza inaugura i Libri del tempo (1970) e gli inconfondibili Saggi tascabili (1973) disegnati da Mimmo Castellano.

Intanto, Enzo Mari progetta parte della saggistica accademica di Boringhieri. Una delle ipotesi avanzate da Falcinelli è che la scelta del nero sia dovuta proprio alla dominante bianca dell’Einaudi, casa editrice dalla quale proprio Paolo Boringhieri si separa scegliendo un percorso autonomo. Ipotesi poco convincente a leggere il ricordo di Giulia Boringhieri di un padre mai antagonista nei confronti dell’amico Giulio e sempre rispettoso (Boringhieri G. Per un umanesimo scientifico. Torino: Einaudi, 2010). Del resto, Boringhieri era già famoso per tre collane colorate: la Viola, l’Azzurra e la Marrone.

Una buona copertina deve essere riassumibile in una parola. Senza guardarla.

Falcinelli spiega che anche la scelta del formato del libro può connotarlo in modo alternativo rispetto a un modello prevalente. Feltrinelli sceglie il formato quadrato in opposizione alla verticalità di Einaudi, di nuovo col nero di fondo. Laterza e Franco Maria Ricci fanno lo stesso negli anni Settanta per caratterizzare alcune serie di libri d’arte. “Un altro modo di fare il contrario di Einaudi è quello di Sellerio: li fa tutti blu”.

Fino all’opzione più ostentata: l’opposto del bianco può anche essere il tutto colorato. La scelta di Adelphi: “un variopinto un po’ spento” in aperta opposizione a Einaudi, per pubblicare libri che non trovano spazio nel catalogo di Einaudi. Copertine con tinte sofisticate a cui è difficile dare un nome: è difficile dire che colori sono. Stavolta è un’opposizione dichiarata: “Concordammo subito che cosa volevamo evitare: il bianco e i grafici. Il bianco perché era il punto di forza della grafica Einaudi, la più bella allora in circolazione – e non solo in Italia” (Calasso R. L’impronta dell’editore. Milano: Adelphi, 2013). Ma anche evitare i grafici? Sì, perché qualsiasi cosa facessero sembrava seguissero “la vulgata modernista”. Se Adelphi si rifà a un modello decadentista, Einaudi all’umanesimo di Aldo Manuzio e all’editoria civile come strumento di formazione. Calasso si richiama al lavoro di Aubrey Beardsley, Einaudi ai modelli rinascimentali.

I colori non significano niente ma funzionano perché occupano uno spazio nell’immaginario delle persone” conclude Falcinelli. “Una delle cose più importanti nella grafica è che un’immagine sia nominabile”. L’immagine deve mettere i lettori nella condizione di entrare in libreria e chiedere: avete quel libro con l’aragosta blu in copertina? “Una buona copertina deve essere riassumibile in una parola. Senza guardarla.


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